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la commemorazione del bombardamento del ‘44
Il ricordo di Nora, con gli occhi della madre
AVENZA. È andata a ricordare la strage di persona, rievocando dalla memoria immagini tristi e intense. Nora Facchini non c’era in quel giorno del ‘44, quando su Avenza iniziarono a piovere le bombe,...
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AVENZA. È andata a ricordare la strage di persona, rievocando dalla memoria immagini tristi e intense. Nora Facchini non c’era in quel giorno del ‘44, quando su Avenza iniziarono a piovere le bombe, ma la testimonianza le è arrivata da sua madre. E per questo, attraverso le sue parole, ribadire l’importanza della commemorazione.
«Ho partecipato alla commemorazione del bombardamento del Maggio ‘44 alle scuole di Avenza, bombardamento in cui persero la vita tanti ragazzi. Omaggio commovente, perché partecipavano i bambini e ragazzi delle scuole, che leggevano testimonianze di persone che quel giorno si salvarono; mia madre, faceva parte di quella scolaresca di bambini, e per puro caso si salvò. Voglio ricordare quel giorno con le sue parole: “tu Nora, non hai conosciuto la guerra, ma prova a immaginare quel giorno di primavera in cui mia mamma era tutta allegra per la liberazione del mio babbo, (antifascista e costretto per questo a lunghi periodi di prigionia) che decise di non mandarmi a scuola, per aiutarla a preparare i tordelli, mentre eravamo lì ad impastare, sul tavolo della cucina, ecco l’allarme: la fuga verso il rifugio in grembiule e ciabatte insieme ad altri che escono impauriti dalle case e corrono, poi lo scoppio terribile e vicinissimo, subito dopo il silenzio, il fumo, la polvere, le urla disperate e il suono delle ambulanze. Il giorno dopo di fronte alle bare di quei bambini che erano stati miei compagni di scuola, vicini di casa, compagni di giochi, bambini che conoscevo dalla nascita, un dolore tale che se ancora oggi chiudo gli occhi per un attimo, è ancora tutto rimasto lì, immutato».
Parole che non possono essere cancellata per Facchini. «Ebbene, oggi, per un attimo, io, Nora, ho chiuso gli occhi e ho rivisto quell’orrore che tante volte avevo sentito raccontare da mia mamma - racconta -La pace, la libertà, il diritto allo studio, non essere discriminati per razza, sesso, religione, lo dobbiamo a quegli uomini e a quelle donne che hanno sacrificato la loro vita per ideali, valori che tutt’oggi devono essere difesi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Ho partecipato alla commemorazione del bombardamento del Maggio ‘44 alle scuole di Avenza, bombardamento in cui persero la vita tanti ragazzi. Omaggio commovente, perché partecipavano i bambini e ragazzi delle scuole, che leggevano testimonianze di persone che quel giorno si salvarono; mia madre, faceva parte di quella scolaresca di bambini, e per puro caso si salvò. Voglio ricordare quel giorno con le sue parole: “tu Nora, non hai conosciuto la guerra, ma prova a immaginare quel giorno di primavera in cui mia mamma era tutta allegra per la liberazione del mio babbo, (antifascista e costretto per questo a lunghi periodi di prigionia) che decise di non mandarmi a scuola, per aiutarla a preparare i tordelli, mentre eravamo lì ad impastare, sul tavolo della cucina, ecco l’allarme: la fuga verso il rifugio in grembiule e ciabatte insieme ad altri che escono impauriti dalle case e corrono, poi lo scoppio terribile e vicinissimo, subito dopo il silenzio, il fumo, la polvere, le urla disperate e il suono delle ambulanze. Il giorno dopo di fronte alle bare di quei bambini che erano stati miei compagni di scuola, vicini di casa, compagni di giochi, bambini che conoscevo dalla nascita, un dolore tale che se ancora oggi chiudo gli occhi per un attimo, è ancora tutto rimasto lì, immutato».
Parole che non possono essere cancellata per Facchini. «Ebbene, oggi, per un attimo, io, Nora, ho chiuso gli occhi e ho rivisto quell’orrore che tante volte avevo sentito raccontare da mia mamma - racconta -La pace, la libertà, il diritto allo studio, non essere discriminati per razza, sesso, religione, lo dobbiamo a quegli uomini e a quelle donne che hanno sacrificato la loro vita per ideali, valori che tutt’oggi devono essere difesi».
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