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Morto sul Sagro, trovato un fazzoletto
È uno degli oggetti recuperati durante il sopralluogo di giovedì. Analizzato potrebbe aiutare a dire se l’uomo era da solo
MASSA. Per concludere un puzzle ci vuole pazienza. E occhio. Gli elementi sono nella scatola, ma metterli insieme non è un lavoro da fare senza badarci o in fretta e furia. Così piano piano il disegno si compone, anche se all’inizio le tessere non sembrano coincidere.
Dal sopralluogo di giovedì è emerso qualche elemento che fa sentire aria di svolta tra chi indaga. Però non bisogna allungarsi alle conclusioni senza prima aver confrontato tutti pezzi ed essere sicuri che s’incastrino. Denti e frammenti ossei ritrovati potrebbero raccontare ben più di quanto si possa pensare. Soltanto che anche per loro servono indagini accurate, analisi complesse che arriveranno soltanto dai rilievi che il genetista farà sul Dna. Ci vorrà qualche giorno ancora, perché si tratta di indagini piuttosto complesse.
Qualcosa emerge, però non da ossa e frammenti, ma dagli oggetti ritrovati. Giù perché nell’indagine svolta sul campo non sono state ritrovate soltanto parti del cadavere ma anche alcuni oggetti. Ed è trapelato che uno di questi è banale quanto interessante. Un fazzoletto per pulirsi.
Purtroppo non è come i delitti gialli di una volta, non ha delle iniziali ricamate. Però anche questo può essere un elemento utile per confermare quanto emergerà dalle analisi del Dna. O magari per indagare in altre direzioni, come la pista omicidio: se dai rilievi dovesse emerge un dna differente da quello del cadavere ritrovato senza testa e senza un braccio allora ci sarebbe da ridiscutere la teoria della morte per assideramento. Quella privilegiata.
Una gita in montagna finita male, un inesperto che si smarrisce per le strade del sentiero 38 sul Sagro e poi non riesce a tornare indietro. Il panico e poi magari il freddo che causa un malore. Una terribile morte in solitudine, per qualcuno forse che gravitava nel giro delle Caritas.
Quello che però più impegna gli inquirenti in queste ore non è il come, ma il perché. Se anche fosse andata così, come ha fatto quell’uomo ad andare su un sentiero così sconosciuto?
Non avendo ritrovato nessun mezzo di trasporto abbandonato in uno dei punti di accesso al sentiero bisogna ipotizzare che ci sia arrivato a piedi o con i mezzi. O che qualcuno lo abbia accompagnato.
«Il nostro impegno per risolvere la questione è totale – dichiara il vicequestore Antonio Dulvi Corcione – il quadro rimane complicato anche se gli elementi che abbiamo in mano cominciano a ricomporsi. Ho fiducia che, supportati da quanto verrà fuori dall’autopsia e dalle indagini del Dna, le nostre ipotesi di indagini possano risolversi nella soluzione dell’enigma. Quelli che abbiamo raccolto ieri, con il fondamentale supporto degli uomini del Soccorso alpino, sono elementi che possono dare una svolta».
Ieri nessun sopralluogo sul luogo del ritrovamento. Le condizioni atmosferiche e il troppo freddo lo hanno reso poco consigliabile. Ma è probabile che gli uomini della polizia torneranno su. Un puzzle è finito solo se tutti gli elementi sono al loro posto.
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