Il Tirreno

Piano urbanistico bloccato da Firenze «Questioni tecniche»

Piano urbanistico bloccato da Firenze «Questioni tecniche»

La Regione “fa le pulci” al Poc di Pontremoli: aree agricole classificate come abitative. Parla l’assessore Lecchini

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PONTREMOLI. «Quando sarà pronto il Piano Operativo Comunale (Poc)?». Questa è una domanda che in questi mesi è circolata spesso e che, soprattutto i consiglieri di minoranza di "Open Pontremoli" hanno posto all'amministrazione, dichiarandosi pronti a collaborare con la maggioranza istituendo un'apposita commissione a hoc.

Il Poc (che in pratica è il vecchio regolamento urbanistico) è un atto di grande importanza per il futuro della città visto che si tratta dello strumento che, assieme al piano strutturale, andrà a disciplinare la conservazione, lo sviluppo e la riqualificazione di Pontremoli per i prossimi vent'anni. Un cammino importante che sembrava ormai giunto al capolinea quando, nel febbraio 2016, il consiglio comunale approvò il Piano. L'iter a quel punto prevedeva la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana (avvenuta il 9 marzo) e da quella data partiva il termine di sessanta giorni per la presentazione delle osservazioni. Da allora però la pratica si è arenata anche per delle sostanziali distanze tra il Comune e la Regione anche perché tra l'approvazione del Piano Strutturale e del Poc era cambiata la Legge regionale di riferimento.

Battaglia con Firenze. Una battaglia tra Pontremoli e Firenze che è ancora in atto, come ci spiega l'assessore all'urbanistica Michele Lecchini a cui abbiamo rivolto alcuni domande sul Poc e sulla sua approvazione.

«Stiamo dialogando con la Regione per limitare quanto più possibile gli effetti che derivano dalle osservazioni che ha formalizzato, in modo da poter poi giungere alla approvazione». La regione, nelle osservazioni, tra le altre cose segnala «una mancata chiarezza in relazione ai criteri di individuazione del perimetro del territorio urbanizzato» e che «si è rilevato che taluni ambiti classificati dal Piano Strutturale come aree a prevalente funzione agricola» siano in realtà ricondotte «all'interno del perimetro del centro abitato dalle tavole del Poc».

Si è riusciti a chiarire queste differenza di vedute con Firenze?

«Le differenze interpretative – spiega Lecchini derivano dal fatto che il nostro Piano strutturale è stato approvato in vigenza di una Legge diversa (la legge regionale n. 1/2005) da quella cui abbiamo dovuto riferirci in fase di adozione del Poc (L.R. n. 65/2014). La nuova Legge Urbanistica (ma anche le nuove previsioni del Pit regionale) peraltro aspramente contestata da ampi settori del mondo produttivo toscano e non solo, oltre che da enti locali e diverse associazioni di categoria, è risultata fortemente restrittiva rispetto alla precedente ed ha rivisto radicalmente il rapporto tra Piano strutturale e Poc. I nodi che si stanno cercando di sciogliere, nell'interesse del territorio e dei cittadini, sono tutti legati a queste problematiche, sulle quali riscontriamo nel confronto tecnico la rigidità delle norme regionali».

Il Poc, con il Piano Strutturale prima, ha un percorso di approvazione che ha coinvolto diverse amministrazioni. Ma quale è il segno distintivo del Comune di Pontremoli in questo percorso e quale invece il segno di continuità con tutte le amministrazioni che hanno avuto sotto mano la pratica? E quale l’idea della Pontremoli del futuro che emerge dal Poc? Risponde ancora Lecchini: «Quando abbiamo iniziato ad amministrare abbiamo in linea di massima ritenuto utile dare continuità al lavoro già svolto in merito agli strumenti urbanistici. Il lavoro che ne è scaturito è quindi effettivamente frutto di diverse amministrazioni. Più che un segno distintivo del nostro impegno, abbiamo voluto accentuare le scelte che spingono anche la nostra visione di Pontremoli cioè quelle legate ad una sempre maggiore crescita dei settori turistico ricettivi».

La replica a OpenPontremoli. L’assessore replica anche a OpenPontremoli da cui è arrivata la richiesta di istituire una commissione consigliare ad hoc o, eventualmente, fare un confronto per capire quali mosse adottare per sbloccare la pratica in Regione. «Il Pd si è astenuto in sede di adozione del Poc riconoscendo delle positività all'atto, se non ricordo male, anche proprio in chiave di visione del futuro. Mi sembra che a quell'atteggiamento costruttivo, oggi invece, forse per i noti problemi interni, preferisca ricercare anche su questi temi il solito sterile scontro politico. Di qui la richiesta chiaramente strumentale della commissione consiliare che ha in tutta evidenza solo finalità dilatorie su cui speculare e certamente non avrebbe possibilità di offrire soluzioni tecniche alle quali sono deputati soggetti specificamente incaricati (peraltro come detto confermato da amministrazioni differenti). Tornare indietro, per di più con gli strumenti tipici della vecchia politica evocati dal Pd, sarebbe quindi inutile e dannoso. Il confronto con la Regione è tecnico e deve proseguire su questo piano in modo che quanto prima porti all'approvazione del Poc, pur in un quadro normativo regionale che sinceramente non è a mio avviso calzante con gli attuali bisogni e le scelte necessarie per un territorio importante quale quello toscano».

Riccardo Sordi

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