Gelo, senzatetto cacciato dalla stazione di Carrara
Fuori la temperatura di meno 3 gradi, ma è vietato stare oltre un certo orario dentro la sala d’aspetto
CARRARA. Alle 22 di sabato sera la temperatura esterna è di meno 3 gradi centigradi. Le finestre illuminate dei condomini, con le luci gialle e bianche che si vedono, fanno pensare subito al tepore di termosifoni a pieno regime. Sono le 22 e la notte si prospetta ancora più gelida. Ma per un uomo di 60 anni, un senzatetto, quella notte sarà ancora più dura.
Lo hanno avvicinato due guardie private per cercare di convincerlo a lasciare la sala di aspetto della stazione, dove da qualche ora sta spendendo il suo tempo cercando di ripararsi dal freddo esterno che si fa di ora in ora più pungente. L’ordine che hanno è di chiudere la stazione, oltre una certa ora e finito il via vai dei treni non può restare aperta.
Le stazioni si sa si trasformano di notte in una sorta di rifugio per tutte quelle anime che sono in cerca di un posto un po’ più caldo dove passare i mesi peggiori per chi non ha un tetto sulla testa. Calore, un riparo, persino compagnia quando sono frequentate da altri.
E sono di questi giorni le cronache strazianti di Firenze come del resto d’Italia, che puntuali ogni anno fanno il bilancio dei clochard che perdono la vita in queste notti di gelo.
In questi giorni i tg di tutte le dizioni raccontavano dei 6 clochard morti in una notte, dei volontari della Croce Rossa che danno assistenza notturna, di un presidente Mattarella in visita ai volontari come degli appelli del Papa, che fa lasciare le macchine aperte e apre il Vaticano a chi una casa non ce l’ha.
A Carrara invece la sala d’aspetto della stazione chiude ogni sera, non c’è la vigilanza e per questioni di sicurezza non si può lasciare aperta. Togliendo così un rifugio a chi, arrivato a fine giornata, spera soltanto di non dover congelare di freddo fuori.
L’uomo discute per un po’ con i guardiani, gli chiede di non farlo uscire. Non ha un posto dove andare e deve essere comunque scortato fuori. Alla fine i due uomini chiamano le forze dell’ordine che arrivano. L’uomo è disperato, chiede di lasciarlo lì. La questione però non cambia perché dentro alla stazione non si può stare, è una direttiva. E l’uomo sarà costretto a passare la sua notte cercando un altro rifugio. È il caso che la città si faccia carico di queste storie, di quegli invisibili che lo sono soltanto per chi non vuole guardare.
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