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Confermati i 30 anni per Andrea Mazzi

Confermati i 30 anni per Andrea Mazzi

Anche in appello i giudici non riconoscono le aggravanti per l’omicidio di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria

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MASSA. La corte d’appello di assise di Genova ha confermato la condanna a 30 anni per Andrea Mazzi, accusato di aver ucciso a coltellate Andrea Fruzzetti, 23 anni, ed Enrico Barìa, 30, la notte di Natale del 2013. L’omicida ha evitato così anche in secondo grado l’ergastolo e l’isolamento diurno in carcere, come aveva richiesto il procuratore generale Pio Macchiavello. Ed è stato merito del suo avvocato, Enzo Frediani, che a Genova ha bissato le richieste fatte a Massa: niente aggravanti, semmai attenuanti per il suo assistito. Alla fine, dopo una camera di consiglio durata poco più di due ore, il presidente della giuria Alessia Carta, il giudice a latere Alberto Cardino e i giudici popolari hanno confermato quanto stabilito dai colleghi in primo grado: niente attenuanti, ma neppure le aggravanti. La pena rimane invariata: trenta anni. Decisione che ha scatenato le ire dei parenti dei due ragazzi uccisi, soprattutto della mamma di Barìa. La donna ha contestato lungamente la sentenza, anche quando la giuria aveva lasciato l’aula.

Ma senza le aggravanti era impossibile dare l’ergastolo per la corte. I giudici di Genova, come quelli di Massa, hanno escluso «le contestate aggravanti e le attenuanti generiche». Non è stato un duplice omicidio premeditato: Mazzi non è partito da casa con il coltello per uccidere Fruzzetti e Baria, girava armato ma perché era stato coinvolto in risse e aveva paura della vendetta di quelli di Castagnara. Andrea ed Enrico si sono trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Anche l’aggravante della crudeltà (per l’omicidio Baria) non è stata riconosciuta, perché se è vero che è stato raggiunto da otto coltellate è anche vero che era in mezzo a una rissa dove c’era già stato un morto e dove un altro ragazzo (il fratello di Fruzzetti) era stato ferito seriamente. Infine l’aggravante dei futili motivi: è stata spazzata via grazie all’arringa di Frediani, che ha replicato a quanto detto da Macchiavello in requisitoria. «Mazzi era coinvolto nella rissa e si stava difendendo perché dall’altra parte erano di più», ha sottolineato. Come ha spiegato uno dei testi chiave dell’inchiesta condotta dal pm Rossella Soffio (Frank Della Pina, ferito nel tentativo di mettere pace). Il procuratore generale non è riuscito a insinuare il dubbio alla corte, troppo più forti le motivazioni della difesa. In aula c’erano sia l’imputato sia la sua famiglia, ma anche i genitori e i parenti dei due ragazzi che sono stati uccisi la notte di Natale di tre anni fa. Tre esistenze buttate via senza un perché. Ma la parola fine la dirà la Cassazione, semmai si potrà dire che è finita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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