«Bisogna portare qui chi fa opere da esportare»
Il presidente della Camera di Commercio Sodini spera nello sblocco delle aree Sin «Prezzi per i terreni troppo alti, ma c’è anche il turismo: serve un brand unico»
MASSA. Insiste, la ripete tre volte. Non per scacciarla ma per evocare la gravosità del fardello che più di tutti pesa sulle spalle degli apuani. «Con la fine dell’industria chimica nella nostra provincia, con lo scoppio della Montedison e la fine di quell’era lì, c’è rimasta solo disoccupazione. Disoccupazione, disoccupazione. E terreni inquinati». Dino Sodini, presidente della Camera di Commercio di Massa Carrara, individua il punto di rottura della storia del lavoro in questo territorio.
Bene, ma si tratta anche di un punto di non ritorno?
«Siamo poco appetibili perché i terreni dove si possono fare fabbricati sono molto cari. Carissimi. Più del triplo che altrove. Questo è uno dei punti nodali».
Lo dice anche Confindustria, che auspica uno sblocco delle aree com’è stato per Marina. Ma quelle aree aspettano bonifiche, sono inquinate...
«Gran parte dell’area è bloccata dal Sito d’interesse nazionale (Sin) e queste scelte le deve fare il ministero. E dialogare con loro non è facilissimo. Il risultato è che una parte si è sbloccata perchè è Sito d’interesse regionae (Sir), e con la Regione si dialoga meglio.
Andiamo al concreto: come la facciamo ripartire l’occupazione?
«Bisogna avere la capacità di attrarre investimenti, fare venire le imprese...».
È un po’ vago così. Dove si mettono le mani?
«Beh, il Porto. Tutta l’operazione delle imprese può stare in piedi solo se c’è un porto funzionante. La Nuovo Pignone è qui perché ha lo sbocco al mare, mica per altro. Bisogna attrarre aziende che devono movimentare cose abbastanza grosse».
Cosa gli si dà in cambio, qual è il miele per le api?
«Bisogna avere le infrastrutture, le aree ben servite. E quelle ci sono. E i terreni sul mercato ad un buon prezzo. Per fare grandi manufatti che possono trovare la via del mare è preclusa tutta la parte nord come territorio, dove ci sono i sottopassi che impediscono il passaggio. Non ci sta la nautica, non ci sta la carpenteria pesante. L’area appetibile è via Dorsale e via Zaccagna, che sono le arterie principali che ti portano a mare. I pochi terreni liberi lì chiedono oltre i 300-350 euro a metro quadro».
Ma chi vende ha interesse a tenere prezzi così alti?
«No, il prezzo lo fa il mercato. Se i terreni sono bloccati dalla Sin è ovvio che chi vende è costretto ad alzare il prezzo. Negli anni del boom della nautica c’erano cantieri che arrivavano da Viareggio ed erano interessate a prendere anche a quei prezzi. Gli altri no».
Il Consorzio Zona Industriale rinnovato può avere un ruolo o è condannato all’irrilevanza?
«Penso di sì, se opportunamente guidato. Se potesse in qualche modo gestire l’operazione delle bonifiche, calmierare i prezzi dei terreni e fare scouting per le aziende. Bisogna che ci sia la volontà di tutti e prima ancora della politica».
Un esempio di azione possibile?
«L’area ex Enichem, che se venisse venduta per intero e non a pezzetti sarebbe un vantaggio. Anche per ragionare in termini di filiera, con aziende come la Nuovo Pignone che in termini di outsourcing sono molto attente».
Il lavoro è anche turismo qui.
«Di sicuro. Bisogna prendere coscienza, e noi abbiamo dato un primo impulso con una riunione tra gli operatori, che questo territorio deve presentarsi con un’offerta riconoscibile e complessiva. Altrimenti non si va lontano».
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