Il presidio
La Procura studia le carte lombarde per il caso Trentini
di Alfredo Faetti
A Massa si valuta la decisione del gip milanese per dj Fabo Cappato e Welby potrebbero tornare per essere ascoltati
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MASSA. Una «tematica delicata» la definisce l’avvocato Filomena Gallo, dando bene l’idea del dibattito giuridico sul tema del suicidio assistito. Il legale ha usato quest’espressione ieri, dopo la decisione del gip di Milano di respingere la richiesta di archiviazione (avanzata dai pm) per Marco Cappato, esponente dei radicali e dell’associazione Luca Coscioni, reo di aver aiutato dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, a raggiungere un centro specializzato in Svizzera per sottoporsi al trattamento in questione. La stessa vicenda che ha riguardato Davide Trentini, il massese 53enne malato di sclerosi che il 13 aprile ha raggiunto la Svizzera per il solito motivo accompagnato da Mina Welby, grazie all’assistenza dello stesso Cappato. E se a Milano l’iter giuridico nei confronti del radicale ha già fatto passi avanti, fino all’udienza fissata per il 6 luglio, a Massa, in attesa di fare la sua mossa, la Procura studia e prende spunto da quanto sta avvenendo nel tribunale lombardo.
La vicenda del resto è identica, così come il capo d’accusa: aiuto al suicidio, ritenuto un reato dal codice penale italiano. Un’accusa che a Massa penda tanto su Cappato che su Welby, dopo il loro coinvolgimento nel caso Trentini, arrivata dopo l’autodenuncia degli interessati di fronte ai carabinieri del comando di Massa. I due - spiegano - probabilmente torneranno in città nelle prossime settimane per poter essere ascoltati dalla Procura, in modo da poter ricostruire con precisione la vicenda del 53enne massese. Il procuratore capo, Aldo Giubilaro, del resto ha già acquisito gli atti dei pm milanesi con cui è stata richiesta l’archiviazione di Cappato, spiegando però di aver già una propria idea su come muoversi. La decisione del gip di ieri mattina, adesso, offrirà nuovi spunti per analizzare questa tematica delicata, come dicevamo.
Il giudice milanese, in poche parole, ha voluto rinviare la decisione all’udienza in camera di consiglio del 6 luglio. Ma è possibile che la decisione di Giubilaro possa arrivare molto prima. «Non possiamo che accogliere positivamente questo ulteriore passaggio che denota ancor più quanto la tematica sia delicata» ha detto Gallo, che è anche segretaria dell’associazione Coscioni, riferendosi alla decisione del gip milanese, mentre Cappato ha assicurato che andrà avanti sulla sua strada nel la battaglia «per la vita, per i diritti dei malati e dei disabili, e quindi per il rispetto della scelta di interrompere sofferenze insopportabili», per usare le sue parole. Una partita tutta da giocare, sia sul piano legislativo che su quello giuridico, in cui giocherà un ruolo importante anche la Procura di Massa, chiamata a stabilire se l’assistenza data a Trentini nel realizzare il suo desiderio di essere sottoposto al trattamento in Svizzera rappresenti o meno un reato per il codice penale italiano.
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©RIPRODUZIONE RISERVATA
La vicenda del resto è identica, così come il capo d’accusa: aiuto al suicidio, ritenuto un reato dal codice penale italiano. Un’accusa che a Massa penda tanto su Cappato che su Welby, dopo il loro coinvolgimento nel caso Trentini, arrivata dopo l’autodenuncia degli interessati di fronte ai carabinieri del comando di Massa. I due - spiegano - probabilmente torneranno in città nelle prossime settimane per poter essere ascoltati dalla Procura, in modo da poter ricostruire con precisione la vicenda del 53enne massese. Il procuratore capo, Aldo Giubilaro, del resto ha già acquisito gli atti dei pm milanesi con cui è stata richiesta l’archiviazione di Cappato, spiegando però di aver già una propria idea su come muoversi. La decisione del gip di ieri mattina, adesso, offrirà nuovi spunti per analizzare questa tematica delicata, come dicevamo.
Il giudice milanese, in poche parole, ha voluto rinviare la decisione all’udienza in camera di consiglio del 6 luglio. Ma è possibile che la decisione di Giubilaro possa arrivare molto prima. «Non possiamo che accogliere positivamente questo ulteriore passaggio che denota ancor più quanto la tematica sia delicata» ha detto Gallo, che è anche segretaria dell’associazione Coscioni, riferendosi alla decisione del gip milanese, mentre Cappato ha assicurato che andrà avanti sulla sua strada nel la battaglia «per la vita, per i diritti dei malati e dei disabili, e quindi per il rispetto della scelta di interrompere sofferenze insopportabili», per usare le sue parole. Una partita tutta da giocare, sia sul piano legislativo che su quello giuridico, in cui giocherà un ruolo importante anche la Procura di Massa, chiamata a stabilire se l’assistenza data a Trentini nel realizzare il suo desiderio di essere sottoposto al trattamento in Svizzera rappresenti o meno un reato per il codice penale italiano.
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