Il Tirreno

«Pratiche ferme da otto anni non investirò più a Carrara»

di Alessandra Vivoli
«Pratiche ferme da otto anni non investirò più a Carrara»

Parla il proprietario dell’ex Palazzo Coni: «Lo acquistammo per farlo rinascere, attendiamo ancora la variante dal Comune: per noi è un disastro finanziario»

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CARRARA. Quel palazzo dall’architettura fascista, con tanto marmo e l’impatto delle grandi costruzioni di una volta, doveva essere il biglietto da visita del suo ingresso a Carrara. E, almeno nelle intenzioni, quattordici anni fa, avrebbe dovuto essere il primo di altri investimenti, sempre nella capitale mondiale del lapideo. Nei giorni scorsi è salito di nuovo alla ribalta delle cronache per il degrado: qualcuno ha sfondato la porta di ingresso. Un ultimo capitolo di una lunga storia di abbandono, fra calcinacci e balconi che cadono a pezzi e interni trasformati in discarica.

Il proprietario: non investiremo più a Carrara. Aveva le idee chiare l’immobiliarista Sestilio Paletti, originario di Fucecchio ma milanese d’adozione, patron della società Filcasa. In quel palazzone in un primo tempo avrebbero dovuto sorgere degli appartamenti, ma, stabilito che non era quella la vocazione dell’immobile, aveva optato per negozi e uffici. Sono passati 14 anni, e la variante per poter cominciare i lavori sul tavolo del dottor Paletti non è mai arrivata. «Scriva pure che siamo molto delusi, anzi arrabbiati neri! - tuona il dottor Paletti - Non possono continuare a portarci avanti così, sono passati anni e ci sono interessi che noi continuiamo a perdere. L’amarezza è che ci guarderemo bene di tornare a investire a Carrara, nonostante sia una città molto bella e, così come avevamo valutato un tempo, con grandi potenzialità. Ma lavorare in questo contesto è impossibile».

La storia dell’ex Palazzo Coni.

Un simbolo della città messo in vendita alla fione degli anni novanta. Nel 2002 lo acquistò la Filcasa di Sestilio Paletti.

«Credo che lo pagammo 1 milione e 300mila euro - spiega - e lo comprammo dallo Stato. Volevamo costruirci unità abitative ma non ci accorgemmo, e questo fu un errore nostro, che aveva un vincolo e quindi non poteva essere trasformato in appartamenti. Ricordo bene che nel 2008 andammo in Comune per chiedere la variante per poter adibire la struttura a uffici e negozi. Sono passati otto anni, non si è ancora sbloccato nulla».

«Per noi è stato un disastro finanziario». Il palazzo ex Coni è fermo. E pure gli affari della società Filcasa a Carrara.

«Stiamo perdendo soldi - spiega il dottor Paletti- anche perché che le cose andassero un po’ alle lunghe ce lo potevamo aspettare, ma non così tanto. La fortuna è che sta seguendo i nostri affari, in quel di Carrara, lo studio del professor Morbidelli, che è un amico. Adesso non siamo più disposti a aspettare oltre, vogliamo che sia fatta chiarezza e che ci mettano in condizioni di lavorare».

«Vedere quell’edificio in preda al degrado ci fa sentire impotenti». Una lunga storia di pratiche bloccate a cui si è intrecciata una lunga storia di degrado.

«Il palazzo sta cadendo a pezzi - spiega Sestilio Paletti - Ci chiamarono una volta perchè era crollato un pezzo di balcone, poi gli intonaci, poi la porta di ingresso sfondata. Questa situazione ci fa sentire impotenti perchè non abbiamo la possibilità di cominciare i lavori e gli edifici così vanno in malora. Insomma a Milano mi hanno consegnato l’Ambrogino d’oro, a Carrara non vorrei mi toccasse il Tapiro d’oro».

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