Il presidio
«Al Cup di Avenza più di 582 numeri nella coda d’attesa»
di Libero Red Dolce
Le delegate Cisl: «Sai quando entri ma non quando esci» I dipendenti non formati all’utilizzo del nuovo software
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CARRARA. Un giorno entri al Cup di Avenza, premi il tasto dell’erogatore di biglietti per le code e scopri di essere in attesa come numero 583. Siamo a maggio, ma per sicurezza disdici il pranzo di Natale in famiglia. «Potrei essere in coda», fai sapere.
Pesca dalla realtà questa piccola ironia, che ci scuseranno utenti e dipendenti cup, per raccontare come dopo più di un mese dallo scoppio del caso code con il nuovo software sperimentato dall’Asl nella nostra provincia, la situazione non è cambiata. E anzi, alle richieste di lavoratori e lavoratrici non è stata data risposta.
«Aspettavano un incontro dopo il 30 marzo, quando avevano fatto un’assemblea e in una riunione preliminare con Asl e Coop avevano assicurato che ci avrebbero con convocato per dei miglioramenti», spiegano delegate sindacali e lavoratrici Cisl. Richieste semplici: Formazione e chiarimenti sul programma, oltre che una organizzazione più efficiente di turni e mansioni. La riunione era fissata per il 3 maggio , ma due giorni prima li hanno avvisati che non sarebbe stato possibile farlo. Senza spiegare alcunché, solo posticipando.
Ai distretti maggiori, Massa e Avenza, code di ore. Turni massacranti e a oltranza. «Sappiamo quando entriamo, non quando usciamo», lamenta chi lavora. Si parladi 10 o 11 ore di servizio, a causa del nuovo programma installato senza adeguata formazione. E gli straordinari li segnano ma non hanno garanzie, dicono, che verrano pagati.
Spesso si creano code verso la fine dell’orario di sportello. Alle 14 chi cerca di fare una prenotazione si presenta allo sportello e si rende conto di avere una fila chilometrica davanti. A questo punto, scoraggiato ma non rassegnato, opta per una scelta strategica. Tornare in corrispondenza dell’orario che reputa più favorevole, quando le code dovrebbero, condizionale d’obbligo, essere smaltite.
Così alle cinque meno un quarto, ipotesi scolastica ma piuttosto comune ad ascoltare chi lavora agli sportelli Cup, si presentano in 40 o 50. E i lavoratori devono fermarsi oltre l’orario di chiusura, cioè alle 17, e non possono di certo lasciare chi ha preso un ticket al suo destino. Così a un certo punto la coda che si voleva saltare in realtà si inoltra nel pomeriggio tardo, con lavoratori e lavoratrici costretti a rimanere ben oltre l’orario per garantire il servizio.
È una di quelle situazioni studiate dalla teoria dei giochi, la scienza che studia situazioni di conflitto o interazione strategica tra soggetti rivali finalizzate al massimo guadagno di ciascun soggetto. In questo caso il fallimento è totale e le parti in gioco, utenti contro utenti più cup e amministrazione, risultano sconfitti. Starebbe a chi ha più potere di influenzare il gioco, e dunque l’Asl , cercare di invertire questa tendenza.
I cittadini poi sono sempre più spazientiti dalla situazione che si trovano ad affrontare. Staccare dai propri impegni per più di due ore per riuscire ad avere una visita è una perdita di tempo che ben pochi, e a buon diritto, sono disposti a subire.
Chi sta allo sportello Cup infatti parla di 7 o 8 programmi da dover utilizzare per gestire il flusso complessivo di lavoro. Peraltro il nuovo software Asl con il nome “Cup 2.0”, non interagisce molto bene con il software che gestisce i pagamenti. Se dopo aver prenotato il cittadino vorrà anche procedere al pagamento, sappia che dovrà aspettare fino a che i due programmi non si parlino tra di loro. «L’attesa può essere anche di 10 minuti, che se moltiplicata per il numero di utenti fa un bel risultato».
E non va meglio con i cup telefonici, che dovrebbero smaltire il lavoro allo sportello. «Sette impiegati senza sostituzione per ferie o malattie – spiegano dal sindacato – anche lì le attese diventano la norma». E il peggio temono che arriverà con l’allargamento alle altre Asl e la condivisione di una rete «che ci hanno spiegato – concludono – più sara frequentata più sarà instabile».
E, d’altro canto, non si può dire che l’utenza in un mese e poco più di sperimentazione del programma sia aumentata a tal punto da giustificare le code. Evidentemente c’è un problema che da occasionale si è fatto strutturale.
Pesca dalla realtà questa piccola ironia, che ci scuseranno utenti e dipendenti cup, per raccontare come dopo più di un mese dallo scoppio del caso code con il nuovo software sperimentato dall’Asl nella nostra provincia, la situazione non è cambiata. E anzi, alle richieste di lavoratori e lavoratrici non è stata data risposta.
«Aspettavano un incontro dopo il 30 marzo, quando avevano fatto un’assemblea e in una riunione preliminare con Asl e Coop avevano assicurato che ci avrebbero con convocato per dei miglioramenti», spiegano delegate sindacali e lavoratrici Cisl. Richieste semplici: Formazione e chiarimenti sul programma, oltre che una organizzazione più efficiente di turni e mansioni. La riunione era fissata per il 3 maggio , ma due giorni prima li hanno avvisati che non sarebbe stato possibile farlo. Senza spiegare alcunché, solo posticipando.
Ai distretti maggiori, Massa e Avenza, code di ore. Turni massacranti e a oltranza. «Sappiamo quando entriamo, non quando usciamo», lamenta chi lavora. Si parladi 10 o 11 ore di servizio, a causa del nuovo programma installato senza adeguata formazione. E gli straordinari li segnano ma non hanno garanzie, dicono, che verrano pagati.
Spesso si creano code verso la fine dell’orario di sportello. Alle 14 chi cerca di fare una prenotazione si presenta allo sportello e si rende conto di avere una fila chilometrica davanti. A questo punto, scoraggiato ma non rassegnato, opta per una scelta strategica. Tornare in corrispondenza dell’orario che reputa più favorevole, quando le code dovrebbero, condizionale d’obbligo, essere smaltite.
Così alle cinque meno un quarto, ipotesi scolastica ma piuttosto comune ad ascoltare chi lavora agli sportelli Cup, si presentano in 40 o 50. E i lavoratori devono fermarsi oltre l’orario di chiusura, cioè alle 17, e non possono di certo lasciare chi ha preso un ticket al suo destino. Così a un certo punto la coda che si voleva saltare in realtà si inoltra nel pomeriggio tardo, con lavoratori e lavoratrici costretti a rimanere ben oltre l’orario per garantire il servizio.
È una di quelle situazioni studiate dalla teoria dei giochi, la scienza che studia situazioni di conflitto o interazione strategica tra soggetti rivali finalizzate al massimo guadagno di ciascun soggetto. In questo caso il fallimento è totale e le parti in gioco, utenti contro utenti più cup e amministrazione, risultano sconfitti. Starebbe a chi ha più potere di influenzare il gioco, e dunque l’Asl , cercare di invertire questa tendenza.
I cittadini poi sono sempre più spazientiti dalla situazione che si trovano ad affrontare. Staccare dai propri impegni per più di due ore per riuscire ad avere una visita è una perdita di tempo che ben pochi, e a buon diritto, sono disposti a subire.
Chi sta allo sportello Cup infatti parla di 7 o 8 programmi da dover utilizzare per gestire il flusso complessivo di lavoro. Peraltro il nuovo software Asl con il nome “Cup 2.0”, non interagisce molto bene con il software che gestisce i pagamenti. Se dopo aver prenotato il cittadino vorrà anche procedere al pagamento, sappia che dovrà aspettare fino a che i due programmi non si parlino tra di loro. «L’attesa può essere anche di 10 minuti, che se moltiplicata per il numero di utenti fa un bel risultato».
E non va meglio con i cup telefonici, che dovrebbero smaltire il lavoro allo sportello. «Sette impiegati senza sostituzione per ferie o malattie – spiegano dal sindacato – anche lì le attese diventano la norma». E il peggio temono che arriverà con l’allargamento alle altre Asl e la condivisione di una rete «che ci hanno spiegato – concludono – più sara frequentata più sarà instabile».
E, d’altro canto, non si può dire che l’utenza in un mese e poco più di sperimentazione del programma sia aumentata a tal punto da giustificare le code. Evidentemente c’è un problema che da occasionale si è fatto strutturale.
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