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Apuamater delusa: «Finora soltanto delle idee balzane»
MASSA. La discussione attorno al Pomerio non convince Claudio Palandrani, presidente dell’associazione Apuamater. «Da quando il Comune è divenuto titolare della proprietà parziale dell’area del...
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MASSA. La discussione attorno al Pomerio non convince Claudio Palandrani, presidente dell’associazione Apuamater. «Da quando il Comune è divenuto titolare della proprietà parziale dell’area del Pomerio, sostanzialmente nulla è stato fatto, se non utilizzarla, recentemente, come discarica di materiale terroso proveniente da un vicino cantiere. Ovvero: è cambiata l’amministrazione, ma le idee che mancavano prima continuano a mancare anche dopo».
È questo lo spunto della sua riflessione, forte di un’esperienza sul giardino che ha pochi eguali. «È da metà degli anni ‘90 che chi scrive si batte per la tutela - dice Palandrani nel suo intervento - e per il recupero filologico del Pomerio Ducale nella consapevolezza del suo valore straordinario. Ho studiato approfonditamente il significato urbanistico, iconologico e simbolico del giardino voluto da Alberico alla vigilia della fondazione di Massa Cybea. L’ho fatto scrivendo un saggio che è stato pubblicamente presentato in diverse occasioni; denunciai, a suo tempo, l’inaccettabile approssimazione con cui l’amministrazione comunale aveva inserito il Pomerio all’interno del Piuss rilevando l’assurdità di una acquisizione parziale dell’area pomeriale, circostanza che ne avrebbe pregiudicato “ab origine” la possibilità di un recupero filologico complessivo ponendo gravissime ipoteche sulla possibilità di acquisizione futura della parte rimanente. Evidenziai, infine, la carenza di idee, da parte del Comune, circa la modalità di recupero del giardino sollevando perplessità sulla “perequazione” utilizzata per la parziale acquisizione. Il risultato di tale parziale acquisizione dell’area consiste in un certo numero di metri cubi edificati nelle aree “perequate”».
Ad oggi, comunque, nulla è cambiato per il presidente dell’associazione. E anche le proposte, a suo parere, non sono incoraggianti. «Adesso leggiamo che c’è la proposta di utilizzare la parte del pomerio di proprietà comunale per farne un “giardino pubblico attrezzato” - continua Palandrani - Niente da dire, se la proposta fosse quella di ricostituire – seppure nella sola superficie attualmente a disposizione – una parte dell’antico giardino nei termini della sua originaria configurazione, facendo cioè un’operazione di recupero filologico, colto e raffinato, nello spirito autentico della tradizione umanistica e nell’auspicio di un futuro recupero integrale. Quello che viene proposto è invece un “parchetto” nel quale ci sarà perfino una zona destinata ai cani “a forma di osso”. È pur vero che in questo tempo, nel quale troppi hanno perso la bussola, le idee balzane possano apparire geniali, ma credo che chi conserva un poco di senno inorridisca a vedere trattato in tal modo ciò che rimane del giardino del Principe che fondò Massa. Occorreva scomodare il Ppiuss, strumento straordinario e stravolto, per partorire una simile genialata? Occorreva cedere un’area pregiata e ricca di olivi di proprietà del Comune, su cui è stato costruito un palazzone, per realizzare una buca a forma di osso all’interno di un “giardinetto” che avrebbe potuto essere collocato dovunque? ». Un quadro poco lusinghiero, secondo lui. «Ovunque si trovano esempi di città che, con minori credenziali di Massa, sanno offrire un’immagine decisamente prestigiosa esaltando ben più modeste vestigia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È questo lo spunto della sua riflessione, forte di un’esperienza sul giardino che ha pochi eguali. «È da metà degli anni ‘90 che chi scrive si batte per la tutela - dice Palandrani nel suo intervento - e per il recupero filologico del Pomerio Ducale nella consapevolezza del suo valore straordinario. Ho studiato approfonditamente il significato urbanistico, iconologico e simbolico del giardino voluto da Alberico alla vigilia della fondazione di Massa Cybea. L’ho fatto scrivendo un saggio che è stato pubblicamente presentato in diverse occasioni; denunciai, a suo tempo, l’inaccettabile approssimazione con cui l’amministrazione comunale aveva inserito il Pomerio all’interno del Piuss rilevando l’assurdità di una acquisizione parziale dell’area pomeriale, circostanza che ne avrebbe pregiudicato “ab origine” la possibilità di un recupero filologico complessivo ponendo gravissime ipoteche sulla possibilità di acquisizione futura della parte rimanente. Evidenziai, infine, la carenza di idee, da parte del Comune, circa la modalità di recupero del giardino sollevando perplessità sulla “perequazione” utilizzata per la parziale acquisizione. Il risultato di tale parziale acquisizione dell’area consiste in un certo numero di metri cubi edificati nelle aree “perequate”».
Ad oggi, comunque, nulla è cambiato per il presidente dell’associazione. E anche le proposte, a suo parere, non sono incoraggianti. «Adesso leggiamo che c’è la proposta di utilizzare la parte del pomerio di proprietà comunale per farne un “giardino pubblico attrezzato” - continua Palandrani - Niente da dire, se la proposta fosse quella di ricostituire – seppure nella sola superficie attualmente a disposizione – una parte dell’antico giardino nei termini della sua originaria configurazione, facendo cioè un’operazione di recupero filologico, colto e raffinato, nello spirito autentico della tradizione umanistica e nell’auspicio di un futuro recupero integrale. Quello che viene proposto è invece un “parchetto” nel quale ci sarà perfino una zona destinata ai cani “a forma di osso”. È pur vero che in questo tempo, nel quale troppi hanno perso la bussola, le idee balzane possano apparire geniali, ma credo che chi conserva un poco di senno inorridisca a vedere trattato in tal modo ciò che rimane del giardino del Principe che fondò Massa. Occorreva scomodare il Ppiuss, strumento straordinario e stravolto, per partorire una simile genialata? Occorreva cedere un’area pregiata e ricca di olivi di proprietà del Comune, su cui è stato costruito un palazzone, per realizzare una buca a forma di osso all’interno di un “giardinetto” che avrebbe potuto essere collocato dovunque? ». Un quadro poco lusinghiero, secondo lui. «Ovunque si trovano esempi di città che, con minori credenziali di Massa, sanno offrire un’immagine decisamente prestigiosa esaltando ben più modeste vestigia».
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