Il presidio
Rapinatori seriali: slitta l’udienza
Non entra nel vivo la vicenda legata ai sette colpi consecutivi a danno delle banche
CARRARA. Rapinatori seriali. Uomini disperati, alle prese con il lavoro perduto, le malattie e situazioni familiari difficili. Si erano infilati in testa delle parrucche da Carnevale e avevano cominciato a fare i colpi, in banca. Una vicenda delicata che, a livello giudiziario, non è stata ancora definita. Ieri mattina è stata rinviata l’udienza davanti al gip: alcune irregolarità nelle notifiche e, soprattutto, la necessità di designare il nuovo giudice (le udienze di ieri mattina si sono svolte davanti alla sostituta, dottoressa Farini) ha fatto sì che la vicenda legata alle rapine seriali non possa ancora entrare nel vivo. Se ne riparlerà a metà marzo, quando è stato fissato il nuovo appuntamento davanti al gip.
I fatti per cui si è arrivati all’udienza davanti al gip, risalgono all’aprile dello scorso anno. Un commando di tre uomini era entrato in banca, per compiere una rapina, la settimana in ordine di tempo, dopo gli ultimi due colpi nel carrarese, avvenute alle filiali di Marina e Bonascola della Cassa di risparmio di Carrara. Ma all'uscita avevano trovato ad attenderli la polizia. Il blitz risale all’ aprile (del 2016): i malviventi avevano scelto l'Ubi-Banco di San Giorgio a Sarzana. La polizia di Carrara (il quartier generale era la casa di Lo Presti ad Avenza, di qui la competenza delle indagini) stava seguendo i movimenti dei tre componenti della banda. Quando li aveva quindi visti partire, a bordo di una macchina con la targa risultata rubata, si era messa sulle loro tracce. La destinazione era Sarzana, e in particolare la banca Ubi San Giorgio di via Muccini. I poliziotti, coordinati allora dall'ex dirgente dottor Raffaele Gargiulo, avevano visto entrare due dei banditi, con delle parrucche nere in testa e gli occhiali da sole. L'altro complice era rimasto a bordo dell'auto parcheggiata poco distante. I due erano quindi entrati nell'istituto bancario minacciando il personale e la clientela con due taglierini. Una volta preso il denaro (circa 8.000 euro) erano usciti per raggiungere la macchina verde sulla quale il terzo uomo li attendeva a bordo. Ma l'autista era già stato bloccato dai poliziotti, e così è accaduto per gli altri due rapinatori. Che vennero poi condotti in commissariato a Carrara per essere interrogati.
Il "commando" aveva agito infatti senza sapere di essere seguito dagli agenti del commissariato di Carrara, sulle loro tracce da tempo perché sospettati di altre due rapine recenti proprio nel capoluogo apuano.
In manette erano finiti Davide Lo Presti, classe 1975 (originario di Torino, residente da tempo a Carrara, assistito dall'avvocato Giuseppe Ricciotti). In carcere anche Claudio Boffa, 52 anni di Torino, e Giuseppe Zocco 57 anni, residente nel capoluogo piemontese ma nato a Siracusa. Per tutti e tre è scattata nel frattempo la misura cautelare dell’obbligo di dimora. Per tutti e tre vicende umane di disagio, economico, sociale.
Questo quanto emerso a carico dei tre rapinatori finiti davanti al gip. C’è chi, come Lo Presti si era trovato senza lavoro, dopo la crisi del settore nautico. Chi era alle prese con la malattia di un congiunto o con la propria invalidità che rendeva sempre più difficile trovare un’occupazione.
Un contesto difficile e una vicenda di rapine, seriali, su cui a breve dovrà esprimersi il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Massa.
(a.v.)
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