Il Tirreno

Un cimitero di auto lungo il Canalmagro

di Melania Carnevali
Un cimitero di auto lungo il Canalmagro

A Massa il deposito giudiziario situato accanto al mercato de Le Jare è chiuso da anni ma nessuno ha mai rimosso i veicoli

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MASSA. L’erbaccia copre quasi interamente la scritta del cartello. De, un pezzo d’erba, o, un altro pezzo d’erba, g, ancora lettere illeggibili, e poi tutto di fila ario. Lì sotto dovrebbe esserci scritto “deposito giudiziario”. Qui, una volta, in questo piccolo spazio verde ritagliato tra il torrente Canalmagro e il mercato ortofrutticolo de Le Jare, venivano portati tutti i veicoli sottoposti a sequestro amministrativo. Ossia il luogo dove vengono raccolti (e custoditi) i veicoli (in genere abbandonati) in attesa di identificare il proprietario che poi provveda al reclamo. Devono passare sessanta giorni, prima che il veicolo venga effettivamente considerato abbandonato, quindi rifiuto, e che il centro di raccolta proceda alla sua demolizione e al recupero dei materiali.

Da una decina di anni quel deposito è chiuso. Di auto o moto non ne arrivano più. Ci fu infatti un contenzioso tra la Provincia (il terreno è demaniale) e la società che gestiva il deposito, che come tutti (o quasi) i contenziosi, è finita con il suo inutilizzo. Eppure, oltre il cancello arrugginito, si vedono ancora i resti della sua attività: carcasse di auto e furgoncini avvolti nell’erba incolta, un cimitero di veicoli a bordo d’acqua.

Dal cancello, si vedono solo i tettucci mezzi sverniciati dei veicoli. L’erba li ha divorati tutti. Ma lì sotto, devono esserci almeno una decina di mezzi abbandonati. Quello che una volta era un furgoncino blu, un’auto bianca, un altro scheletro di auto un po’ più in là. E allora è facile immaginare che lì sotto ci siano anche batterie, gomme, idrocarburi. Tutto su uno strato di verde, quindi un terreno non impermeabilizzato, pronto a succhiare tutto il veleno e a conservarlo. E proprio lì, accanto a una delle principali vene d’acqua del territorio che dai monti portano al mare: il Canalmagro confluisce infatti nel Fescione il quale si butta poi nel Versilia e arriva a mare trascinandosi tutto. L’acqua non scorre oggi nel canale. Scorre sempre poco. Ma adesso quel pietrame secco sembra quasi parlare.

A ri(trovare) quel deposito è stata la commissione comunale Ambiente, che ieri mattina ha fatto un sopralluogo nel deposito comunale accanto a quello giudiziario. È lo spazio individuato per custodire (anche qui temporaneamente) il materiale proveniente dai lavori pubblici: cemento, lastre di marmo, pietre di ogni tipo, provenienti da piazze, strade, panchine, che poi possono essere riutilizzati in altre opere pubbliche. Anche questo deposito, di fatto, è completamente abbandonato a se stesse. Ma perlomeno senza nessun rischio ambientale.

Il deposito giudiziario invece è un’altra storia. Il rischio inquinamento c’è tutto. Le depositerie giudiziarie, come questa, infatti non necessitano di alcuna autorizzazione, ma solo fino a quando l’attività svolta è quella di mera custodia di mezzi sequestrati, senza che si producano altri rifiuti, nemmeno a causa di negligenza. Anche se, appunto, il rischio di corrosione, collassamento, sversamento, è lo stesso di un centro autorizzato. Adesso però quel luogo, da centro di raccolta e custodia si è trasformato in una discarica. Una discarica sul fiume.

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