Il Tirreno

Infiltrazioni mafiose alle cave a fine Anni 80: «La nostra inchiesta avversata e sottovalutata»

David Chiappuella
Uno scorcio delle cave
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Uno scorcio delle cave

Parla l’ex maresciallo Angeloni, autore del libro “Gli anni bui”: «Mandammo gli atti a Palermo: smagnetizzarono le intercettazioni»

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CARRARA. «Questa (...) è stata l'operazione di Polizia più importante alla quale ho partecipato e con la quale sono stati messi a nudo i rapporti tra mondo imprenditoriale e mafioso dell'epoca, non permettendo alla lunga mano mafiosa di impadronirsi del bene preponderante e specifico del mio territorio: gli agri marmiferi della provincia di Massa e Carrara, le nostre stupende cave, che hanno prodotto il marmo per Michelangelo e che sono famosissime nel mondo. A dimostrazione che anche una piccola Procura della Repubblica, come quella massese, può recare vanto ed orgoglio a tutti quei cittadini che credono ed hanno creduto nella Giustizia e nei suoi umili, ma coriacei, servitori».

È così che termina il libro "Gli anni bui della Repubblica", scritto dall'ex maresciallo della Guardia di Finanza Piero Franco Angeloni ed edito da Book Sprint.

Il volume, riproducendo atti processuali, intercettazioni ed informative delle forze dell'ordine, ricostruisce l'indagine sulle infiltrazioni mafiose alle cave di Carrara, avviata nei primi anni '90 dal giudice Augusto Lama, all'epoca sostituto procuratore della Repubblica a Massa.

Angeloni, che in quegli anni lavorava con la magistratura inquirente apuana, era stato braccio destro di Lama in quell'inchiesta, che fu bloccata quando l'allora ministro della giustizia Claudio Martelli, socialista, aprì un procedimento disciplinare contro il magistrato, sulla base di un esposto che censurava le sue esternazioni su possibili coinvolgimenti del gruppo Ferruzzi di Raul Gardini con la mafia siciliana.

La vicenda, nei giorni scorsi, è stata ripercorsa in un'intervista esclusiva al Tirreno dallo stesso giudice Lama, il quale ha anche ricordato di essere stato poi assolto dall'accusa contestatagli.

Angeloni, oggi 60enne ed in pensione per gravi motivi invalidanti, ha spiegato di aver scritto il suo libro per un'esigenza di giustizia e verità storica.

«Il sospetto di un possibile insabbiamento della nostra inchiesta - afferma - era legittimo, perché Gardini ed il suo gruppo, grazie ai finanziamenti ai partiti, erano molto legati al Psi».

L'indagine avviata a Massa fu la prima a concentrarsi sulla collusione tra Cosa Nostra ed il gruppo Ferruzzi, all'epoca proprietario della Sam-Imeg, due società che controllavano il 65% delle cave carraresi, riuscendo a provarne l'esistenza attraverso molti dati ed abbondanza di riscontri.

«Il 26 agosto 1991 - prosegue Angeloni - il giudice Lama inviò alla procura di Palermo informative ed atti inerenti i legami tra il gruppo Ferruzzi e la famiglia siciliana dei Buscemi, richiedendo anche approfonditi accertamenti bancari e patrimoniali su di essi».

Nel capoluogo siciliano, però, questi documenti non suscitarono l'attenzione che avrebbero meritato e vennero archiviati il 1° giugno 1992, subito dopo la strage di Capaci. Ma non solo.

«In seguito - ricorda Angeloni - siamo stati anche informati che le nostre intercettazioni (due anni di lavoro) furono smagnetizzate».

Dopo l'omicidio del giudice Paolo Borsellino, però, la procura di Palermo decise di riprendere l'indagine iniziata da quella apuana sulla Imeg.

In merito a quest'ultimo punto Angeloni avanza un'ipotesi assai interessante. «Se la magistratura siciliana ci avesse subito prestato ascolto - sostiene l'ex finanziere massese - si sarebbe potuto far luce sulla presenza della mafia in certi appalti pubblici e, forse, salvare le vite di Falcone e Borsellino».

Sorgono anche nuovi interrogativi sul suicidio di Gardini, avvenuto a Milano il 23 luglio 1993, un gesto che finora era stato messo in relazione con l'inchiesta Mani pulite e le tangenti. «Dalla nostra indagine - conclude Angeloni - si evince invece la difficoltà di uscire dal circolo vizioso della mafia da parte dell'imprenditore ravennate. Chi vi entra, poi non può più uscirne».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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