L’appello del Grig sul parco «Putamorsi non va bene»
Lettera aperta al sindaco Volpi del Gruppo d'Intervento Giuridico Apuane «Serve qualcuno con i requisiti tecnici e morali, senza conflitti di interesse»
MASSA. Si rivolgono direttamente al sindaco Alessandro Volpi i rappresentanti del Grig (Gruppo d'Intervento Giuridico Apuane) sulla recente conferma di Stefano Putamorsi alla guida del Parco delle Apuane e lo fanno appellandosi a uno dei postulati dello statuto: “l’Ente persegue il miglioramento delle condizioni di vita delle comunità locali; la tutela dei valori naturalistici, paesaggistici ed ambientali; il restauro dell’ambiente naturale e storico; il recupero degli assetti alterati in funzione del loro uso sociale; la realizzazione di un equilibrato rapporto tra attività economiche ed ecosistemi”.
Per il Grig i problemi relativi all’abusivismo recenti sono da addebitare a quanto fatto, o non fatto, dalla recente amministrazione: «La nostra sollecitazione nasce dalla profonda preoccupazione che si continui nel mancare di rispetto ai principi fondamentali – scrivono nella nota inviata al sindaco – una responsabilità grave da addebitare alle presidenze fino ad oggi succedutesi alla guida del parco. Al riguardo valgano alcuni fatti più recenti come le dichiarazioni avverse al Pit, o quelle relative alla costruzione abusiva dentro il Parco di una strada di arroccamento per le cave. Si è trattato di focalizzare l’attenzione alle attività distruttive più che alla conservazione delle risorse ambientali o all’individuazione di soluzioni per liberare il Parco dall’ossessiva presenza di cave (se ne contano 70, quante ce ne sono nel distretto minerario di Carrara».
La tesi è che negli ultimi anni è sempre stata privilegiata l’economia del marmo anziché la salvaguardia dei valori ambientali. Forse è una mancanza di cultura, chiedono retoricamente i Grig.
«O forse c’è una interpretazione di comodo suggerita dalla posizione di potere? Le finalità di un parco sono ben altre e non rendono i cittadini prigionieri del territorio purché si sviluppino attività compatibili con la tutela, il restauro, il recupero, il rapporto equilibrato tra economia e ecologia. Chi incolpa altri di non aver potuto trovare alternative non ha fallito nei suoi progetti perché nemmeno li ha presentati, e ne è prova la ricerca di finanziamenti pubblici solo in funzione di una visione ristretta al comparto lapideo. Per attuare la ripartenza dalla normalità – concludono – occorre un presidente che abbia i requisiti tecnici, morali, che sia esente da conflitti di interesse, che operi per gli obbiettivi che stanno nelle logiche fondative di un ente di tutela e di valorizzazione del territorio».
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