Il Tirreno

«Carrara, tranquilla con me sarà davvero un buon inizio»

di Francesca Vatteroni
«Carrara, tranquilla con me sarà davvero un buon inizio»

Intervista a cuore aperto con il trasformista Arturo Brachetti «Il pubblico toscano mi piace perché ti dice le cose in faccia»

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CARRARA. Ha fatto innamorare di sé migliaia e migliaia di spettatori di ogni nazionalità con illusioni, trasformazioni e trucchi magici. Ha ridato vita, nel teatro, all'arte del trasformismo, figlio, come ama spiegare lui stesso, dalla Commedia dell'Arte di Arlecchino e Pulcinella, calcando tutti i palcoscenici del mondo da Parigi, all'Eliseo davanti al Presidente Jacques Chirac, a Montreal, a Londra al National Theatre, agli Stati Uniti, fino ad arrivare in Cina. Gli hanno persino dedicato una statua di cera al museo Grévin di Parigi. E mercoledì, con replica il giorno dopo, inaugurerà l'apertura della nuova stagione teatrale degli Animosi. Stiamo parlando di Arturo Brachetti: attore, illusionista, regista, prestigiatore, trasformista, che ci svela qualche segreto sullo spettacolo di mercoledì prossimo.

Arturo Brachetti, lei inaugurerà l'apertura del teatro più importante della città rimasto chiuso per diversi anni e la città sta aspettando con forte trepidazione questo momento.

«Sì lo so, è una bella responsabilità. Ma il mio teatro è il teatro della meraviglia e dell'emozione. Il mio, è il teatro delle verità poetiche surreali. George Bernard Shaw diceva che esistono tre tipi di teatro: comico, drammatico e noioso; il mio teatro non è certo noioso, mi trasformerò durante "Solo" in 50 personaggi diversi e ogni 20/30 secondi ci sarà una sorpresa. Uno spettacolo che da settembre poi, partirà per una tournée internazionale, con cui porterò all'estero l'arte italiana».

Che rapporto ha con il pubblico toscano?

«I toscani sono un popolo sanguigno, gente che ti dice le cose in faccia; se tu gli stai vendendo una scatola vuota, considerando tra l'altro che lo spettacolo ruota intorno a uno scatolone, se ne accorgono subito: sono bravi giudici e con loro ho sempre avuto un ottimo rapporto, mi hanno sempre seguito molto».

Di che cosa parla Solo? E come lo racconta?

«Nello spettacolo sono da solo in scena, a parte un cameraman, e tutto ruota intorno a una casa in miniatura. Userò la tecnologia di un surreale video mapping: c'è un tavolo che ruota, con sopra una piccola casetta, in cui entrerà una piccola telecamera che proietterà le immagini riprese all'interno della casetta, sul fondale della scena e diventeranno la scenografia. Lo spettacolo quindi sarà un viaggio, stanza per stanza, dentro la casa, dove ogni stanza darà vita a un numero diverso. Ci sarà una stanza dedicata alle favole con Frozen, Cenerentola, Cappuccetto Rosso, poi ci sarà la stanza della musica, dove diventerò i Beatles, Michael Jackson, Bowie e ancora altri: in tutto sono 50 personaggi. Oppure, ci sarà la stanza da bagno, che è la stanza del riciclo, dove io invecchio: dal neonato, divento vecchio, fino alla morte. Ogni stanza rappresenta quindi un capitolo di un libro. Ci sarà anche la stanza del mistero, abitata dalla fantasia. E ci sarà un messaggi poetico, perché ognuno di noi ha una stanza segreta dove va per ritrovare la forza necessaria per continuare il viaggio della vita».

Lei è considerato da tutti come il massimo interprete mondiale delle tecniche di trasformismo, con lei l'illusione diventa arte. Come spiega il successo dell'illusione oggi?

«Perché l’illusione porta in scena dei miti eterni, come il poter volare che da Icaro in poi, tutti hanno sognato di poter fare. Tutti almeno una volta nella vita hanno sognato di potersi trasformare in qualcun altro, di essere al posto di qualcun altro, fosse Berlusconi o l'amante della moglie. E così la gente si diverte a vederlo in scena, consapevole che c'è un trucco: sa che è una rappresentazione ludica ma si sente appagata».

Lei detiene il guinness dei primati come trasformista più veloce del mondo: in quanto tempo riesce a trasformarsi?

«"Il Guinness World Records dice 1 secondo e mezzo, ma riesco a scendere: in Solo c'è un momento in cui sono vestito di nero e in 1 secondo sono vestito di bianco. Comunque resto sempre sotto i 6 secondi. Però devo rivelare due segreti: prima di tutto i costumi truccati che mi invento, che disegno personalmente e che poi consegno alle sarte. Sono costumi truccati, di mia invenzione. L'altro segreto, è che ho 3 assistenti che lavorano insieme a me dietro le quinte e che quando arrivo per cambiarmi mi assalgono letteralmente, tipo la Ferrari quando arriva al pit stop per il cambio gomme. Mentre esco dalla scena per il cambio, ho già un braccio, quello già scomparso alla vista del pubblico, già vestito con il costume nuovo. Tant'è che stiamo pensando in qualche modo di fare delle riprese sul backstage per mostrare che lavoro impressionante c'è dietro».

Durante un suo spettacolo è arrivato a portare in scena anche 80 personaggi con 100 cambi di abito. Come sceglie i personaggi?

«I personaggi non sono mai reali, non sono mai un vicino di casa o un barista, sono sempre personaggi tratti dalla letteratura, da film, dalle favole; non sono personaggi che rappresentano la quotidianità perché in scena durano un minuto e devono essere immediatamente riconosciuti e poi in questo modo il personaggio mi permette di fare parodia. Infatti, quando sono andato in Cina nel 2009, ho avuto delle difficoltà: i personaggi non venivano riconosciuti; là nel 2009 Star Wars».

Si è definito un Peter Pan, si potrebbe affermare che dietro ogni maschera e personaggio c'è lui, Peter Pan?

«Assolutamente sì, io sono un bambino imprigionato nel corpo di un sessantenne: ho la casa straripante di giocattoli e di scherzi, con passaggi segreti e muri che si spostano. In frigo, insieme al cibo vero ho cibo finto, mescolo la frutta vera con la frutta finta, per scherzare con i miei amici; ho una bottiglia di Ketcup per telefono, ho un bagno ispirato a Magritte e un altro che sembra una Chiesa. La mia è una casa magica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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