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Maurizio Boni: «Sparerei ancora Ma non ne sono orgoglioso»
di Fabrizio Palagi
Il commerciante di Caniparola in Tv in un dibattito sulla legittima difesa: «In certe situazioni bisogna trovarcisi: quella era l’ottava volta che subivo un furto, erano in casa mia, noi presenti»
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FOSDINOVO. «Rifarei ciò che ho compiuto la sera in cui uccisi un ladro che, assieme a un complice, era penetrato in casa mentre stavo cenando con mia moglie e la nostra giovanissima figlia. Non rinnego quanto fatto e neppure ne sono orgoglioso». Una frase scandita da Maurizio Boni che ha scatenato un acceso contradditorio in diretta tv sugli schermi di Retequattro durante "Dalla vostra parte", la seguitissima trasmissione condotta in prima serata da Maurizio Belpietro. Argomento principale della serata: legittima difesa da parte di chi viene aggredito o minacciato da ladri e rapinatori entrati nella propria abitazione. Un tema caldissimo anche in virtù del fatto che la proposta di legge per ritoccare i termini della legittima difesa sta per essere discussa in Parlamento. Maurizio Boni, 68enne negoziante di Caniparola, la sera del 9 marzo 1994, uccise con un colpo di pistola uno dei due giovani ladri, nonchè fratelli, che stavano introducendosi nella sua casa. In quella occasione morì un 28enne, giostraio come il fratello, di 6 anni più giovane. Boni non è nuovo alle telecamere, essendo stato più volte ospite di talk show televisivi di ogni rete. La sera di martedì scorso, Boni era collegato in diretta dalla sua abitazione di Caniparola allo studio di Belpietro, in contemporanea con altri ospiti che erano a favore o contrari alla reazione violenta di chi, come lui, è stato vittima di furti e rapine. Quando il commerciante fosdinovese ha detto che non rinnega quanto fatto, la discussione si è infiammata, dividendo ulteriormente le parti in causa. «Non sono un giustiziere e se provo o meno rimorso, è cosa che riguarda solo me e non altri» ha risposto Boni alle domande incalzanti di chi disapprova la reazione violenta nei confronti dei malviventi, preferendo a essa la richiesta di intervento delle forze dell'ordine. «È assurdo voler giudicare la reazione di ognuno secondo la situazione e lo stato d'animo del momento - ha sostenuto Boni - se qualcuno si introduce in casa, nottetempo e con i residenti che stanno cenando tranquillamente o dormendo, è logico potersi difendere».
«Quando ho sparato al ladro - ha detto Maurizio Boni dopo la trasmissione tv - avevo già subìto sette furti in casa e nel negozio sottostante. Quella era l'ottava volta e perdipiù eravano tutti in casa». Boni si trovò davanti a una situazione inaspettata e reagì sparando con una pistola regolarmente denunciata. Solo colpi in aria, disse poi, ma sta di fatto che uno di questi uccise il giovane giostraio. Nel dicembre dello stesso anno, Boni venne condannato per omicidio colposo a quattro anni e mezzo di carcere, uno dei quali in reclusione totale, una parte in regime di semi libertà e il resto in affidamento ai servizi sociali, permettendogli così di lavorare nel suo negozio. «In momenti simili - dice Boni - è difficile decidere che fare. Si agisce d’istinto e io ho reagito per difendere la mia famiglia. I due sono scappati all’esterno e io li ho inseguiti impugnando la pistola regolarmente denunciata che tenevo in casa». In seguito, Boni ha affidato il racconto della sua esperienza a un libro "Il rimorso di non avere rimorso" edito da Lineadaria, così commentandolo: «Ogni volta che apprendo notizie simili alla mia esperienza - dice il commerciante - rivivo quel giorno di inizio primavera di 23 anni fa quando, trovandomi di fronte a due sconosciuti penetrati nella mia abitazione, la mia vita cambiò, La mia solidarietà alle persone la cui famiglia, come la mia, è stata stuprata della sicurezza di casa propria. Una violenza che solo chi la prova può capire».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Quando ho sparato al ladro - ha detto Maurizio Boni dopo la trasmissione tv - avevo già subìto sette furti in casa e nel negozio sottostante. Quella era l'ottava volta e perdipiù eravano tutti in casa». Boni si trovò davanti a una situazione inaspettata e reagì sparando con una pistola regolarmente denunciata. Solo colpi in aria, disse poi, ma sta di fatto che uno di questi uccise il giovane giostraio. Nel dicembre dello stesso anno, Boni venne condannato per omicidio colposo a quattro anni e mezzo di carcere, uno dei quali in reclusione totale, una parte in regime di semi libertà e il resto in affidamento ai servizi sociali, permettendogli così di lavorare nel suo negozio. «In momenti simili - dice Boni - è difficile decidere che fare. Si agisce d’istinto e io ho reagito per difendere la mia famiglia. I due sono scappati all’esterno e io li ho inseguiti impugnando la pistola regolarmente denunciata che tenevo in casa». In seguito, Boni ha affidato il racconto della sua esperienza a un libro "Il rimorso di non avere rimorso" edito da Lineadaria, così commentandolo: «Ogni volta che apprendo notizie simili alla mia esperienza - dice il commerciante - rivivo quel giorno di inizio primavera di 23 anni fa quando, trovandomi di fronte a due sconosciuti penetrati nella mia abitazione, la mia vita cambiò, La mia solidarietà alle persone la cui famiglia, come la mia, è stata stuprata della sicurezza di casa propria. Una violenza che solo chi la prova può capire».
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