Torre Fiat, atolli e allarme alga tossica
L’erosione della spiaggia con l’acqua profonda ormai pochi centimetri e l’acqua calda con le prime fioriture del vegetale
MASSA. Due atolli hawaiani davanti alla torre Fiat. Strabuzzi gli occhi e li vedi ancora lì: la sabbia fina, l’acqua cristallina che li circonda, i bagnanti rilassati con l’acqua che lambisce i corpi sulla sabbia. Sarebbe un piccolo paradiso tropicale se l’erosione della spiaggia e il mancato dragaggio della sabbia non avessero ridotto il litorale a una striscetta e reso l’acqua una vasca calda e stagnante, perfetto habitat per l’alga tossica.
E infatti quest’anno l’incubo dei bagnanti si è manifestata con un certo anticipo. Basta fare due passi lungo la scogliera, ormai quasi del tutto incapace di fare opera di filtraggio e barriera, per trovarne le prime fioriture. E siamo soltanto alla fine di Aprile, a distanza di qualche mese dal principio della stagione. Le acque avranno modo si scaldarsi ulteriormente. «Abbiamo trovato già l’alga in questi giorni – spiega Doriano Cranco, vicepresidente di Verve, proprietaria della Torre Fiat –l’abbiamo vista vicino alla scogliera. Di solito arriva più tardi ma con tutta la sabbia che si è accumulata si crea subito un ambiente caldo, perfetto perché cresca».
E c’è da non crederci a guardare tutto dall’alto, dai 57 metri dal suolo della Torre. L’acqua è davvero cristallina, nonostante la distanza in trasparenza si vede il fondale. «Questo è il periodo migliore, poi putroppo diventa torbida con tutte le correnti e la sabbia che si sposta e si accumula sul fondale. Non c’è mai ricambio», rincara Cranco.
Si può passeggiare rimanendo fuori dall’acqua ben al di sopra della cintola per un bel po’. La sabbia che ha superato la barriera che dovrebbero opporre i pennelli a protezione della costa è davvero molta. Anche in questo caso, aiuta molto guardare le cose dall’alto. Mentre i pochi metri di spiaggia si immergono dell’acqua bastano due passi, non si può dire una bracciata vista la profondità, e si arriva a una sorta di secca.
Gli atolli hawaiani emersi e ormai prossimi a congiungersi con la spiaggia. Quando i granelli non si ammonticchiano, si può vedere come degradino sott’acqua, fin quasi ad affiorare in superficie. Condizioni che rendono il mare una vasca ad alta temperatura e quasi impossibile da attraversare con una barchetta o persino una canoa.
La situazione è identica anche a sinistra della Torre, nel tratto che arriva di fronte all’Ugo Pisa. Lì una piccola imbarcazione blu non può riprendere il mare ed è costretta a riva perché si incaglierebbe sul fondale. Fa fatica persino un gruppo di canoisti che in tre, su un missile rosso allungato, a un certo punto si bloccano e devono pagaiare con forza per spostarsi dalla secca. Il fondo della canoa aveva toccato la sabbia bloccandoli.
Da mesi in tutta la zona si aspettano i lavori di dragaggio promessi dal Comune. I più importanti interventi sulle scogliere sono di competenza regionale e per adesso giacciono in cassetti, affiorando solo per sentire promesse: « Si faranno, si troveranno i soldi».
Con l’estate alle porte però dover aspettare i dragaggi preoccupa chi vive di turismo e mare. I lavori sono stati annunciati per aprile ma finora non sono partiti. In più il Comune ha spiegato che sono stati prelevati dei campioni di sabbia per le analisi. Se qualcosa dovesse risultare non a norma non pare ci sia un piano b. E allora sarebbe l’addio allo svuotamento delle vasche e al ripascimento della spiaggia. A quel punto più che attirare turisti si attirerebbero alghe. E ci sarebbe da chiedersi anche se le sabbie non adatte a essere stese sul litorale siano compatibili con la balneazione. «In Emilia queste operazioni sulle spiagge le fanno da sempre, per tempo – aggiunge Cranco – e con la sabbia raccolta poi si stendono chilometri di spiaggia liscia come il piano del biliardo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
