Il Tirreno

Cave, respinto il sequestro della Procura

di Alessandra Vivoli
Cave, respinto il sequestro della Procura

«Troppa marmettola»: per questo era scattata l’istanza. Intanto proseguono le indagini sul “nero”: nuove intercettazioni

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CARRARA. «Avevamo chiesto, come Procura il sequestro di una delle cave indagate per illeciti ambientali: il gip prima e il tribunale del riesame dopo l’hanno rigettato». Poche parole quelle del procuratore della Repubblica Aldo Giubilaro che fa il punto sulle due indagini che riguardano le attività estrattive al monte: quella appunto che riguarda gli illeciti ambientali, e l’altra, quella che ha messo sotto la lente il presunto sistema di sottofatturazione nella compravendita dei blocchi, conosciuta come l’inchiesta sul “nero alle cave”.

Illeciti ambientali: rigettata l’istanza di sequestro. Una maxi indagine, svolta con il prezioso contributo della Forestale, con tanto di sopralluoghi dall’altro, in elicottero, per monitorare il sistema di escavazione, passando al setaccio tutto quello che riguarda la marmettola sversata, i ravaneti abbandonati, ma anche i piani di coltivazione non rispettati e il disboscamentoi: insomma tutta una serie di reati ambientali sui cui ha acceso i riflettori la Procura della Repubblica. Per una delle cave finite sotto inchiesta era stato chiesto il sequestro, un sequestro che sarebbe stato utile a consentire lo smaltimento della marmettola ed eliminare ulteriori rischi. Ma l’istanza presentata dal procuratore Aldo Giubilaro è stata rigettata. Su questo puntoil procuratore capo non si sbilancia e alla domanda diretta di come giudica il mancato sequestro replica con un secco: «no comment».

Le indagini. Lo scopo del grande lavoro della Procura è riportare legalità in un settore a cui è legata a doppio filo la salute dei cittadini, lo stato di sicurezza dei fiumi e la qualità delle acque. Con l’istanza di sequestro (rigettata) si è giunti alla quarta fase di un’inchiesta iniziata dopo i primi controlli a Miseglia e a Torano (entrambe a Carrara).

Quello, tuttora in corso, è stato un lavoro ad ampio raggio: sono stati impegnati quaranta uomini, utilizzato l’elicottero e sofisticati strumenti di precisione. I primi accertamenti, svolti dal corpo forestale, come abbiamo già riferito si sono concentrati nel bacino di Miseglia e si sono basati su alcune segnalazioni arrivate in Procura.

Il corpo forestale ha sequestrato documentazione nelle ditte che gestiscono le cave e ha avviato i controlli sui ravaneti (luoghi in pendenza dove si accumulano i detriti), sulla marmettola (materiale di scarto che si ricava dal blocco di marmo al momento dell'estrazione) e sulle falde acquifere. Gli accertamenti hanno riguardato le falde al di sotto di quelli che un tempo erano rivoli e che oggi sono occupati da depositi di detriti derivanti dalle estrazioni in cava.

Le ipotesi di reato. Quello che potrebbe profilarsi sono reati di tipo ambientale a carico dei titolari delle aziende visitate. Qualora, naturalmente, venissero riscontrate irregolarità per quel che riguarda lo smaltimento di rifiuti e marmettola, la gestione dei ravaneti e delle falde acquifere. E proprio una produzione anomala di marmettola era stata riscontrata in una delle cave finite nel mirino. Una situazione che la Procura aveva pensato di sanare con un sequestro che, proprio come era accaduto nel porto di Marina di Carrara, avrebbe consentito di riportare la situazione alla normalità, senza naturalmente estinguere l’ipotesi di reato.

Le cave coinvolte. Le prime indagini si erano concetrate nel bacino di Calocara dove la Sam gestisce due cave, la 105 Calocara C e la 106 Carpevola B, la Fb Cave la 103 Calocara B e la gemignani e Vanelli la 102 Calocara A.

A queste si sono aggiunte nei mesi scorsi, dopo un nuovo sopralluogo in elicottero a cui ha preso parte lo stesso procuratore capo Aldo Giubilaro con il pm ELisa Loris, nel registro degli indagati la cava Canal Bianco della Escavazione Marmi Canalbianco Alto srl di Franco Barattini, a Torano, cava Madielle Marianna, il cui concessionario è la Pellerano Marmi srl (la ditta esercente però è la Ideat Marmi di Marco Ricci), cava Madielle di Giovanni De Angelis, cava Valsora Palazzolo, il cui concessionario è Turba Cava Romana srl di Giorgio Turba, cava Valsora di Giuliano Angeloni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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