Il presidio
Arrivano al cimitero ma la salma non c’è
Gli addetti l’avevano trasferita senza avvisare i parenti La famiglia Tongiani: niente di irregolare, ma zero umanità
MASSA. Costretti a raccontare un’altra storia cupa, anche se la morte non è mai “affare” piacevole da trattare. Pier Giulio Tongiani, 35 anni, ha perso il padre, Pier Luigi, il 4 gennaio scorso ed è costretto, quando ancora l’uomo non ha ottenuto sepoltura, a raccontare la sua pessima esperienza con i servizi cimiteriali. La salma lascia l’obitorio il 6 gennaio, per essere portata nella chiesa di Castagnola, dove si svolgono i funerali. Quella stessa mattina la salma viene trasportata al cimitero di Mirteto e sistemata all’interno della sala delle condoglianze. La famiglia di Pier Luigi rimane con lui fin verso mezzogiorno; l’uomo non può ancora essere sepolto perché la moglie e il figlio hanno acquistato uno dei nuovi loculi ancora in fase di costruzione al cimitero di Mirteto e per questo si sono messi d’accordo con un cugino, perché “ospiti” temporaneamente le spoglie in una cripta di famiglia. Fin qui tutto normale, a parte il dolore, la malinconianel dover dire addio ad una persona cara.
«Ci dicono che dobbiamo andar via - racconta Pier Giulio Tongiani - e così lasciamo la bara di mio padre nella sala delle condoglianze, coperta di tanti fiori, quelli di amici e parenti e quelli di mia madre, che per lui aveva composto una coperta di orchidee. Il giorno dopo alle 10,30 torniamo al cimitero e la salma di mio padre era sparita; i fiori gettati in un cestino dell’immondizia, noi sconvolti e disperati. Il tempo per arrabbiarci sarebbe arrivato dopo». Madre e figlio parlano con un addetto e scoprono che per tutto c’è una semplice spiegazione: il regolamento parla chiaro, le salme non possono restare troppo a lungo nella sala delle commiato, quindi vengono trasferite all’interno delle celle frigorifere e poiché i fiori non possono essere conservati con le salme, vengono gettati via. Lo sanno tutti, è la prassi. Non c’è “cattiveria”, non c’è illecito. Peccato che la famiglia Tongiani di queste “regole” non fosse stata informata e avrebbe gradito che coloro che lavorano per i servizi cimiteriali fossero stati più chiari. Pier Giulio ha fotografato il tappeto di fiori rinvenuto dalla spazzatura ed appoggiato su una carriola, assieme ad altre corone, di chissà quale altro defunto. «Uno squallore senza tempo- racconta il figlio- vedere tutti quei fiori ammassati, senza rispetto, senza che nessuno pensasse al dolore recato alle famiglie. È ovvio - continua Pier Giulio - che la salma di papà non poteva restare dove l’avevamo lasciata per lungo tempo e troviamo giusto che le bare si conservino nelle celle frigorifere, ma bastava che qualcuno ce lo dicesse; avremmo recuperato i fiori, ad esempio, e avremmo dato l’ultimo saluto a papà in maniera diversa. Invece le famiglie si trovano lasciate sole, gli addetti danno la colpa alle onoranze funebri, le pompe funebri sostengono che non è compito loro sapere che iter fa una salma prima della sepoltura o della cremazione. Non c’è trasparenza, non c’è pietà per il dolore degli altri. Non c'è alcun rispetto. In fondo stiamo parlando di genitori, di figli, di sofferenze ed esperienze che prima o poi toccano tutti. Nessuno sapeva in quale cella fosse stato lasciato mio padre, la burocrazia è lenta e farraginosa e chi ha perso un familiare si sente calpestato». Probabilmente non ci saranno responsabilità per nessuno visto che, come detto, non sono stati compiuti illeciti amministrativi, ma resta il fatto che «il Comune ha dimostrato quanto tenga ai servizi cimiteriali- conclude Pier Giulio- quanto capisca la delicatezza della materia, quanto controlli che tutti facciano il loro lavoro in un ambito dove occorre attenzione, cuore e anima».
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