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Ultimo appello per Sanac Lavoratori in sciopero
Sempre più vicina la cessione separata da Ilva, gli operai chiedono di nuovo aiuto ai politici locali: subito un incontro al ministero prima che sia troppo tardi
MASSA. Ultimo appello per la Sanac, l’azienda che produce materiali refrattari “appesa” alle sorti del colosso Ilva. Per il 2 febbraio è in calendario un incontro al ministero dello Sviluppo economico sulla vertenza. “Troppo tardi”, dicono però i lavoratori della fabbrica massese, i quali temono che per quella data i giochi siano già fatti”. E allora, ecco la nuova mobilitazione: venerdì sciopero e presidio davanti allo stabilimento di via Dorsale. Per chiedere di nuovo alla politica locale di tentare il tutto per tutto per dare un futuro alla Sanac.
L’obiettivo dei lavoratori è chiaro: unificare il bando di vendita per Ilva e per le sue controllate, cioè la stessa Sanac e Innse, evitando in questo modo che siano entrambe costrette a trovare un compratore e a riconquistare quote di mercato. Oppure, chiedono ancora, fare in modo che sia scritto nero su bianco una convenzione in base a cui Ilva si impegni a rifornirsi da Sanac per un congruo periodo di tempo, per consentire all’azienda di trovare nuovi partner commerciali Sanac.
I rappresentanti sindacali dell’azienda (la Rsu) hanno incontrato ieri mattina il sindaco Alessandro Volpi per invitarlo al presidio di venerdì e per ribadire le loro preccupazioni. La delegazione era formata da Renzo Bonini, Andrea Bordigoni, Paolo Faggioni e Simone Marchini. «La situazione è ancora bloccata e ogni giorno che passa è un giorno perso per modificare questo meccanismo perverso che rischia di portare a una crisi irreversibile un’azienda sana ed efficiente come la nostra», dicono. Per questo, aggiungono, «abbiamo dichiarato lo scioipero. Vogliamo avere un incontro immediato con il sottosegretario Bellanova perima di quello programmato per il due febbraio in modo da avere chiarezza sul futuro dello stabilimento». La Rsu ha invitato al presidio tutte le principali figure politoche del territorio: i parlamentari Martina Nardi, Andrea Rigoni, Eelonora Paglini, Laura Bottici, Lucio Barani; i consiglieri regionali Giacomo Giannarelli e Giacomo Bugliani; il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri; i sindaci Alessandro Volpi, Gianni Lorenzetti, Egidio Pedrini.
Nelle scorse settimane Andrea Rigoni (Pd) aveva presentato alla Camera un’interpellanza per chiedere un cambio di rotta nei piani di vendita e così ha fatto la senatrice Sara Paglini (M5s) a Palazzo Madama. Iniziative finora senza risposta o, almeno, senza effetti concreti.
In ballo in questa vertenza, ci sono 115 posti di lavoro a Massa e 400 in totale contando gli altri tre stabilimenti Sanac in Liguria e Sardegna, parte di un gruppo di proprietà del gruppo Ilva che potrebbe andare sul mercato senza alcun paracadute e mettere in forse la loro stesa esistenza.c.f.
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