Il Tirreno

il bombardamento di via groppini del 1945

«Feriti, sangue, morti: non li scorderò mai»

di Francesca Vatteroni
«Feriti, sangue, morti: non li scorderò mai»

CARRARA. «Furono 4 gli aerei: 3 avevano il compito di bombardare e il 4° doveva fotografare gli effetti. Di solito funzionava così. Io ero a Fantiscritti insieme ai miei compagni, quando li abbiamo...

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CARRARA. «Furono 4 gli aerei: 3 avevano il compito di bombardare e il 4° doveva fotografare gli effetti. Di solito funzionava così. Io ero a Fantiscritti insieme ai miei compagni, quando li abbiamo visti arrivare: hanno attaccato poi hanno continuato a volare fino a noi e hanno svoltato per tornare e fotografare. Noi eravamo più in alto ma due piloti di un aereo, io li ho visti bene. E il Coniglio gli ha anche tirato una bella mitragliata, ma non li ha presi purtroppo». Erano le 14,15 del 18 gennaio del 1945, la gente a quell'ora era quasi tutta in casa e Giorgio Mori, allora giovanissimo partigiano della Brigata d'assalto Gino Menconi e adesso un bel signore di 93 anni dallo sguardo intelligente, si trovava sulle nostre montagne e fu testimone impotente di quello che stava accadendo: 4 aerei dell'aviazione alleata bombardarono il cuore della città. L'obiettivo era un presidio tedesco in via Garibaldi, oggi via VII Luglio, che, durante l'attacco venne distrutto ma insieme al quale venne colpita la maggior parte degli edifici di via Groppini, provocando la morte di 62 persone, tra cui diversi bambini e il ferimento di circa 120 cittadini. «Sapevano che la città era in mano ai partigiani, che era una città liberata e che quel comando era un comando di 2° mano, il comando vero era a La Spezia - continua a raccontare Mori - anche se girava voce che un agente sabotatore inglese, aviolanciato, per mettersi in mostra, avesse informato che invece Carrara era piena di tedeschi - e poi aggiunge sempre Mori - di solito bombardavano la periferia, avevano bombardato il ponte di San Martino e giù in basso: Avenza dove c'era la stazione e Marina per il porto: ma mai il centro della città». Anche i ricordi di Ferdinando Sanguinetti, intervenuto anche lui come Giorgio Mori alla commemorazione di quell'eccidio, che oggi ha 81 anni e che all'epoca di anni ne aveva solo 10, si rincorrono dolorosamente. Ferdinando abitava sopra Le Logge insieme alla madre e quando suonò l'allarme, si avviò insieme a lei verso il rifugio di Piazza Alberica, trascinando la madre che era di grossa corporatura e si muoveva a fatica. Di quei momenti racconta: «In piazza c'erano 4 entrate diverse, a un certo punto mi accorsi che dalla parte opposta rispetto a dove eravamo scesi io e mia mamma e cioè dalla parte del Leon d'Oro, c'era un fascista, era vestito con la divisa fascista con tanto di fez in testa e stava urlando qualcosa nella nostra direzione. E prima che noi entrassimo, ci sparò. Quando l'allarme cessò andai a controllare e vidi il segno del proiettile che si era conficcato vicino all'entrata del rifugio. Quei momenti mi hanno lasciato ricordi tragici che mi sono portato dietro per tutta la vita». «Fu la prima volta che provai paura- è la testimonianza di un altro sopravvissuto, Alessandro Conti, che all'epoca aveva 7 anni e che descrive scene raccapriccianti- io ero a casa di mia zia. Quando fu cessato l'allarme, la domestica mi riaccompagnò a casa e passando davanti all'ospedale vidi delle immagini che non scorderò mai: c'era un uomo ferito che veniva trasportato in ospedale e che urlando, agitava in aria quello che restava del suo braccio; c'era una ragazza trasportata supina su un carretto, con la schiena devastata da vetri rotti, c'era una donna avvolta in una coperta completamente intrisa di sangue e poi-prosegue ancora Alessandro-dalla Chiesa del Carmine, dove venivano accumulati i cadaveri, proveniva un urlo continuo: tutti urlavano, anche per quelli che non conoscevano e non avevano mai visto e via Roma era coperta da una coltre di polvere alta così, che sembrava neve». Nonostante fosse solo un bambino, Alessandro ha ricordi nitidi perché, spiega, «I bambini capiscono tutto, molto più di quello che noi adulti siamo disposti a credere. E si ricordano».

Chissà allora se si ricorderanno della giornata commemorativa di questo 18 gennaio, i bambini dell'Istituto Comprensorio "Carrara e paesi a monte", intervenuti anch'essi alla cerimonia e che hanno oggi più o meno l'età che avevano all'epoca Ferdinando e Alessandro. In rispettoso silenzio durante la deposizione della corona d'allora sotto la lapide alla memoria di via Groppini e poi partecipi spettatori delle poesie e delle riflessioni lette e recitate da alcuni dei loro compagni nella pienissima sala principale di Palazzo Binelli, i bambini hanno preso parte alla cerimonia con particolare entusiasmo. «Sono orgogliosa dell'impegno della nostra scuola-commenta la Vicesindaco Fiorella Fambrini- per come aiuta gli studenti e le studentesse a crescere nella consapevolezza del passato, su cui costruire un progetto di vita. Perché la guerra, qualsiasi tipo di guerra, come anche ad Aleppo in Siria o nel Mediterraneo, non torni mai più a uccidere uomini e libertà».

Inoltre, una corona è stata deposta davanti alla lapide posta presso la caserma dei Carabinieri in via Chiesa, in memoria della Medaglia d'Oro al Valore Militare conferita ad Andrea Marchini, Carabiniere caduto durante la Lotta di Liberazione.

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