Il Tirreno

In tribunale vince Vannucci 

di Francesca Vatteroni
In tribunale vince Vannucci 

Raffaele Parrini: ora uniamoci. Il candidato: fanno ricorso? Dovrebbero dimettersi

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CARRARA. In tribunale (il “per ora” è d’obbligo), vince Andrea Vannucci. Il giudice Alessandro Pellegri ha accolto il ricorso urgente presentato dal candidato sindaco e annullato il commissariamento del partito di via Groppini. E gli atti compiuti dal commissario Gianni Anselmi.
Ma proprio nel giorno della vittoria del partito del pre commissariamento, nel comitato di Vannucci nel cuore di Avenza, a due passi dalla torre di Castruccio, dal segretario comunale del Pd, Raffaele Parrini arriva un appello all’unità. Lanciato ai tanti sostenitori che hanno voluto festeggiare la vittoria in tribunale.
«Siamo qui per spiegare le ragioni politiche per cui oggi è tornato il Pd, ma chi si aspetta da noi parole di rivalsa resterà deluso: con questa ordinanza è stato sancito il diritto degli iscritti del partito di scegliere liberamente il proprio candidato ed è stato riaffermato un momento di verità attraverso una vicenda lacerante da cui spero si tragga insegnamento» afferma Raffaele Parrini. Rivolgendosi poi alla dirigenza regionale dichiara: «Faccio un appello alla segreteria regionale e anche a quella nazionale, a Matteo Renzi, perché in queste ore si facciano prevalere le ragioni della politica». Raffaele Parrini sostiene di essersi sempre mosso, insieme ai suoi, all’interno dello Statuto del partito e che adesso si sono verificate le condizioni per presentarsi con un unico centrosinistra unito, sotto la guida di Andrea Vannucci. «Se così non sarà la città deve sapere chi è che continua con le politiche di divisione e che quindi dovrà assumersi la responsabilità delle conseguenze, perché noi quella responsabilità non la vogliamo» esclama Parrini, che comunque precisa come l’uso del simbolo del partito rimanga nella disponibilità del segretario nazionale. Leggendo poi il comunicato di Anselmi con cui viene annunciato ricorso contro l’ordinanza il segretario comunale precisa: «Noi vogliamo essere un’alternativa chiara al populismo del M5S perché c’è il rischio che si verifichino le stesse condizioni di Roma e Livorno dove abbiamo potuto misurare le capacità amministrative dei Cinquestelle. Noi vogliamo rinnovare il centrosinistra, perché faccia tesoro dei propri errori».
Le parole più pesanti e dure arrivano però dal candidato Andrea Vannucci che manda un messaggio preciso ai vertici fiorentini del partito: «Io se fossi il segretario regionale anziché fare ricorso, mi dimetterei» sbotta.
«Il Pd non può essere un gruppo formato da servitori sciocchi saltati sul carro renziano del vincitore: è questo il partito che fondammo con Margherita, Ds e gli altri- sferza Vannucci - questi non sono capaci di governare il Pd, hanno perso tutti i ballottaggi con la loro arroganza: hanno un’idea autoritaria della politica, supini verso chi comanda e spietati verso chi pensano di comandare».
Il commento degli avvocati firmatari del ricorso. «È stata evidenziata - scrivono i legali Alessio Menconi e Monica Menconi - la regolarità formale e sostanziale della procedura politica adottata secondo le norme statutarie in buona fede e con il consenso dell’assemblea comunale degli iscritti del PD e della coalizione che hanno scelto, con l’autonomia concessa dall’art. 18 dello Statuto Nazionale del Pd, il proprio candidato. In altre parole l’ordinanza sopra citata dimostra in maniera inequivocabile la legittimità ed il diritto/dovere degli iscritti del Pd di Carrara di scegliere nella loro autonomia il candidato sindaco da proporre ai cittadini. I nostri assistiti, Andrea Vannucci ed Argante Mussi - concludono i legali - auspicano, quindi che il messaggio contenuto nell’ordinanza odierna sia recepito come un segnale per andare nella giusta direzione ossia costruire un percorso unitario nell’esclusivo interesse dei cittadini e della comunità di Carrara».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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