Il presidio
«Il porto di Carrara era contaminato»
Le motivazioni per la condanna dell’Inps che ha portato a sei prepensionamenti: nessun controllo sui rischi fino al 2000
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MASSA. Il giudice del lavoro Augusto Lama ha voluto spiegare anche le motivazioni che, sempre lo scorso 21 aprile, lo hanno portato ad prendere un’altra importante decisione, emettendo la sentenza con cui ha condannato l’Inps di Massa-Carrara a risarcire 6 operatori del porto di Carrara per aver negato loro pensione derivante dall’aver lavorato a contatto con materiali contenenti amianto. A questi lavoratori il magistrato ha riconosciuto il diritto al prepensionamento, con rivalutazione del coefficiente 1,5 per oltre 10 anni di lavoro, svolti nello scalo apuano dal 6 marzo 1982 al 31 dicembre 1992 «in condizioni ambientali in cui sussisteva il rischio di inalazione di fibre di amianto». Il giudice Lama ha preso questa decisione dopo le perizie commissionate a due diversi Ctu, l’ingegner Antonio Gambale di Genova e l’ingegner Gianfranco Marinaro di La Spezia. Gambale, sulla base di un atto di indirizzo del ministero del Lavoro risalente al 6 marzo 2001, aveva riconosciuto una situazione esposizione a rischio amianto fino al 31 dicembre 1990, sostenendo che dopo quella data all’interno del porto carrarese sarebbero diminuiti i traffici delle navi che trasportavano merci pericolose per la presenza di questo cancerogeno. Una conclusione che era stata contestata dall’avvocato Ezio Bonanni, difensore dei 6 ex portuali ricorrenti e presidente dell’Osservatorio nazionale sull’amianto, sulla base di argomentazioni che hanno indotto Lama a conferire a Marinaro la seconda perizia, dalla quale è emerso che le condizioni di pericolo per la salute dei lavoratori nel porto apuano sarebbero proseguite anche per tutto il biennio che va dal 1 gennaio 1991 al 31 dicembre 1992. Questo perché l’amianto, oltre che nei carichi delle navi, era presente nelle stesse strutture portuali di Carrara. A tal proposito Marinaro faceva notare che all’interno di questo bacino, per tutti gli anni ‘90, sono state utilizzate 14 gru con freni, ganasce ed altri componenti in amianto. Tali macchine, quando erano in funzione, sprigionavano ingenti quantità di fibre nocive che investivano i portuali. Questi lavoratori, poi, operavano a stretto contatto con il vicino cantiere navale Nca, in cui è noto che si utilizzava l’amianto. Anche le coperture di alcuni capannoni della banchina Fiorillo erano in eternit e dunque contenevano tale materiale.
Secondo Marinaro, inoltre, il problema dell’amianto presente nel porto di Carrara non fu analizzato nella sua completezza fino al 2000. Una tesi che è stata condivisa anche dal giudice Lama, che ha riconosciuto ai 6 ex portuali i benefici previdenziali previsti dalla legge per tutti i 10 anni di lavoro a rischio. (d.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Secondo Marinaro, inoltre, il problema dell’amianto presente nel porto di Carrara non fu analizzato nella sua completezza fino al 2000. Una tesi che è stata condivisa anche dal giudice Lama, che ha riconosciuto ai 6 ex portuali i benefici previdenziali previsti dalla legge per tutti i 10 anni di lavoro a rischio. (d.c.)
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