Il Tirreno

Sul marmo guadagni del 22 per cento: pochi uguali in Italia

di Alfredo Faetti
Sul marmo guadagni del 22 per cento: pochi uguali in Italia

Il dato dal report dell’Isr sui bilanci delle società di capitale Il record è per l’escavazione, ma cresce anche la lavorazione

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CARRARA. Non occorrevano certo numeri di bilancio o previsioni d’investimento per capire che il marmo, nella zona Apuana, rappresenta una fonte ineguagliabile di ricchezza, intesa come produzione e guadagno. Non c’è insomma un settore sul territorio che tira tanto come quello dell’escavazione e della lavorazione del marmo. Ma forse non ha molti uguali neanche in Italia. È questo aspetto che sanciscono le cifre appena pubblicate dall’Isr, l’Istituto Studio e Ricerca della Camera di Commercio di Massa-Carrara. Un dato su tutti: per le società impiegate nell’estrazione di minerale il roi operativo, inteso come ritorno degli investimenti fatti, nel 2015 si è attestato al 22,3 per cento. In parole povere: il guadagno netto sul prodotto venduto è del 22 per cento. «Difficile trovare in Italia settori che mediamente abbiano performance del genere» scrivono nella prefazione del report sui bilanci 2015 delle società di capitali, a doppia firma, Dino Sodini e Vincenzo Tongiani, presidenti rispettivamente della Camera di Commercio e dell’Isr.

Prendete qualsiasi altro settore, sia del territorio sia a livello nazionale, e difficilmente troverete un margine di guadagno simile. Nella provincia apuana, il roi operativo, si ferma al 6,4 per cento e per intenderci rappresenta una buona percentuale, in lieve crescita rispetto a passato per tutte le aziende. Diventa quindi chiaro il valore di quel 22 per cento nell’estrazione del minerale, capace di diventare la forza motrice di una macchina che si mantiene da sola. Basta pensare al credito, ad esempio: con standard simili, l’escavazione del marmo non è soltanto una garanzia ma una vera e propria attrazione per le banche, che vedono un guadagno sicuro nel settore. «Tra i tanti record, l’estrazione e la lavorazione lapidea annoverano quello della redditività netta e di una solidità patrimoniale molto forte, che li rende estremamente appetibili agli occhi del sistema del credito» si legge nel report dell’Isr. Sono diversi, infatti, i record toccati dall’oro bianco e da tutto il mondo che ci gira attorno. È il settore con il più alto utile in rapporto ai ricavi: per l’estrazione il margine nel 2015 è cresciuto fino al 13,1 per cento, rispetto all’11,6 dell’anno precedente; bene anche il comparto della lavorazione, che arriva all’8 per cento dei rispettivi ricavi. Stessa tendenza per quanto riguarda il fatturato 2015, che supera di gran lunga (in entrambi i comparti) il dato provinciale: per l’estrazione ammonta a circa due milioni e trecentomila euro (con un’evoluzione del più 16,7 per cento), mentre per quanto riguarda la lavorazione lapidea il fatturato medio tocca quota tre milioni e ottocentomila euro (per un più 14 per cento). C’è comunque una differenza tra i due comparti: l’escavazione raggiunge vette di calibro nazionale, forte di un export (sebbene il 2016 non sia stato dei più felici) che permette di aumentare i guadagni livellando le perdite legate alla vendita interna del prodotto; la lavorazione invece si mantiene su livelli più vicini alla media provinciale, ma in ogni caso registra una crescita importante rispetto al passato. Un settore che nel suo insieme rilancia l’intero panorama industriale apuano, almeno per quanto riguarda le società di capitale (quelle prese in esame nel report bilanci dell’Isr), ossia di quelli che possiamo considerare i colossi. «Basti pensare che l’utile medio realizzato dalle imprese dell’intero comparto lapideo - continuano nella loro analisi Sodini e Tongiani - è praticamente analogo al fatturato conseguito dalla micro impresa tipo del territorio ed è pari a quasi sette volte il risultato netto di esercizio medio generale». Tradotto: il mondo del marmo equivale all’intero settore della micro impresa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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