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Studi Felici di Carrara, da mezzo secolo sculture religiose ma non solo
Mirco Felici gestisce il laboratorio dal 2001: «Meglio la scultura a mano dei robot»
di LUCA BARBIERI
Scuola del Marmo da rilanciare, formazione di nuovi giovani nei laboratori e rivalutare la scultura, specialmente quella "a mano". Parte da questi capisaldi il Felici (Mirco) pensiero sulla riscoperta dei laboratori artistici a Carrara.
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Mirco Felici, presidente marmisti Confartigianato, gemello di Fabio (presidente di Imm Carrara Fiere), dopo aver studiato e lavorato fuori Carrara, dal 2001 porta avanti il laboratorio di via Aurelia (Turigliano) del padre, Dino, scomparso nel 2002 per la Sla e a cui è dedicato l'omonimo premio consegnato a chi, proprio nella ricerca e nella battaglia contro questa malattia, si è distinto. Un laboratorio, quello che adesso Mirco Felici conduce, che quest'anno compie mezzo secolo di vita.
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«Con me - racconta Mirco scorrendo col pensiero l'albero genealogico a ritroso - siamo arrivati alla quarta generazione che lavora nel mondo del lapideo».
Tra passato e presente. La crisi si fa sentire anche in questo settore e a lavorare in laboratorio, oggi, sono tre gli addetti fissi a cui si aggiungono altri artigiani in caso di necessità. «In questo periodo si lavora di più sul sacro, sulle sculture religiose», dice Felici che continua: «seguiamo l'esigenza e il progetto del cliente e cerchiamo di mantenere la qualità con una lavorazione tradizionale». Un presente che porta il nome, per esempio, di una copia marmorea di 2,20 metri circa dell'Angelo del dolore, ancora ultimare. E un passato tra opere più e meno celebri. La più nota, ovviamente, è la Madonna di Medjugorje del 1986 (di 2,15 metri) scolpita dal padre e che è diventata un simbolo a livello internazionale e a cui si sono aggiunte, sempre nella città della Bosnia ed Erzegovina, le statue del 2001 e del 2008. Altra celebre opera made in Carrara, nel laboratorio Felici, del 1993 è il modellino (un metro) della Mercedes classe C che si trova a Stoccarda. «Hanno scelto le cave e il laboratorio per lo spot per un motivo: il marmo rappresenta solidità e lusso», chiosa a riguardo Felici.
Nella lunga lista, tra gli altri lavori, c'è una scultura per un movimento religioso portata a Roma, opere per magnati della finanza, la Madonna incinta, la Madonna per il popolo Maori in Nuova Zelanda, il busto marmoreo di Salvo D'Acquisto in Puglia, lavori ornamentali per grandi yacht e un reality italo-cinese che, nel 2015, è passato proprio dal laboratorio di via Aurelia con la nota attrice Maria Grazia Cucinotta a condurre il programma. Lavori di architettura, lavorazione artistica e funeraria, statue religiose e non, e richieste più o meno ordinarie. Come la statua marmorea che raffigura una Madonna che abbraccia dolcemente una donna: «è l'interpretazione di un sogno», spiega Felici.
Passato, presente e anche un futuro che vede l'avanzata della robotica, ma che non può prescindere per Mirco Felici dalla formazione di nuovi giovani che sappiano lavorare a mano, tramite Scuola del Marmo, Accademia e laboratori cittadini appunto.
«I robot - analizza - fanno soltanto una parte del lavoro, ci vuole qualcuno che sappia lavorare a mano. I robot non costano meno e il lavoro a mano viene meglio». «Mancano - prosegue -, secondo me, a Carrara nuovi scultori che possano rimpiazzare quelli vecchi. L'esperienza dell'anziano va trasmessa e insegnata al più giovani in laboratorio. Abbiamo la Scuola del Marmo e l'Accademia delle Belle Arti. Sulla Scuola del Marmo poi c'è un'idea sbagliata. Bisogna riscoprire il valore della scultura. Ci sono persone che quando si trovano davanti alle opere rimangono a bocca aperta e chiedono "A Carrara riuscite a fare ancora queste cose?"».
Potenzialità riconosciute da sempre anche da fuori città, ma che sembrano faticare a imporsi nel territorio. «Adesso - ammette Felici - soffriamo un po' la concorrenza della Cina. Già trent'anni fa dovevamo vendere meglio il nostro marchio».
E a proposito di brand in campo artistico si passa a parlare della vicina Pietrasanta. «Carrara - osserva - non ha niente da invidiare a Pietrasanta. Lì si sono saputi vendere, in senso positivo, meglio. Hanno saputo attrarre di più anche grazie a un maggior fermento culturale».
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