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La solidarietà corre, dalla Lunigiana fino al Rwanda
Il progetto AmatAfrica celebra un importante traguardo Scuola-lavoro per tanti bambini impegnati nella missione
LICCIANA NARDI. AmatAfrica: un sogno che si chiama futuro per il Rwanda. E' partito cinque giorni fa il primo gruppo di volontari della onlus lunigianese-lucchese "AmatAfrica" che, ogni anno in questo periodo, spende tempo e impegno per dare una mano alla popolazione africana che segue ormai da tanti anni. In questa occasione hanno già fatto le valigie il presidente dell'associazione, maestro Mario Badiali (originario di Taponecco di Licciana, ma da tempo residente in Versilia dove lavora), i fondatori di "AmatAfrica", Sara da Costa, il marito Luca Lorenzi (entrambi di Gallicano della mediavalle lucchese) e la figlia Alice, e per la prima volta, due volontarie: Sabrina Giannini (infermiera di Pallerone) ed Elisiana Ricci di Terrarossa (insegnante nonchè ex collaboratrice della redazione lunigianese del Tirreno) ). Non vedevano l'ora di raggiungere il Rwanda per portare a compimento il progetto scuola-lavoro ideato lo scorso anno, che potrà finalmente prendere il via anche grazie all'aiuto di un "Amico" australiano che ha fortemente creduto nella missione della onlus e ha voluto a tal fine dare un importante contributo economico. Il secondo gruppo, capitanato dal leggendario Roberto "Scelba" Bellacci di Monti di Licciana (ex capitano della squadra biancazzurra dei fratelli Carlotti e noto allenatore di calcio), mito in patria come nel Rwanda, dal moschettiere della solidarietà (come ama definirsi) Vitaliano Vagli (Querceta) ed Elisabetta Volpe, storica infermiera di Viareggio, partirà lunedì prossimo. Ma che cos'è AmatAfrica? Principalmente è un cuore, un cuore enorme che batte per una piccola nazione africana, il Rwanda. Questo polmone di solidarietà è una onlus internazionale nata il 24 maggio 2004 nella Valle del Serchio, ma che opera sul campo dalla metà degli anni Novanta. Il Paese di riferimento è uno dei più piccoli stati africani e ahimè anche uno dei più poveri: basti pensare che la popolazione vive mediamente con meno di un dollaro al giorno e la maggior parte di essa non ha corrente elettrica né acqua ne. Fortunatamente nell'ultimo decennio si è assistito a un debole ma chiaro miglioramento delle condizioni generali del paese, sia per l'azione politica del presidente Paul Kagame, che ha ridotto drasticamente i conflitti fra le diverse etnie, che per le missioni umanitarie e gli aiuti internazionali che annualmente arrivano a sostegno di questa terra. Una di queste importanti, straordinarie missioni è proprio AmatAfrica, che anno dopo anno è riuscita a realizzare progetti ritenuti impensabili o come si suol dire, ha reso possibile l'impossibile. Lo scopo dell'organizzazione non è quello di portare denaro o beni da distribuire incondizionatamente a chi ne ha bisogno (la storia purtroppo ci insegna che così facendo finiremmo per aiutare solo coloro che riuscirebbero a procurarseli con la forza, aumentando di fatto la povertà) bensì quello di garantire il diritto alla salute, all'istruzione e al lavoro ad un numero sempre più grande di persone, andando incontro a quelle che sono le loro reali esigenze quotidiane, cercando di migliorare il loro stile e la loro qualità di vita. Come spiega il Maestro Badiali: «L'organizzazione nasce allo scopo di stare vicino agli ultimi, ai più poveri, ai più bisognosi. Fin dalle sue origini, nel 1994, l'intento è stato proprio quello di capire quali fossero i problemi più urgenti della popolazione ruandese, per poi attuare un'azione concreta e mirata al fine di risolverli o quantomeno ridurli. Ci rechiamo in Africa una volta l'anno e ogni volta facciamo il punto della situazione, tirando le somme su cosa è stato fatto e pianificando cosa ci sarà da fare, lavorando naturalmente di concerto con la popolazione del posto. Quest'anno ci concentreremo sulla possibilità di creare una sorta di 'scuola dei mestieri', ovvero abbinare il lavoro allo studio. Vorremmo insomma istruire e allo stesso tempo insegnare loro un vero e proprio mestiere, in modo da valorizzare sia le menti che le mani di questi ragazzi. L'istruzione è fondamentale, si sa, ma lo è altrettanto il saper fare. E' un'idea che abbiamo da qualche tempo, quando seguendo gli insegnamenti del vecchio Presidente, abbiamo iniziato ad ascoltare con il cuore. Ci siamo resi conto che questi ragazzi avevano voglia di fare e imparare un mestiere concreto, che potesse dar loro frutti anche in termini economici e di lavoro; ecco perché il progetto prevede vari indirizzi: elettricista, falegname, sarto, idraulico, parrucchiere ecc. In Rwanda la giornata segue il sole, un po' come accadeva ai nostri bisnonni: ci si alza la mattina presto quando il sole sorge e nel tardo pomeriggio, al tramonto, tutto si ferma. Non si vede più una luce, non si sente un suono. Negli ultimi anni per fortuna nel nostro villaggio situato sulla collina di Cyeza (poco più di diecimila anime) vi sono stati notevoli progressi e oggi è considerata un modello da imitare, poiché siamo riusciti a portare la corrente elettrica e l'acqua. Nel resto del paese (formato appunto per lo più da colline) queste comodità per noi così scontate purtroppo mancano ancora. Una cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi è quella di aver costruito una sorta di sistema scolastico, per cui i ragazzi adesso possono seguire un ciclo di studi completo, dalla materna all'università. L'istruzione è sicuramente uno degli strumenti più forti per ridurre la povertà. La popolazione ha capito che noi non portiamo denaro o modelli occidentali da imporre, ma progetti da sviluppare insieme: scuole, ospedali, strade, acquedotti. Un esempio che mi viene in mente è quello legato alla musica, intesa come momento di aggregazione: una delle nostre Suore missionarie è addirittura riuscita ad avere dei finanziamenti dalla chiesa, facendo passare la canonica come centro musicale. La musica intesa come linguaggio universale dei popoli è uno dei mezzi di unione più efficaci che possano esistere". E allora buon viaggio ai tanti moschettieri lunigianesi e ai loro colleghi della Lucchesia che dicono "Il domani sarebbe sicuramente più roseo se tutti aiutassero il prossimo perché, come dicono in Rwanda, "chi cammina sul mondo non lo fa soffrire" e "ciò che non hai mai visto lo trovi dove non sei mai stato».
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