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Per i balneari torna l’incubo foce del Fescione
di Manuela D’Angelo
Il Comune non affiderà per tre anni il tratto di spiaggia in vista dei possibili lavori di ripristino
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MASSA. Torna l’incubo Fescione, o meglio l’incubo della sua foce, da portare direttamente in mare, passando attraverso un tratto di spiaggia del comune di Massa.
Gli uffici comunali, infatti, hanno pubblicato ieri la nuova manifestazione di interesse per la vigilanza nel tratto di spiaggia libera che va dallo stabilimento Beretta allo stabilimento Tornado7 e, nel descrivere la tipologia di servizio che vogliono appaltare, scrivono che: «Per quanto a conoscenza al settore, la Provincia di Massa Carrara ha allo studio la realizzazione di uno sbocco a mare del Torrente Fescione» e che «tale intervento potrebbe essere attuato anche nell'anno corrente».
Il comune di Massa, quindi, ritiene di «non procedere a gara triennale per l'affidamento della gestione della spiaggia in questione, in modo da lasciare impregiudicata per l'Amministrazione la possibilità di realizzare l'intervento non appena possibile». Dunque l’intervento si farà. Prima o poi.
Un caso che ha tenuto in sospeso ambientalisti, balneari e istituzioni per anni: l’ultima volta che se ne è discusso, animatamente, era il 2014, quando il comune di Massa presentò in Regione Toscana la richiesta di una modifica al famoso progetto Settesoldi, che prevede, ancora oggi, il ripristino della foce del torrente direttamente in mare. Il Canalmagro, infatti, che nel tratto costiero prende il nome di Fescione, presenta una innaturale deviazione dal corso originario, voluta 30 anni fa e mai più ricorretta: prima si immetteva direttamente in mare, con una foce tutta nel Comune di Massa, ma oggi curva di 90 gradi, attraversa il Cinquale e si immette nel fiume Versilia. Una curva che, secondo gli studiosi, avrebbe creato negli anni problemi idraulici e di allagamenti continui.
ll progetto per la costruzione di una nuova foce, fu realizzato dallo studio fiorentino Settesoldi, del valore di 3,5 milioni di euro e quattro anni fa i lavori sembravano dover partire. A bloccare tutto furono le proteste dei balnerari (i titolari degli stabilimenti che andrebbero a confinare con la foce del torrente) e l’intervento del comune di Massa, deciso a dimostrare che potevano esserci altre soluzioni, meno impattanti con il territorio e con la sua economia.
Per i balnerai quel progetto era, ed è, uno “scempio”, per motivi estetici, ambientali e non da ultimo, per la paura di perdere clienti, con conseguente crollo occupazionale. Le bocce erano rimaste ferme per anni, oggi si muovono di nuovo.
Il presidente della Provincia di Massa Carrara, Gianni Lorenzetti, rivela di non avere più in pugno la situazione, visto che le competenze anni fa sono passate al Genio Civile, dunque tutte in capo alla Regione; conferma però che i lavori sono in programma e che faranno riferimento al progetto Settesoldi. La foce del Fescione dunque tornerà in mare e squarcerà la costa massese, nel tratto di Poveromo, come era all’origine. Il comune, non sapendo quando inizieranno i lavori ha evitato di mandare in appalto per tre anni il servizio di gestione della spiaggia libera, ma ha dovuto mettere a bando, come vuole la legge, il servizio di vigilanza. 8000 euro la base d’asta, per il «servizio di sorveglianza in mare nel periodo compreso tra il 15 maggio ed il 30 settembre», compresa la pulizia della spiaggia .
Gli uffici comunali, infatti, hanno pubblicato ieri la nuova manifestazione di interesse per la vigilanza nel tratto di spiaggia libera che va dallo stabilimento Beretta allo stabilimento Tornado7 e, nel descrivere la tipologia di servizio che vogliono appaltare, scrivono che: «Per quanto a conoscenza al settore, la Provincia di Massa Carrara ha allo studio la realizzazione di uno sbocco a mare del Torrente Fescione» e che «tale intervento potrebbe essere attuato anche nell'anno corrente».
Il comune di Massa, quindi, ritiene di «non procedere a gara triennale per l'affidamento della gestione della spiaggia in questione, in modo da lasciare impregiudicata per l'Amministrazione la possibilità di realizzare l'intervento non appena possibile». Dunque l’intervento si farà. Prima o poi.
Un caso che ha tenuto in sospeso ambientalisti, balneari e istituzioni per anni: l’ultima volta che se ne è discusso, animatamente, era il 2014, quando il comune di Massa presentò in Regione Toscana la richiesta di una modifica al famoso progetto Settesoldi, che prevede, ancora oggi, il ripristino della foce del torrente direttamente in mare. Il Canalmagro, infatti, che nel tratto costiero prende il nome di Fescione, presenta una innaturale deviazione dal corso originario, voluta 30 anni fa e mai più ricorretta: prima si immetteva direttamente in mare, con una foce tutta nel Comune di Massa, ma oggi curva di 90 gradi, attraversa il Cinquale e si immette nel fiume Versilia. Una curva che, secondo gli studiosi, avrebbe creato negli anni problemi idraulici e di allagamenti continui.
ll progetto per la costruzione di una nuova foce, fu realizzato dallo studio fiorentino Settesoldi, del valore di 3,5 milioni di euro e quattro anni fa i lavori sembravano dover partire. A bloccare tutto furono le proteste dei balnerari (i titolari degli stabilimenti che andrebbero a confinare con la foce del torrente) e l’intervento del comune di Massa, deciso a dimostrare che potevano esserci altre soluzioni, meno impattanti con il territorio e con la sua economia.
Per i balnerai quel progetto era, ed è, uno “scempio”, per motivi estetici, ambientali e non da ultimo, per la paura di perdere clienti, con conseguente crollo occupazionale. Le bocce erano rimaste ferme per anni, oggi si muovono di nuovo.
Il presidente della Provincia di Massa Carrara, Gianni Lorenzetti, rivela di non avere più in pugno la situazione, visto che le competenze anni fa sono passate al Genio Civile, dunque tutte in capo alla Regione; conferma però che i lavori sono in programma e che faranno riferimento al progetto Settesoldi. La foce del Fescione dunque tornerà in mare e squarcerà la costa massese, nel tratto di Poveromo, come era all’origine. Il comune, non sapendo quando inizieranno i lavori ha evitato di mandare in appalto per tre anni il servizio di gestione della spiaggia libera, ma ha dovuto mettere a bando, come vuole la legge, il servizio di vigilanza. 8000 euro la base d’asta, per il «servizio di sorveglianza in mare nel periodo compreso tra il 15 maggio ed il 30 settembre», compresa la pulizia della spiaggia .
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