Il presidio
Parla Vignozzi: non voglio fare paura a nessuno
Dichiarazione spontanea dell’omicida. L’avvocato difensore Di Martino: il mio assistito si è pentito
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CARRARA. «Posso fare una dichiarazione? » Roberto Vignozzi, l’ex postino di 76 anni sotto accusa per l’omicidio del maresciallo dei carabinieri Antonio Taibi al termine dell’udienza di ieri ha chiesto la parola.
Sono quasi le due del pomeriggio e Vignozzi, dopo aver assistito all’udienza in cui sono state rese note alcune delle frasi intercettate durante i colloqui in carcere con i familiari, si alza a fatica dal banco degli imputati. E si rivolge al maggiore Tiziano Marchi che, solo pochi minuti prima, sentito come testimone aveva precisato: «Il maggiore a cui si fa riferimento, e che Vignozzi dice che farò un salto come un grillo sono io. Non ci sono dubbi visto che ero presente all’arresto del figlio Riccardo dopo l’episodio del treno».
Roberto Vignozzi si è rivolto proprio al maggiore: «Non voglio farle paura, quando ho detto che farà un salto come un grillo mi riferivo alla sua carriera, perché secondo me sarà promosso generale».
Questa la precisazione di Vignozzi nel corso di un’udienza in cui si è parlato anche della lettera di pentimento che lui stesso ha inviato a maggio alla famiglia Taibi (lettera che abbiamo pubblicato in esclusiva sul nostro giornale).
Il maresciallo Ciro Mitola ha fatto notare come alcune frasi della lettera fossero simili a quelle che si trovano su internet «facendo una ricerca su omicidi e pentimento» ha ricordato Mitola.
A questo punto è intervenuto l’avvocato difensore di Vignozzi, Enrico Di Martino con una precisazione.
«Quella lettera il mio assitito l’ha scritta di suo pugno e me l’ha consegnata a mano. A questo punto – e ha tirato fuori un documento – voglio sapere se sono stato intercettato durante i miei colloqui nella sala avvocati. Così risulterebbe».
L’avvocato Di Martino ha ricordato al presidente della giuria, il dottor Giovanni Sgambati altri stralci delle intercettazioni avvenute in sala colloqui del carcere.
«In una la moglie del mio assitito dice: hai capito Roberto cosa hai fatto? Hai rovinato una famiglia. E lui risponde: Mi dispiace. Interviene anche il figlio Alessandro che dice al padre: ho visto le foto, mi sembrano bravi fanti».
Il processo è stato rinviato per l’esame di Roberto e Riccardo Vignozzi al 17 luglio.
(a. v.)
Sono quasi le due del pomeriggio e Vignozzi, dopo aver assistito all’udienza in cui sono state rese note alcune delle frasi intercettate durante i colloqui in carcere con i familiari, si alza a fatica dal banco degli imputati. E si rivolge al maggiore Tiziano Marchi che, solo pochi minuti prima, sentito come testimone aveva precisato: «Il maggiore a cui si fa riferimento, e che Vignozzi dice che farò un salto come un grillo sono io. Non ci sono dubbi visto che ero presente all’arresto del figlio Riccardo dopo l’episodio del treno».
Roberto Vignozzi si è rivolto proprio al maggiore: «Non voglio farle paura, quando ho detto che farà un salto come un grillo mi riferivo alla sua carriera, perché secondo me sarà promosso generale».
Questa la precisazione di Vignozzi nel corso di un’udienza in cui si è parlato anche della lettera di pentimento che lui stesso ha inviato a maggio alla famiglia Taibi (lettera che abbiamo pubblicato in esclusiva sul nostro giornale).
Il maresciallo Ciro Mitola ha fatto notare come alcune frasi della lettera fossero simili a quelle che si trovano su internet «facendo una ricerca su omicidi e pentimento» ha ricordato Mitola.
A questo punto è intervenuto l’avvocato difensore di Vignozzi, Enrico Di Martino con una precisazione.
«Quella lettera il mio assitito l’ha scritta di suo pugno e me l’ha consegnata a mano. A questo punto – e ha tirato fuori un documento – voglio sapere se sono stato intercettato durante i miei colloqui nella sala avvocati. Così risulterebbe».
L’avvocato Di Martino ha ricordato al presidente della giuria, il dottor Giovanni Sgambati altri stralci delle intercettazioni avvenute in sala colloqui del carcere.
«In una la moglie del mio assitito dice: hai capito Roberto cosa hai fatto? Hai rovinato una famiglia. E lui risponde: Mi dispiace. Interviene anche il figlio Alessandro che dice al padre: ho visto le foto, mi sembrano bravi fanti».
Il processo è stato rinviato per l’esame di Roberto e Riccardo Vignozzi al 17 luglio.
(a. v.)
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