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Nero alle cave, al setaccio tutti i documenti

Nero alle cave, al setaccio tutti i documenti

La Procura esamina le carte, le indagini sul sistema di sottofatturazione al monte vanno ancora avanti

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CARRARA. Al setaccio documenti, faldoni, trascrizioni di intercettazioni ambientali. Cifre, numeri e tutto quello che è finito nell’operazione "Black marble": marmo nero. Tre anni di indagini, intercettazioni ambientali, richieste di rogatorie in Svizzera. Un sistema di compra vendita del materiale passato al microscopio che adesso la Procura sta esaminando, foglio per foglio.

Nel mirino è finito il sistema di sottofatturazione la cui punta dell’iceberg era già emersa circa tre anni fa quando ha preso le mosse, la maxi inchiesta sul nero alle cave.

Un’inchiesta che ha richiesto moltissimo lavoro e che continua a tenere impegnati gli uffici della Procura.

Si tratta di una articolata e complessa indagine di polizia giudiziaria svolta dai finanzieri del Comando Provinciale di Massa Carrara, coordinata dal Procuratore della Repubblica dottor Aldo Giubilaro che ha permesso di scardinare un poderoso e collaudato "sistema" di evasione fiscale, perpetrato - secondo il sistema accusatorio da imprenditori operanti nel distretto del marmo nonché da altri soggetti, diversi dei quali di nazionalità estera.

Una sistematica sottofatturazione del materiale lapideo: è, e rimane questo, il centro della maxi-inchiesta sul nero alle cave e al piano.

Un lavoro che continua ad andare avanti con lo studio attento e preciso da parte della procura di tutti gli elementi messi insieme e raccolti nell’ambito del certosino lavoro degli uffici e degli uomini della Finanza.

E intanto la Procura sta lavorando con grande impegno anche all’altra indagine che riguarda sempre il mondo delle cave, e che è legata a doppio filo all’ambiente e a illeciti, contestati che vanno dalla marmettola agli sversamenti nei fiumi fino al disboscamento e all’accumulo abusivo di ravaneti. Proprio nei giorni scorsi la Procura aveva fatto istanza di sequestro per una delle tredici cave coinvolte, ma il gip prima e il tribunale del riesame dopo l’hanno rigettata.

Un sequestro, quello richiesto dalla Procura della repubblica, che era dovuto all’accumulo di marmettola che sarebbe stata rinvenuta, dopo i vari sopralluoghi, in una cava e che avrebbe consentito di provvedere in tempi stretti al suo smaltimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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