Il presidio
«Infermieri a rischio nelle sale operatorie per i gas anestetici»
L’allarme lanciato dal segretario della Uil Claudio Salvadori «Dagli esami del sangue valori alterati per sette soggetti»
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PONTREMOLI . «Infermieri e operatori sanitari della sala operatoria sono sottoposti a un grave rischio biologico ma la direzione sanitaria non risponde alle nostre richieste di incontro da tre mesi ormai». Più che una denuncia dettagliata, è un vero e proprio dossier quello presentato dal segretario territoriale della Uil Fpl, Claudio Salvadori, che analisi alla mano mette l’Asl Toscana Nord Ovest con le spalle al muro per ottenere risposte dall’azienda. Dati e fatti riferiti al segretario dalla Rsu Uil che lavora in sala operatoria e da alcuni iscritti al sindacato. Le analisi, d’altronde, sono lì: «Dagli esami del sangue di routine effettuati su disposizione dell’Asl all’inizio dell’anno sono stati trovati valori alterati dei reticolociti in ben sette infermieri su nove – incalza Salvadori -, ben al di sotto del normale range di guardia. Analisi che sono state confermate anche da laboratori esterni e, in parte, da un’ulteriore prelievo dell’Asl e di un laboratorio esterno effettuato il 30 marzo. L’azienda ha fatto effettuare un controllo nelle sale che non hanno rilevato la presenza di gas anestetici ma è chiaro che servono verifiche più approfondite perché qualcosa non va: pure una operatrice sanitaria e due ausiliare della cooperativa hanno valori troppo bassi. C’è sicuramente un’anomalia inerente ai gas anestetici perché l’alterazione dei reticolociti è legata a essi».
Il pericolo è elevatissimo: l’esposizione a gas anestetici può portare ad aborti, danni genetici, leucemie e cancro fra chi lavora in sala operatoria. Insomma, è a rischio la salute dei dipendenti ma la Asl al momento non risponde agli appelli del sindacato. Nell’immediato possono risentirne anche le prestazioni dei lavoratori a causa di cefalee, irritabilità, nausea o sonnolenza, e a pagarne i danni, ovviamente, sarebbero i pazienti. «E’ fondamentale il monitoraggio biologico secondo quanto previsto dalla normativa vigente che risale addirittura al 1989, non a ieri – prosegue il segretario Uil Fpl -: per gli operatori non solo un prelievo ematico semestrale ma anche l’analisi delle urine che monitora la presenza di anestetici dopo l’intervento. Nelle sale una verifica di eventuali perdite dalle prese e dal carrello di anestesia, un monitoraggio durante la seduta operatoria o in simulazione e al termine della seduta operatoria per evidenziare eventuali persistenze di inquinanti». Il pericolo è alto e diversi infermieri hanno già chiesto il trasferimento «a causa dell’insostenibile situazione provocata dalla continua esposizione ad agenti inquinanti».
Servono misure urgenti per risolvere i problemi della sala operatoria di Pontremoli che non si fermano ai gas anestetici. Nel mirino ci finiscono anche il rischio radiologico, riconosciuto a un solo infermiere ferrista su 9 (mentre a Fivizzano è stato riconosciuto a 4 infermieri e ferristi su 5 unità totali) e i percorsi per raggiungere la sala operatoria: «È stata fatta una piccola ristrutturazione per garantire il cambio e la necessaria asetticità del reparto – prosegue Salvadori – ma il personale medico continua a usare la divisa della sala operatoria anche in tutti gli altri reparti e solo gli infermieri e Oss rispettano la disposizione della direzione. I medici sono forse asettici di natura? Si mette a repentaglio la salute dei pazienti con il rischio di infezioni che aumenta a dismisura».
È un quadro complesso al quale la direzione dell’Azienda sanitaria locale non ha dato risposte da mesi: «Siamo arrivati a un punto non più tollerabile – conclude Salvadori – a cui si aggiunge anche che i lavoratori costretti a fare turni folli: i reperibili, appena smontano, devono partire da Pontremoli per andare in servizio a Fivizzano. Il risultato è che entrambe le strutture sono in sofferenza. Ci devono dei chiarimenti in merito per trovare soluzioni concrete a vantaggio dei lavoratori e dell’utenza ma l’azienda non risponde alle nostre lettere: un comportamento antisindacale che siamo pronti a denunciare».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il pericolo è elevatissimo: l’esposizione a gas anestetici può portare ad aborti, danni genetici, leucemie e cancro fra chi lavora in sala operatoria. Insomma, è a rischio la salute dei dipendenti ma la Asl al momento non risponde agli appelli del sindacato. Nell’immediato possono risentirne anche le prestazioni dei lavoratori a causa di cefalee, irritabilità, nausea o sonnolenza, e a pagarne i danni, ovviamente, sarebbero i pazienti. «E’ fondamentale il monitoraggio biologico secondo quanto previsto dalla normativa vigente che risale addirittura al 1989, non a ieri – prosegue il segretario Uil Fpl -: per gli operatori non solo un prelievo ematico semestrale ma anche l’analisi delle urine che monitora la presenza di anestetici dopo l’intervento. Nelle sale una verifica di eventuali perdite dalle prese e dal carrello di anestesia, un monitoraggio durante la seduta operatoria o in simulazione e al termine della seduta operatoria per evidenziare eventuali persistenze di inquinanti». Il pericolo è alto e diversi infermieri hanno già chiesto il trasferimento «a causa dell’insostenibile situazione provocata dalla continua esposizione ad agenti inquinanti».
Servono misure urgenti per risolvere i problemi della sala operatoria di Pontremoli che non si fermano ai gas anestetici. Nel mirino ci finiscono anche il rischio radiologico, riconosciuto a un solo infermiere ferrista su 9 (mentre a Fivizzano è stato riconosciuto a 4 infermieri e ferristi su 5 unità totali) e i percorsi per raggiungere la sala operatoria: «È stata fatta una piccola ristrutturazione per garantire il cambio e la necessaria asetticità del reparto – prosegue Salvadori – ma il personale medico continua a usare la divisa della sala operatoria anche in tutti gli altri reparti e solo gli infermieri e Oss rispettano la disposizione della direzione. I medici sono forse asettici di natura? Si mette a repentaglio la salute dei pazienti con il rischio di infezioni che aumenta a dismisura».
È un quadro complesso al quale la direzione dell’Azienda sanitaria locale non ha dato risposte da mesi: «Siamo arrivati a un punto non più tollerabile – conclude Salvadori – a cui si aggiunge anche che i lavoratori costretti a fare turni folli: i reperibili, appena smontano, devono partire da Pontremoli per andare in servizio a Fivizzano. Il risultato è che entrambe le strutture sono in sofferenza. Ci devono dei chiarimenti in merito per trovare soluzioni concrete a vantaggio dei lavoratori e dell’utenza ma l’azienda non risponde alle nostre lettere: un comportamento antisindacale che siamo pronti a denunciare».
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