Italia
Class action di 100 aziende contro il Consorzio Zia
di Alfredo Faetti e Alessio Profetti
L’ultimatum a Enrico Rossi: la Regione lo chiuda o pronti ad azioni legali. Chiesto anche un incontro riguardo alle cartelle “pazze” inviate ai privati
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MASSA. Sono un centinaio le aziende che chiedono la chiusura del Consorzio Zia. Una richiesta che ormai ha preso la forma di un ultimatum, inviato direttamente al governatore Enrico Rossi: o la Regione dà il via alla procedura per la chiusura dell’ente o i privati sono pronti a dare il via ad una class action, un’azione legale collettiva per portare la questione in tribunale. «Ci sono già delle sentenze della Cassazione in questo senso, che hanno condannato i consorzi per non aver adempiuto ai loro doveri» spiega Michele Russo, presidente della Proloco Catagnina, l’associazione che dal 2013 si impegna a riqualificare l’area industriale con i contributi volontari delle ditte associate. Sulla stessa linea, le aziende chiedono anche la cancellazione di tutte le cartelle che in questi mesi si sono viste recapitare con l’intimazione di pagamenti e arretrati. «Circa un mese fa — spiega Russo — sono stato in Regione spinto dai nostri associati per capire la storia dei contributi, da quando il Consorzio è stato commissariato hanno iniziato a mandare cartelle da pagare a tutti, contributi che non spettavano neanche».
La risposta della Regione è attesa nei prossimi giorni: il consigliere regionale Pd Giacomo Bugliani arriverà a Firenze per sapere quale strada vuol intraprendere la Regione riguardo il Consorzio Zia: se ristrutturarlo o se destinarlo alla chiusura trasferendo quelle che dovevano essere le sue funzioni al Comune di Massa e all’assessorato delle Attività Produttive, come chiedono appunto i privati. Se non verrà scelta questa seconde opzione, le aziende andranno verso una class action: in molte hanno già aderito al progetto, con tanto di firma e timbro, in attesa della decisione di Rossi. «Sarebbe assurdo foraggiare ancora un consorzio che fino a ieri è stato inutile - continua Russo - Non ha mai pensato neanche a tappare le buche nella strada». Ma c’è anche un’altra risposta che attendono i privati, legata a quelle cartelle da centinaia e in alcuni casi migliaia di euro recapitate nelle ultime settimane. «Probabilmente il commissario si è trovato davanti a una situazione disastrosa e si sono attivati — continua Russo — contributi di fatture neanche mai spedite alle aziende, addirittura anche a ditte che hanno sempre effettuato i pagamenti e lettere anche a chi non rientra nell’area consorziale. Adesso ci vediamo recapitare raccomandante dove si dice che siamo debitori». «Questo Consorzio negli ultimi dieci anni non ha fatto nulla, ciò che doveva servire a dare sviluppo alle attività, reindustrializzare le zone artigianali, cercare nuovi insediamenti, moltiplicare posti di lavoro, curare le infrastrutture. Le aziende non hanno ricevuto la benché minima assistenza e nessun supporto». Per chiedere la cancellazione di queste cartelle, Russo ha dato il via ad una raccolta firme, trovando anche qui un centinaio di adesioni. La lettera firmata e sottoscritta è stata inviata in Regione proprio in questi giorni ma «stanno aderendo molte altre aziende che sono venute a sapere di questa iniziativa — continua il presidente — noi vogliamo la chiusura del Consorzio e la cancellazione di tutti i contributi richiesti, per troppi anni si è voluto approfittare, una ristrutturazione del Consorzio significherebbe pompare altri soldi dalle tasche delle aziende. Le competenze possono passare benissimo in mano a enti che già esistono. Il Comune, la Provincia hanno tutte le competenze e le figure qualificate per affrontare queste situazioni. La zona industriale deve far parte delle attività produttive».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La risposta della Regione è attesa nei prossimi giorni: il consigliere regionale Pd Giacomo Bugliani arriverà a Firenze per sapere quale strada vuol intraprendere la Regione riguardo il Consorzio Zia: se ristrutturarlo o se destinarlo alla chiusura trasferendo quelle che dovevano essere le sue funzioni al Comune di Massa e all’assessorato delle Attività Produttive, come chiedono appunto i privati. Se non verrà scelta questa seconde opzione, le aziende andranno verso una class action: in molte hanno già aderito al progetto, con tanto di firma e timbro, in attesa della decisione di Rossi. «Sarebbe assurdo foraggiare ancora un consorzio che fino a ieri è stato inutile - continua Russo - Non ha mai pensato neanche a tappare le buche nella strada». Ma c’è anche un’altra risposta che attendono i privati, legata a quelle cartelle da centinaia e in alcuni casi migliaia di euro recapitate nelle ultime settimane. «Probabilmente il commissario si è trovato davanti a una situazione disastrosa e si sono attivati — continua Russo — contributi di fatture neanche mai spedite alle aziende, addirittura anche a ditte che hanno sempre effettuato i pagamenti e lettere anche a chi non rientra nell’area consorziale. Adesso ci vediamo recapitare raccomandante dove si dice che siamo debitori». «Questo Consorzio negli ultimi dieci anni non ha fatto nulla, ciò che doveva servire a dare sviluppo alle attività, reindustrializzare le zone artigianali, cercare nuovi insediamenti, moltiplicare posti di lavoro, curare le infrastrutture. Le aziende non hanno ricevuto la benché minima assistenza e nessun supporto». Per chiedere la cancellazione di queste cartelle, Russo ha dato il via ad una raccolta firme, trovando anche qui un centinaio di adesioni. La lettera firmata e sottoscritta è stata inviata in Regione proprio in questi giorni ma «stanno aderendo molte altre aziende che sono venute a sapere di questa iniziativa — continua il presidente — noi vogliamo la chiusura del Consorzio e la cancellazione di tutti i contributi richiesti, per troppi anni si è voluto approfittare, una ristrutturazione del Consorzio significherebbe pompare altri soldi dalle tasche delle aziende. Le competenze possono passare benissimo in mano a enti che già esistono. Il Comune, la Provincia hanno tutte le competenze e le figure qualificate per affrontare queste situazioni. La zona industriale deve far parte delle attività produttive».
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