Il Tirreno

la sentenza

Otto anni a Volpi, assolti i professionisti

di Alessandra Vivoli
Otto anni a Volpi, assolti i professionisti

«Non hanno commesso il fatto» l’avvocato Bruno Tavarelli, il commercialista Stefano Della Santina e il consulente Cereghetti

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CARRARA. Lacrime in aula. Si scioglie nel pianto una tensione durata sei anni. E, alla lettura della sentenza che li assolve “per non aver commesso il fatto” si commuovono l’avvocato Fabio Tavarelli e il commercialista Stefano Della Santina gli unici imputati presenti ieri in aula. Entrambi erano finiti sul banco degli imputati nel lungo processo legato al crack Volpi e ai tre fallimenti delle società dell’immobiliarista carrarese Giuseppe Volpi. Il giudice Fabrizio Garofalo nel primo pomeriggio di ieri (dopo la rinunica alle repliche da parte della pm Roberta Moramarco) ha dato lettura della sentenza che chiude - in primo grado - il processo Volpi.

L’immobiliarista è stato condannato a otto anni di reclusione (il pubblico ministero aveva chiesto una condanna ancora più pesante, a 12 anni) e a un maxi risarcimento, pari a 600mila euro, per i tre fallimenti. Assolti invece i professionisti per i quali la pm aveva chiesto la condanna a sei anni e sei mesi ciascuno.

L’udienza. Poco meno di mezz’ora per mettere fine- siamo al giudizio di primo grado - a una vicenda complessa che ha visto come protagonista l’immobiliarista carrarese che, attualmente si trova in America, latitante. In aula due dei quattro imputati: l’avvocato Fabio Tavarelli, il commercialista Della Santina e alcuni dei loro parenti e colleghi. Il giudice Garofalo si è preso un quarto d’ora (l’udienza era fissata alle ore 15) prima di leggere la sentenza. La prima parte è stata quella dell’assoluzione dei professionisti coinvolti nel processo. Poi la lettura della condanna a otto anni a Volpi. Al termine della lettura le lacrime dell’avvocato Tavarelli e la commozione di Della Santina.

La vicenda. L'imputazione sulla quale si è basato tutto il quadro accusatorio è la creazione di un labirinto di società per mascherare e rendere il più possibile difficile ai creditori, dopo il fallimento della società e del tentativo di concordato, il recupero delle somme pendenti. Secondo l’ipotesi accusatoria Giuseppe Volpi e le altre persone coinvolte nell'indagine (e finite poi a processo), sarebbero stati promotori di società create appositamente per distrarre beni e capitali dal gruppo fallito, tramite la gestione di beni immobiliari per depauperare il patrimonio del gruppo.

Dal crac milionario al processo. Un impero immobiliare. Un fallimento milionario e un giro di grosse somme all'estero. Questi gli ingredienti del crac finanziario che portò, alla fine del marzo del 2009 all'arresto del costruttore carrarese Giuseppe Volpi 55 anni. Sarebbe stato Volpi la mente del tourbillon di società, da Massa-Carrara a Milano, da Milano a Panama, Stati Uniti, Lussemburgo, insomma un giro del mondo che, secondo gli investigatori, aveva solo l'obiettivo di allontanare sempre più la proprietà dei beni, e tentare di sottrarli al fallimento. Nel corso delle indagini era emerso che c’ernao alcune caratteristiche comuni a tutte le società: le parti acquirenti degli immobili erano società filtro riconducibili a Volpi, il prezzo di vendita degli immobili e il metodo di pagamento.

Una parte della somma, più piccola- secondo l’accusa - veniva fatturata e il resto consisteva nell'accollo del mutuo dell'immobile. Quindi i beni passavano da Volpi a società filtro e da queste a società terze. Una vicenda complessa. Un processo andato avanti sei anni e che ieri ha espresso la sentenza di primo grado. Condanna quasi dimezzata, rispetto alle richieste della pm Moramarco per Giuseppe Volpi. Assoluzione piena, per non aver commesso il fatto, per i tre professionisti coinvolti nella vicenda del crollo dell’impero finanziario che faceva capo all’immobiliarista carrarese Giuseppe Volpi.

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