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Frana una parete di cava a Canalgrande

Frana una parete di cava a Canalgrande

L’episodio è avvenuto in una zona dove era già inibita la lavorazione. Nessun rischio per gli operai

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CARRARA. Torna la paura alle cave. E il monte fa sentire la propria potenza. Una frana ha spostato parte della parete, nella cava numero 95, nel bacino coltivato dalla cooperativa Canalgrande.

Tonnellate di marmo si sono riversate nel piazzale dove, però, non erano autorizzate le coltivazioni e quindi dove nessuno può lavorare.

Una frana che - fortunatamente - non ha avuto conseguenze se non quella di far proseguire da parte del servizio prevenzione sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Asl un monitoraggio completo di tutta l’area.

Il fatto è avvenuto lunedì. Gli operai che stavano svolgendo le loro mansioni nella parte di cava numero 95, quella dove si lavora regolarmente, hanno sentito dei rumori, come di piccoli sassi che cadevano dall’alto. Un segnale che per chi lavora nei bacini del lapideo ha un significato preoccupante: è il segnale che il monte si sta muovendo e che in vetta qualcosa non funziona.

Proprio in questi casi si chiede l’intervento dei tecchiaioli, che sono deputati a monitorare quello che succede nella sommità delle pareti di cava, quelle che sovrastano i piazzali.

E nella cava della cooperativa Canalgrande, al termine della giornata lavorativa avevano quindi disposto di fare intervenire proprio i tecchiaioli per mettere a punto un eventuale intervento di messa in sicurezza.

Ma in serata il monte ha franato: e una parte della parete si è letteralmente distaccata fsacendo rovinare a terra marmo e detriti.

Sono stati gli stessi operatori della cooperativa Canalgrande a allertare il servizio prevenzione e sicurezza dell’Asl.

«La frana è avvenuta in una zona dove non erano previste lavorazioni nella zona sottostante - spiega l’ingegner Maura Pellegri - Per quella parte di cava la coltivazione è inibita». Una precisazione doverosa quella dell’ingegner Pellegri che annuncia comunque che, nei prossimi giorni, continuerà il monitoraggio su quella parte del bacino di Canalagrande anche laddove la lavorazione non è stata autorizzata e dove continua a non esserlo.

(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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