Il Tirreno

la rappresentazione tratta dall’opera di eduardo scarpetta

Miseria&Nobiltà, nel nuovo testo di Sinisi

Miseria&Nobiltà, nel nuovo testo di Sinisi

BAGNONE. Sono scene che tutti conosciamo, ma che ora vengono rivisitate e portate in scena venerdì sera al teatro Quartieri di Bagnone. Lo spettacolo tratto dal testo di Eduardo Scarpetta e reso...

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BAGNONE. Sono scene che tutti conosciamo, ma che ora vengono rivisitate e portate in scena venerdì sera al teatro Quartieri di Bagnone. Lo spettacolo tratto dal testo di Eduardo Scarpetta e reso celebre dal film del 1954 di Mattoli con Totò, “Miseria&Nobiltà”, è uno dei classici della tradizione napoletana e italiana. Reinterpretando nuovamente in un vero e proprio mito della modernità, Michele Sinisi ci racconta una storia tipicamente nostrana, capace di essere attuale e autentica sia dentro che fuori scena.

La vicenda è quella di un povero squattrinato che, costretto a vivere di espedienti per rimediare a fatica un tozzo di pane, dà vita a una fitta tessitura di trovate dialogiche e di situazioni che rappresentano la summa dell’arte attoriale italiana e di quanto di meglio la storia del teatro (in particolare quella napoletana) abbia prodotto nel tenere il pubblico inchiodato alla sedia. Lo scrivano Felice Sciosciammocca e il suo amico Pasquale sono due poveracci che vivono alla giornata: senza uno spicciolo in tasca e affamati, i due amici e le loro famiglie vengono ingaggiati dal marchesino Eugenio perché si fingano suoi nobili parenti presso la casa del futuro suocero, un cuoco arricchito, con lo scopo strappare il consenso al matrimonio. Colpi di scena ed equivoci renderanno le cose più complicate e nulla andrà secondo i piani.

Nella messa in scena di Sinisi, la farsa di Scarpetta si libera dalla parlata napoletana e, con l'uso di diversi dialetti, gioca a rappresentare realtà e finzione facendo leva sulle suggestioni evocate da questo testo, capace di evocare sentimenti e modi di vita comuni a tutti gli italiani. La scena volutamente scarna e cupa della prima parte con i suoi personaggi in tuta, magliette usurate e leggins, lascia spazio alla sorpresa dell’allestimento del secondo tempo: sfarzo solo apparente, dove un lampadario a prima vista sontuoso si rivela poi fatto di cucchiai e mestoli. I dialoghi e le scene sono un vero e proprio collante sociale, la ripetizione di un rito collettivo che unisce e diverte.

Questo avviene senza dimenticare il lascito del cinema e la potenza espressiva che questo veicola, il grande schermo bianco che compare in scena ne è la prova più efficace. “Miseria&Nobiltà” ritorna così a quel testo del 1888 solo riscoprendosi rito nell’oggi con una straordinaria squadra di attori che s’impossessano della scena. Basta citare le parole che dice Sciosciammocca nell’ultimissima battuta della storia: «Torno nella miseria, però non mi lamento: mi basta di sapere che il pubblico è contento».

“Miseria&Nobiltà” del mestiere del vivere recitando, come dicono i promotori, che danno l’appuntamento a tutti gli appassionati per venerdì sera alle 21.

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