Tristi e abbandonate dopo anni di sfarzo: il declino delle ville
di Manuela D’Angelo
Frequentate nei tempi d’oro da Calvino, Dalla e Federer Oggi sono fatiscenti, ricoperte di rovi, perennemente chiuse
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MASSA. Marina di Massa, Ronchi, Poveromo, gli anni ruggenti del turismo scintillante, i luoghi dell’intellighenzia italiana, di cui oggi non è rimasto quasi più nulla. Partire da Oliviero, il locale che sbaragliò la concorrenza dei grandi colossi del divertimento, la Bussola e la Capannina, è d’obbligo. Davanti ai suoi cancelli, nel 1963, fu girata la mirabile scena del film “Una vita difficile” con Alberto Sordi, che esce ubriaco dal locale, rincorre e sputa alle auto sul Lungomare, perché tradito dalla moglie; negli anni Settanta, qualcuno ricorda ancora un giovanissimo Lucio Dalla, lasciato fuori dalla festa perché in zoccoli e pantaloni di lino, mise poco adatta al tempio del divertimento e ad ospiti come Modugno, Walter Chiari, Fred Bongusto, Paolo Villaggio.
Oliviero. Oggi Oliviero è così: chiuso da decenni, una cancellata da mettere in sicurezza per l’incolumità pubblica, dentro soltanto abbandono e sterpaglie. La villa che Oliviero Comparini comprò dall’allora ministro Angelini, facendo infuriare la nobile famiglia fiorentina dei Marchi, che accanto alla loro proprietà non volevano frastuoni, è ancora splendida. Ma abbandonata.
La Romanina. Poco più avanti, in un’altra traversa che spacca il Lungomare, c’è La Romanina, una storica casa vacanze di proprietà di antichi sacerdoti romani, che qui venivano a trascorrere le ferie estive: da anni è chiusa, ci vive un custode che lo è, di fatto, non solo dei beni materiali, ma anche dei segreti delle vacanze dell’alto clero della capitale. Molti imprenditori, tra cui anche la famiglia Buffon, misero gli occhi sulla Romanina, che affaccia sul mare e avrebbe immense potenzialità. Oggi pare sia stata acquistata da una cordata romana, ma rimane chiusa e nell’abbandono.
Villa Irene. Il simbolo della decadenza, sia culturale che ambientale della macchia umida di Poveromo, è però villa Irene, 26 mila metri quadrati di terreno, un gioiello di villa fatto costruire nel 1928 da Alexandre De Guttry, esule polacco, amico dello zar di Russia, per farne un albergo. Da qui passarono, per fare bagni al mare e riposarsi, personaggi come Mario Mafai, Longhi, Mino Maccari, Piero Gadda, Calamandrei; vi soggiornò Alberto Savinio, che sul Corriere della Sera, in terza pagina, scrisse della magica foresta del Poveromo. Villa Irene ospitò De Chirico, Einaudi, Italo Calvino e un adolescente Federer, che si allenava sui cinque campi da tennis della tenuta. Oggi villa Irene, venduta in anni recenti ai Caltagirone, è una selva oscura di rovi e sterpaglie. La terra rossa dei campi da tennis c’è ancora, sommersa dall’immondizia.
Poggiomarino e le altre decadenze. Di ville storiche abbandonate, di cui le amministrazioni non possono prendersi cura perché sempre private, ce ne sono a decine: si chiamava Poggiomarino la tenuta della contessa Lodolf, 4 ettari e mezzo di terreno, con un passaggio privato attraverso la pineta comunale per arrivare al mare, senza essere viste. Sui quattro lati della tenuta c’erano le case della servitù, altrettanto belle e oggi patrimonio indistruttibile: come l’Angolino, una vecchia portineria che poi fu acquistata dal direttore dell’Olivetti e nel cui immenso parco si sposò il figlio, con la più famosa delle signorine buonasera, Nicoletta Orsomanno. Ci vivono gli extracomunitari, senza un tetto dove andare, a villa Verde, a due passi dalla storica villa di Piero Calamandrei: era una casa vacanze delle suore di clausura, nei primi anni Cinquanta. Oggi c’è da aver paura a passarci vicino. Le ville storiche rimangono tutte private: ogni tanto si sente di qualche vip pronto ad investire, acquistano, rivendono, abbandonano. Ad oggi, in comune a Massa non ci sono richieste di autorizzazione urbanistica, per la riqualificazione delle ville storiche. L’unica rimasta sempre aperta è la Pergola, oggi Rta: lì, prima della guerra, c’era un’osteria, la Catè, alla cui tavola hanno mangiato intellettuali come Gadda, Carrà e Guttuso, di cui rimangono ancora inediti e preziosi bozzetti.
Oliviero. Oggi Oliviero è così: chiuso da decenni, una cancellata da mettere in sicurezza per l’incolumità pubblica, dentro soltanto abbandono e sterpaglie. La villa che Oliviero Comparini comprò dall’allora ministro Angelini, facendo infuriare la nobile famiglia fiorentina dei Marchi, che accanto alla loro proprietà non volevano frastuoni, è ancora splendida. Ma abbandonata.
La Romanina. Poco più avanti, in un’altra traversa che spacca il Lungomare, c’è La Romanina, una storica casa vacanze di proprietà di antichi sacerdoti romani, che qui venivano a trascorrere le ferie estive: da anni è chiusa, ci vive un custode che lo è, di fatto, non solo dei beni materiali, ma anche dei segreti delle vacanze dell’alto clero della capitale. Molti imprenditori, tra cui anche la famiglia Buffon, misero gli occhi sulla Romanina, che affaccia sul mare e avrebbe immense potenzialità. Oggi pare sia stata acquistata da una cordata romana, ma rimane chiusa e nell’abbandono.
Villa Irene. Il simbolo della decadenza, sia culturale che ambientale della macchia umida di Poveromo, è però villa Irene, 26 mila metri quadrati di terreno, un gioiello di villa fatto costruire nel 1928 da Alexandre De Guttry, esule polacco, amico dello zar di Russia, per farne un albergo. Da qui passarono, per fare bagni al mare e riposarsi, personaggi come Mario Mafai, Longhi, Mino Maccari, Piero Gadda, Calamandrei; vi soggiornò Alberto Savinio, che sul Corriere della Sera, in terza pagina, scrisse della magica foresta del Poveromo. Villa Irene ospitò De Chirico, Einaudi, Italo Calvino e un adolescente Federer, che si allenava sui cinque campi da tennis della tenuta. Oggi villa Irene, venduta in anni recenti ai Caltagirone, è una selva oscura di rovi e sterpaglie. La terra rossa dei campi da tennis c’è ancora, sommersa dall’immondizia.
Poggiomarino e le altre decadenze. Di ville storiche abbandonate, di cui le amministrazioni non possono prendersi cura perché sempre private, ce ne sono a decine: si chiamava Poggiomarino la tenuta della contessa Lodolf, 4 ettari e mezzo di terreno, con un passaggio privato attraverso la pineta comunale per arrivare al mare, senza essere viste. Sui quattro lati della tenuta c’erano le case della servitù, altrettanto belle e oggi patrimonio indistruttibile: come l’Angolino, una vecchia portineria che poi fu acquistata dal direttore dell’Olivetti e nel cui immenso parco si sposò il figlio, con la più famosa delle signorine buonasera, Nicoletta Orsomanno. Ci vivono gli extracomunitari, senza un tetto dove andare, a villa Verde, a due passi dalla storica villa di Piero Calamandrei: era una casa vacanze delle suore di clausura, nei primi anni Cinquanta. Oggi c’è da aver paura a passarci vicino. Le ville storiche rimangono tutte private: ogni tanto si sente di qualche vip pronto ad investire, acquistano, rivendono, abbandonano. Ad oggi, in comune a Massa non ci sono richieste di autorizzazione urbanistica, per la riqualificazione delle ville storiche. L’unica rimasta sempre aperta è la Pergola, oggi Rta: lì, prima della guerra, c’era un’osteria, la Catè, alla cui tavola hanno mangiato intellettuali come Gadda, Carrà e Guttuso, di cui rimangono ancora inediti e preziosi bozzetti.
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