Il presidio
In 500 lanciano Vannucci
One man show per il candidato sindaco Pd: Carrione e cave, ricomincio da qui
CARRARA. «Non sarò un uomo solo al comando. Sono qui per chiedere aiuto alla gente, ai professionisti e a chi fa la politica fuori dalle stanze del partito. Sono qui per candidarmi a cambiare Carrara cominciando con una sana autocritica. Ci metterò la faccia e la prima cosa da fare è recuperare il rapporto con la città».
Si smarca dagli “uomini soli al comando” (il riferimento, come si capirà meglio nel corso della conferenza fiume all’Autorità portuale, è a Angelo Zubbani ) ma in realtà quello di Andrea Vannucci, che ieri ha presentato ufficialmente la sua candidatura a sindaco per il Partito democratico, è stato - in realtà - un “one man show”. Una presentazione all’americana, con tanto di slide, strette di mano e foto. E grandi numeri: cinquecento persone che la platea dell’Authority non è riuscita a contenere. Un sussulto, la voglia di politica di una città che sembra improvvisamente essersi risvegliata dal torpore e che scopre di essere già in piena campagna elettorale.
«Perché ho lasciato la giunta Zubbani? Dopo l’alluvione si doveva andare al voto». La conferenza pubblica di Andrea Vannucci comincia con un passo indietro. Quello delle sue dimissioni da vicesindaco della giunta Zubbani nel giugno del 2015. E una dichiarazione choc, che fino ad oggi non aveva mai fatto: «Bisognava dimetterci tutti, non stare a scaldare le seggiole».
«Io credo, e lo ha dichiarato anche l’attuale sindaco che dopo il crollo dell’argine sul Carrione si sia vissuto il punto di maggiore difficoltà. Si è interrotto il rapporto con la città. Io lo dichiarai proprio in quella fase - ha esordito Vannucci - bisosnava governare l’emergenza e poi mettere un punto. Rimanere lì, al governo della città, non aveva senso, significava perdere tempo. Per fare il vicesindaco avevo dovuto andare in lista e prendere più voti di tutti: ma se sei sindaco puoi dimetterti, se sei vice non ti resta altro da fare che rimettere il mandato. E così ho fatto».
«Le mie dimissioni - aggiunge - erano un segnale, non ho voluto mettere in difficoltà chi ha provato a rimettere il treno nei binari, ma subito dopo era necessario un cambiamento, non si doveva stare altri due anni a scaldare le seggiole. Il modello dell’uomo solo al comando era finito. Il rapporto con la città non si è più ricucito, ed è arrivato il momento degli insulti, tanti, che abbiamo preso in pubblico: penso a Roberta Crudeli, e a quanti consigli comunali di tensione ha dovuto sostenere. Poi si parla della tutela delle donne, beh su questo ci sarebbe molto da dire perché non è avvenuto».
«Il cambiamento? Con me è possibile vi spiego perchè». Parla chiaro Andrea Vannucci, anche quando risponde alla domanda diretta su come un politico che esce dall’esperienza di tre legislature (prima con il sindaco Giulio Conti e per una stagione e mezzo con Angelo Zubbani) possa rappresentare il nuovo.
«Il mio partito poteva scegliere una persona nuova, sconosciuta e nascondersi così dietro la foglia di fico del cambiamento - ha spiegato Vannucci - Ha preferito percorrere un’altra strada, forse più difficile. Il Pd non ha chiesto un candidato sindaco fenomeno, altrimenti io avrei risposto di no. Io sono un candidato che conosce la macchina amministrativa e proprio per questo vuole cambiarla, dal di dentro, girando pagina rispetto a una città capace solo di piangersi addosso».
«Carrione e cave e un assessorato alle imprese: da dove si ricomincia». «Non possiamo fare finta che non sia successo niente al Carrione, ma dobbiamo lavorare per non far tremare più nessuno - ha aggiunto Vannucci entrando nel vivo del programma - Le cave non devono chiudere, ma al monte non si può fare ciò che si vuole senza rispettare l’ambiente che consegneremo ai nostri nipoti». «Bisogna puntare sul lavoro, con una macchina comunale, che funzioni, con un assessore in grado di guidare gli investimenti, le opportunità occupazionali - ha continuato Vannucci - Solo così la città può voltare pagina, non con gli slogan, non con i programmi irrealizzabili. Quel tempo è finito».
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