Il Tirreno

Sanac: futuro buio, lavoratori in piazza

 Sanac: futuro buio, lavoratori in piazza

Corteo nella zona industriale per chiedere la vendita con Ilva. In testa c’è il partigiano Sanguinetti: noi difendiamo il lavoro

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MASSA. È il giorno della protesta per i lavoratori Sanac. Gli appelli alla politica locale, le interrogazioni dei parlamentari e dei consiglieri regionali non hanno, finora, avuto alcun effetto per sbloccare la complicata situazione in cui sono precipitati. E allora, è tempo di scendere in piazza, di “farsi vedere”, di fare capire alla città che c’è un’altra industria che rischia di licenziare e forse chiudere. E che è tempo di reagire.

Un corteo di 200 persone circa, è partito attorno alle 12,30 di ieri dal piazzale davanti alla Sanac, ha percorso via Dorsale fino alla rotatoria dell’obelisco delle Fosse del Frigido ed è tornato indietro. Sfilano gli operai con la preoccupazione stampata sul volto, i ragazzi della Casa Rossa con musica e slogan “contro il capitale”, i quadri sindacali, delegazioni di altre fabbriche. Ma c’è un uomo solo in testa al corteo con la bandiera dell’Associazione partigiani: Fernando Sanguinetti, partigiano, carrarese, segretario dell’Anpi. «Per forza qui c’è anche l’Anpi. Noi partigiani difendiamo la Costituzione e all’articolo primo della Costituzione c’è il lavoro. E noi difendiamo anche il lavoro: è un dovere essere qui». È lui a dare il senso della manifestazione: la difesa del lavoro, diritto fondamentale di ognuno che la Repubblica “deve” difendere e tutelare. Cosa difficile in questo caso Sanac. Dove 115 lavoratori – 140 contando i contratti a termine – vedono messo in gioco il loro futuro. Non perchè l’azienda è in crisi, non perchè il “padrone” taglia. Qui si tratta d’altro. Sanac, società creata e tuttora controllata dal gruppo Ilva, destina il 70% della sua produzione di materiali refrattari al polo siderurgico di Taranto. Succede però che i piani di vendita del colosso della siderurgia – in corsa per l’acquisizione ci sono due cordate, Arcelor Mittall e Marcegaglia da una parte, la cordata Del Vecchio-Arvedi supportato dalla Cassa Depositi e Prestiti dall’altra – non prevedano Sanac. No, l’azienda di Massa e le altre tre del gruppo (in Liguria e Sardegna), sarà venduta con una procedura separata. E questo è ciò che i lavoratori temono. Temono, cioè, che la loro industria non trovi acquirenti e, soprattutto che separata dai destini di Ilva, perda il suo cliente più importante e vada in crisi. Un rischio reale.

«Il caso Ilva ci ha trascinati in un vortice da cui non riusciamo a uscire. Vogliamo un incontro con il ministero dello Sviluppo economico prima del “tavolo” già fissato per il 2 febbraio, quando sarà troppo tardi per fare in modo che Sanac rientri nel “pacchetto” di vendita di Sanac. O che, almeno, si stabiliscano dei contratti che vincolino i futuri proprietari di Ilva a rivolgersi ancora a Sanac per la fornitura di materiali refrattari», spiega Andrea Bordigoni della Rsu. «

Il corteo, che ha creato un bel po’ di problemi al traffico nella zona, si chiude con una specie di assemblea davanti alla fabbrica in cui il sindaco Alessandro Volpi, tira le fila della giornata, conferma il suo impegno per ottenere “subito” l’incontro al ministero e per tutelare i lavoratori. In corteo, però non ci sono i parlamentari invitati, tranne la senatrice Cinque Stelle Sara Paglini. “Brilla”, si fa per dire, soprattutto l’assenza dei deputati di “governo” Martina Nardi e Andrea Rigoni (Pd). Ma i sindacati, stavolta non polemizzano. «Ci auguriamo che, anche se oggi non sono qui a sfilare con noi, proseguano la loro azione su questa vertenza», dice Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil.

Qualche polemica, invece, a fine manifestazione fra gli attivisti della Casa Rossa e i rappresentanti sindacali. I ragazzi vorrebbero proseguire il corteo fino al Carrefour, i sindacalisti replicano che il percorso concordato con le forze dell’ordine si ferma ai cancelli Sanac. C’è uno scambio di battute, vola qualche insulto, poi la cosa finisce. Non finisce, invece, l’attesa degli operai, dipendenti di un’azienda che potrebbe non avere futuro.

Claudio Figaia

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