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«Casa Faci la prendiamo noi, ma serve un piano urbanistico»
Doriano Cranco di Verve conferma la trattativa: «Struttura interessante, ma prezzo alto» Sulle presenze attacca: «Ne facciamo 50mila e potrebbero essere molte di più. Manca il regolamento»
MASSA. Mentre le osservazioni al Regolamento urbanistico stanno per arrivare in commissione, c’è chi più di altri ne attende l’approvazione per definire i piani d’impresa. Ma come il Godot di Samuel Beckett, il regolamento atteso da tutti pare non arrivare mai. «E per chi come noi è sul territorio per fare impresa e creare lavoro – dice Doriano Cranco di Verve, società proprietaria della Torre Fiat – sta diventando una situazione surreale. Fare progetti così è molto difficile».
Cranco cosa manca nel regolamento, cos’è che fa da freno alle imprese?
«Intendiamoci, non è solo un problema di regolamento. Noi siamo in attesa degli strumenti per sviluppare un piano, come gli altri operatori sul territorio. E aspettiamo da anni. Ma manca anche la programmazione, la consapevolezza che si deve partire dal marchio Toscana per giungere a quello di Massa. Ma un progetto condiviso non c’èe i tavoli sono fermi».
Voi state provando comunque a comprare Casa Faci, che quest’anno non aprirà per le difficoltà di gestione. Ci spiega meglio i termini della trattativa?
«Noi siamo disposti sia a prenderla in gestione che a rilevarla. La valutazione di duecentomila euro proposta da Fides però è eccessiva, per noi il valore è minore. In ogni caso per acquisirla ci vorrano tre, al massimo quattro milioni di euro. E non è una trattativa che si sbloccherà quest’anno».
Dunque nessun acquisto a 10 milioni di euro...
«No, è una cifra fuori mercato che smentisco. Ci sono dei lavori da fare per rimettere la struttura a posto».
Che progetti avete in cantiere per la Torre Fiat?
«Abbiamo manifestato più volte al Comune la nostra intenzione di investire. Ci si aspetta però che questa volontà sia accompagnata da un interesse di chi fa politica. Siamo i primi contributori sia per presenze che per la tassa di soggiorno. Si tratta di una tassa di scopo, dunque ci aspetteremmo che questi soldi vengano investiti per marketing e progetti sul territorio. Ma non mi pare di vedere nulla muoversi in questo senso».
Cos’è che non va con la promozione del territorio?
«Voglio fare una battuta cattiva: si confondono le sagre con il turismo. E si esalta il modello sagra come se portasse turisti, invece sposta solo persone di quel territorio».
Alla Torre cosa serve fare?
«Noi ospitiamo in un anno 50.000 visitatori. È un numero notevole, si dirà, ma penso sia possibile ospitarne anche 20.000 in più. Però per decidere se fare determinati lavori, se e come investire i nostri soldi, bisogna che il piano prenda forma».
E per Casa Faci qual è la vostra idea?
«Forse è presto per parlarne. Puntiamo anche al turismo laico, non solo frati, ma prima bisogna vedere di preciso cosa c’è da fare. La chiusura è un danno d’immagine per tutti».
Potrebbe essere un’opportunità per assumere nuovo personale?
«Noi impieghiamo 56 persone nei servizi come stagionali da maggio a settembre, e altre 65 nei servizi aggiuntivi, educativi e ricreativi. Allungando la stagione, o aumentando le presenze, si potrebbe aggiungere del personale».
Che lavori si dovrebbero fare?
«Beh, basta pensare alla questione dell’erosione della costa. Chi d’estate trova le spiagge con i divieti di balneazione e piene di sabbia poi non torna più. Per allungare la stagione noi abbiamo pensato ai corsi di vela, ma provate ad andare adesso nella spiaggia. L’acqua è bassissima, come si fa in queste condizioni? Spero che come promesso puliscano le vasche, ma servono interventi sulle scogliere».
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