Il presidio
Versamenti per trentamila euro all’infermiere che l’accudì
Ora è sotto processo per circonvenzione di incapace. L’accusa ipotizza che approfittò della situazione Secondo la figlia la donna sarebbe stata raggirata perché non intendeva più il valore delle cose
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FIVIZZANO. Infermiere, cugino di secondo grado, la persona più affidabile per far compagnia della madre negli ultimi anni di vita. E invece la vicenda è finita nelle aule del tribunale di Massa, con una figlia che accusa il lontano parente di aver raggirato la madre sottraendole una cifra complessiva di trentamila euro sfruttandone la progressiva perdita di capacità di intendere il valore delle cose.
Al banco degli imputati siede il giovane Andrea Battistini, che secondo l’impianto accusatorio avrebbe fatto da tutore non ufficiale alla signora Edwich Manfredi fino alla sua morte raggirandola per ottenere del denaro.
Il capo di imputazione infatti è la circonvenzione di incapace, perché dalla ricostruzione dei primi testi del pm ascoltati ieri in aula, l’uomo avrebbe approfittato della sua vicinanza con la donna, con la quale avrebbe stretto un rapporto via via sempre più intimo prima della morte di lei, per “grattarle via” un bel po’ di denaro.
A essere sentita ieri per prima la figlia della signora Manfredi, Paola Domenica Manfredi. La donna ha spiegato che tra lei e la madre i rapporti sono sempre stati molto tesi e che fino ai 16 anni lei ha vissuto con il padre e la nonna paterna. A quell’età, e per i cinque anni successivi, invece è tornata a vivere con la madre, «coltivando però – parole sue – un rapporto molto difficile. Mia madre era una donna complicata».
In un tira e molla di allontanamenti e avvicinamenti, i rapporti si deteriorano ulteriormente negli ultimi anni, dopo il 2006, quando la madre si separa dall’ultimo compagno e chiude anche i rapporti con la figlia.
«A quel punto i rapporti con Battistini si fanno più intensi, a partire dal 2006», ha spiegato rispondendo alla domande del pm.
La signora Manfredi, rappresentata dall’avvocato di parte civile Andrea Martini, sostiene in aula che il comportamento della madre, nonostante i rapporti saltuari di quegli anni, si faceva sempre più strano. «Dopo la morte andai a casa sua e trovai dei vestiti di scarsa qualità, molto strano per chi come lei ci teneva molto. E inoltre la casa era stata svuotata, anche degli oggetti in rame di ottima fattura che amava collezionare come di altre cose di valore. Battistini mi disse che se ne era liberata».
A favore di Battistini risulta però una delega in banca a nome della signora Manfredi. Quando quest’ultima morì la figlia volle fare degli accertamenti, dai quali risultarono una serie di movimenti, prelievi e bonifici tutti a favore di Battistini. «Quando ci siamo visti nella camera mortuaria di mia madre, a caldo, mi propose di restituirne la metà. Ma che fosse stata lei a volerglieli dare». Nella prossima udienza verranno sentiti i rimanenti testi dell’accusa e poi l’imputato e gli eventuali testi della difesa.
Libero Red Dolce
Al banco degli imputati siede il giovane Andrea Battistini, che secondo l’impianto accusatorio avrebbe fatto da tutore non ufficiale alla signora Edwich Manfredi fino alla sua morte raggirandola per ottenere del denaro.
Il capo di imputazione infatti è la circonvenzione di incapace, perché dalla ricostruzione dei primi testi del pm ascoltati ieri in aula, l’uomo avrebbe approfittato della sua vicinanza con la donna, con la quale avrebbe stretto un rapporto via via sempre più intimo prima della morte di lei, per “grattarle via” un bel po’ di denaro.
A essere sentita ieri per prima la figlia della signora Manfredi, Paola Domenica Manfredi. La donna ha spiegato che tra lei e la madre i rapporti sono sempre stati molto tesi e che fino ai 16 anni lei ha vissuto con il padre e la nonna paterna. A quell’età, e per i cinque anni successivi, invece è tornata a vivere con la madre, «coltivando però – parole sue – un rapporto molto difficile. Mia madre era una donna complicata».
In un tira e molla di allontanamenti e avvicinamenti, i rapporti si deteriorano ulteriormente negli ultimi anni, dopo il 2006, quando la madre si separa dall’ultimo compagno e chiude anche i rapporti con la figlia.
«A quel punto i rapporti con Battistini si fanno più intensi, a partire dal 2006», ha spiegato rispondendo alla domande del pm.
La signora Manfredi, rappresentata dall’avvocato di parte civile Andrea Martini, sostiene in aula che il comportamento della madre, nonostante i rapporti saltuari di quegli anni, si faceva sempre più strano. «Dopo la morte andai a casa sua e trovai dei vestiti di scarsa qualità, molto strano per chi come lei ci teneva molto. E inoltre la casa era stata svuotata, anche degli oggetti in rame di ottima fattura che amava collezionare come di altre cose di valore. Battistini mi disse che se ne era liberata».
A favore di Battistini risulta però una delega in banca a nome della signora Manfredi. Quando quest’ultima morì la figlia volle fare degli accertamenti, dai quali risultarono una serie di movimenti, prelievi e bonifici tutti a favore di Battistini. «Quando ci siamo visti nella camera mortuaria di mia madre, a caldo, mi propose di restituirne la metà. Ma che fosse stata lei a volerglieli dare». Nella prossima udienza verranno sentiti i rimanenti testi dell’accusa e poi l’imputato e gli eventuali testi della difesa.
Libero Red Dolce
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