Il Tirreno

«Quindi ci laviamo i denti con il marmo di Carrara?»

«Quindi ci laviamo i denti con il marmo di Carrara?»

L’artista Arturo Brachetti stregato dalle cave e dalla lavorazione del marmo «Ho avuto la mia lezione d’arte, qui c’è uno spettacolo davvero straordinario»

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CARRARA. Un trasformista di fama internazionale stregato dalla trasformazione del marmo: sembrerà un gioco di parole ma è quello che è accaduto ad Arturo Brachetti, attore, regista e artista torinese salito alla ribalta della scena nazionale e non solo per le sue straordinarie metamorfosi sul palco. In città per portare in scena “Solo”, lo spettacolo che ha inaugurato la prima stagione di prosa post ristrutturazione al teatro degli Animosi, il “Peter Pan” dei palchi italiani non si è fatto mancare una visita alle cave di marmo che ha deciso di raccontare e condividere con i suoi fan in una diretta Facebook. Al suo secondo giorno in città, dopo il successo del debutto e prima della replica, Brachetti si è “arrampicato” con il suo inconfondibile ciuffo, fino al bacino di Colonnata e ha fatto tappa in paese, senza cedere però alla tentazione del celebre lardo perché, ha spiegato, «io il maiale lo vedo solo da lontano…mi farò un panino al marmo!». Ironia gastronomica a parte, il trasformista ha proseguito il suo piccolo tour, e dopo aver riscontrato che «avvicinarsi alle cave è difficile», è arrivato finalmente a Fantiscritti, cuore delle cave carraresi e luogo simbolo di un intero settore. Qui, Brachetti, ha fatto tappa da TorArt l’unico laboratorio d’arte contemporanea situato all’interno dei bacini estrattivi, ed è rimasto letteralmente folgorato nell’assistere “in diretta” alla lavorazione del marmo. A catturare la sua attenzione sono state in particolare due opere: un enorme scultura di Gesù Cristo, destinata a New York e quella che raffigura un uovo cavo, che sarà inviata in Svizzera. Entrambe le sculture, ancora da completare, sono state lavorate anche con l’ausilio di tecnologie di ultima generazione, incluso il sofisticato robot antropomorfo di cui dispongono i laboratori TorArt. E così, come dicevamo, il trasformista è stato stregato da una trasformazione che, proprio come nei suoi spettacoli, unisce tradizione e tecnologia, per dare risultati sorprendenti, impossibili da conseguire senza l’irrinunciabile tocco della mano artistica. Durante la visita non sono mancati i momenti “didattici”, grazie ai quali, Brachetti ha appreso che lo scarto della lavorazione del marmo, la “marmettola”, viene usato anche per produrre dentifrici: «Quindi ci laviamo i denti con il marmo di Carrara?» ha chiesto non senza stupore, inquadrando con il suo cellulare i rigagnoli di acqua bianca che sgorgavano dai macchinari. «Come al solito durante le tournée si imparano cose importanti» ha commentato alla fine di questa escursione, soddisfatto per quella che lui stesso ha definito «la sua razione di arte». Un’esperienza che Brachetti si è portato sul palco per la replica del suo spettacolo: «Adesso torniamo agli Animosi, il meraviglioso teatro di marmo che abbiamo battezzato… sono stato un po’ il suo padrino» ha commentato di rientro in città, dove in serata è tornato sul palco per la seconda di “Solo”. E per la seconda volta in due giorni, gli Animosi si sono riempiti in ogni ordine di posti, gli applausi sono scrosciati a scena aperta, e il pubblico è tornato a godersi il teatro cittadino. La prima stagione di prosa, dopo cinque anni di ristrutturazione, si aperta sotto i migliori auspici, e soprattutto con la sensazione che finalmente Carrara stia tornando a essere una città degna della sua prestigiosa tradizione culturale.

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