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Feto morto a Montepepe, assolto il ginecologo Marrai

Feto morto a Montepepe, assolto il ginecologo Marrai

Il medico era stato condannato in primo grado a sei mesi ma in appello la sentenza è stata ribaltata Le parti civili contestano la formula «il fatto non sussiste». A giugno le motivazioni del giudice

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MASSA. La corte di appello di Genova ha ribaltato la sentenza di primo grado, emessa dal tribunale di Massa l’estate scorsa. Il giudice del capoluogo ligure ha assolto il ginecologo Roberto Marrai perché il fatto che gli veniva contestato «non sussiste». Formula piena. Il collega Fabrizio Garofalo, invece, lo aveva condannato a sei mesi. Tra novanta giorni ci saranno le motivazioni, ma intanto il legale del medico, l’avvocato Andrea Verona, esprime soddisfazione: «La sentenza di primo grado ci aveva lasciati spiazzati, perfino il perito del tribunale aveva detto che il mio assistito aveva seguito il protocollo previsto». Il tribunale di Genova prima di pronunciare la sentenza aveva preso un altro provvedimento a dicembre, congelando il pagamento della provvisionale di centomila euro prevista nel dispositivo emesso a Massa. Provvisionale che poi è stata cancellata dalla sentenza.

Ma perché era fino alla sbarra il ginecologo? Marrai era di turno all'ospedale di Montepepe la notte del 5 settembre del 2011: una giovane madre si presenta al pronto soccorso convinta che il bambino che cresceva dentro di lei da nove mesi stesse per nascere.

Si sottopone a un primo tracciato che porta la firma del medico che però non ritiene sia giunto il momento per portarla in sala travaglio. Secondo l'ipotesi dell'accusa la giovane ha aspettato in macchina fino alle 6 del mattino dilaniata dai dolori prima di essere ricoverata. Troppo tardi però, perché nel secondo tracciato il battito del bambino non si sentiva più. Il ginecologo e il suo legale hanno puntato la difesa sul fatto che il medico non era in ospedale quando il feto è nato morto, non era stato lui a fare il secondo tracciato, quindi. Trovando manforte nella perizia di consulenza di Guido Bertorelli, nominato dal tribunale, che si è più volte espresso ribadendo che Marrai si era attenuto alle linee guida previste in questi casi.

Oltre a condannare il ginecologo, Garofalo aveva chiesto di trasmettere gli atti alla procura per individuare altre responsabilità. Soprattutto in merito ad alcune testimonianze rese in aula. Alle parti civili, i genitori di quel bimbo non nato, rappresentati dagli avvocati Massimo Ansaldo e Matteo Ridolfi, non è piaciuta la formula usata nel dispositivo. Quel fatto non sussiste sembra negare il dramma che hanno vissuto.

Dato che Marrai di quel secondo tracciato non ne sapeva nulla, visto che aveva finito il suo turno, di chi sono le responsabilità?

E' evidente che qualcosa quella notte non ha funzionato. Le motivazioni della corte di appello faranno capire qualcosa di più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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