Il presidio
Aiuto, in piscina è come nella tundra
Freddo in vasca, nelle docce e negli spogliatoi. I bambini costretti a lavarsi a casa, le mamme scrivono al Comune
MASSA. Se vi venisse in mente di farvi una nuotata di prima mattina, magari dopo aver accompagnato a scuola i bambini, ripensateci. Perché fino alle 11 in piscina c’è il gelo. L’impianto di riscaldamento funziona, la caldaia va a pieno regime, ma dopo la notte sotto zero, scaldare un edificio con finestroni ogni angolo e quasi una quarantina di anni sulle spalle è un bel problema. E la colonnina di mercurio scende.
Problemi la mattina, ma pure il pomeriggio perché quando, tra le 16 e 30 e le 18, l’afflusso aumenta e le docce sono affollate, la caldaia non ce la fa a fare tutto, così l’ambiente si raffredda, si raffredda l’acqua in vasca, si abbassa la temperatura negli spogliatoi e neppure sotto le docce ci si gode un bel calduccio.
Mercoledì, quando il freddo si fa davvero sentire, i bambini che seguono i corsi pomeridiani tremano. Qualche genitore decide di riportare il bimbo a casa e rinunciare alla lezione, qualcuno resiste, si immerge lentamente in vasca e il corso lo segue, salvo uscire tremolante e rifiutarsi, messo un piede sotto la doccia, di lavarsi in piscina. E le mamma via con accappatoi e asciugamani su asciugamani per evitare il raffreddore, asciugare i piccoli, quindi rivestirli. Pochi hanno sfidato la doccia, la maggior parte dei bambini, quelli del primo corso hanno solo 4 anni, ha preferito la schiuma del bagnetto di casa.
Appena tiepida l’acqua e freddo lo spogliatoi: qualcuno si lamenta con i gestori e ribadisce il fatto che la doccia si paga. Costa 20 centesimi. Qualcuno, invece, nel rispetto del motto “verba volant, scripta manent”, prende carta e penna e scrive al Comune. Destinatario Gabriele Carioli, assessore comunale con delega allo sport.
L’assessore, ricevuta la lettera, attiva i tecnici per una verifica dell’impianto di riscaldamento. E - affidandoci alla metafora medica - il referto non è incoraggiante: una malattia non c’è, ma il quadro generale non è dei migliori e l’età della piscina non aiuta.
«Non si sono verificati guasti - Carioli fa il punto - ma riscaldare l’ambiente diventa molto difficile perché la dispersione termica, considerata l’ampia superficie vetrata e l’età della struttura, è altissima. La caldaia è funzionante, ma è sollecitata al 100% delle sue potenzialità e, soprattutto quando aumentano l’afflusso e il numero di persone che utilizza le docce, l’acqua si fa tiepida. Gli orari più critici sono quelli della prima mattina quando l’impianto deve riscaldare l’ambiente dopo la notte e quelli pomeridiani quando aumentano le presenze. Stiamo cercando una soluzione tecnica - conclude l’assessore - che consenta di intervenire sull’isolamento degli infissi. Se gli spazi si potessero così riscaldare più facilmente, la caldaia riuscirebbe meglio a portare a temperatura anche l’acqua». (c.s.)
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