L’ospedale San Giacomo sarà la Casa della Salute
Sindaco e commissione consiliare visitano la vecchia struttura oggi chiusa e dicono sì al progetto di trasformarla nella sede del nuovo Distretto sanitario
MASSA. Sì, si può fare: il vecchio ospedale San Giacomo può tornare a funzionare. Non più come vero ospedale con posti letto, degenze, corsie, è chiaro. Quello è un passato che non tornerà più. Ma come sede di ambulatori, per diagnosi, terapie, magari riabilitazione. Come un distretto sanitario territoriale, insomma. Al termine del sopralluogo nella struttura ospedaliera mandata in pensione dall’arrivo del Noa, l’impressione dei consiglieri comunali è più meno questa: sì, si può fare. «E sarebbe bene farlo subito, mettendo in moto tutte le procedure necessarie, visto che noi socialisti è da due anni che sosteniamo, fino a ieri inascoltati, questa soluzione per dare risposta al bisogno di spazi della sanità territoriale», aggiunge Giancarlo Casotti, consigliere comunale del Psi.
A visitare il San Giacomo ieri mattina c’erano il sindaco Alessandro Volpi, i consiglieri Eleonora Biancolini, Sabrina Bertelloni (Pd), Daniele Carmassi (Pd), Stefano Benedetti (Fi), Matteo Paci (Cinque Stelle) e Casotti. Con loro il presidente dell’associazione "Al Prado", Ernesto Lunardini, la vicepresidente di "Massa Città Nuova" Manuela Angeli, e non ultima, la responsabile del distretto Apuane dell’Asl Monica Guglielmi con Sirio Grande, Roberta Valerio e Teresa Cerutti della area comunicazione dell’Asl. Obiettivo del sopralluogo, capire se davvero il vecchio ospedale può diventare sede del nuovo distretto sanitario e della Casa della Salute.
A rilanciare l’idea di riutilizzare il San Giacomo è stato lo stesso sindaco Alessandro Volpi nella conferenza stampa di fine anno, ridando così vigore a un progetto di cui si parla da tempo. L’esigenza di creare un secondo polo da affiancare al Distretto socio sanitario di via Bassa Tambura, che sarà comunque potenziata nel prossimo futuro, è riconosciuta da tutti. E la costruzione ex novo di un nuovo distretto-Casa della Salute comporterebbe inevitabilmente tempi troppo lunghi e risorse finanziarie ingenti. Ecco dunque, da parte della commissione Sanità, la proposta di recuperare gli immobili pubblici non utilizzati, anche per allontanare eventuali rischi di occupazioni abusive. Ed ecco la possibilità di utilizzare spazi all'interno della struttura ex ospedaliera ed in particolare nell'area di proprietà della casa di riposo Ascoli, non compresa nelle ipotesi di demolizione né di trasformazione in senso residenziale, secondo quanto previsto nella proposta di variante urbanistica presentata dalla Regione Toscana ed inserita nel Regolamento Urbanistico.
«Tale area – scrivono i componenti della Commissione sanità nella relazione stilata al termine del sopralluogo – potrebbe rappresentare una sede ideale per la realizzazione di un secondo grande polo sanitario, con il Distretto-Casa della Salute sia per la sua collocazione, sia per il benefico effetto che la riapertura di quel luogo produrrebbe in termini di qualità della vita dell'intera zona . Bisogna anche considerare che , a queste due sedi, ne sarà aggiunta una terza a Marina di Massa, rispetto alla quale l'amministrazione comunale ha già dato la piena disponibilità all' Asl delle due sedi comunali di via Modena e via Serchio».
La decisione finale, tuttavia, spetterà ad Asl e Regione, cui spettano le scelte sulla localizzazione dei presidi sanitari – e ovviamente anche sui finanziamenti –. Parte dunque il pressing della politica cittadina – che su questo fronte sembra avere trovato una certa unità di intenti – per spingere la Regione a impegnarsi concretamente in tale direzione. La posizione del sindaco Volpi e della Commissione Sanità sintetizzata nella relazione è chiara: “Il vecchio ospedale ci pare il luogo più indicato per un secondo polo distrettuale compresa la Casa della Salute, che potenzierebbe la sanità territoriale fornendo servizi in grado anche di alleggerire il carico, altrimenti difficile da sostenere del Pronto Soccorso. Un tale sistema consentirebbe anche quell'integrazione fra servizi sanitari e servizi sociali che è la strada migliore per sviluppare insieme alle attività di cura, quelle di prevenzione e riabilitazione”.c.f.
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