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«La Caritas dà aiuto a tanti Molti preferiscono l’anonimato»

«La Caritas dà aiuto a tanti Molti preferiscono l’anonimato»

MASSA. Il cadavere ritrovato sul Sagro ancora non ha un nome, non un’identità. Ma gli inquirenti, ricostruendo il puzzle indiziario, non escludono che si tratti di una persona che si appoggiava alle...

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MASSA. Il cadavere ritrovato sul Sagro ancora non ha un nome, non un’identità. Ma gli inquirenti, ricostruendo il puzzle indiziario, non escludono che si tratti di una persona che si appoggiava alle associazioni di volontariato e alla Caritas per ricevere accoglienza e sostegno.

E di persone così - spiega Don Giuseppe Cipollini, presidente della Caritas diocesana - ce ne sono tante. A Massa la Caritas apre le porte della mensa e del centro di accoglienza a centinaia di persone, ma nulla fa presumere che l’uomo morto sul Sagro abbia fatto tappa in città.

«Alla mensa - spiega Don Giuseppe - apriamo la porta a molti. Alcuni visi sono noti perché si ripetono, alcune persone, invece, capitano di rado, magari una sola volta. Noi non chiediamo nomi, offriamo un pasto a chi non ce l’ha».

Ricostruire i movimenti di chi si appoggia alle associazioni di accoglienza è difficile perché spesso non dà riferimenti, si trattiene per poco tempo, si sposta: «I centri di accoglienza Caritas che offrono un luogo in cui dormire - spiega Don Cipollini - chiedono nome e cognome, ma le persone ruotano, cambiano continuamente». Vederli arrivare ed andare è normale.

«Molte persone - continua il sacerdote - si spostano in treno da una città all’altra, da Roma a Grosseto, da Pisa a Massa per poi ripartire».

Del corpo senza nome ha letto anche Don Cipollini e di quella persona senza identità parla con tutta la pietà dell’uomo di fede. E quello che stupisce chi non conosce da vicino l’accoglienza, non stupisce lui: uno scomparso, morto in un dirupo e nessu parente o amico che lo cerchi.

« Purtroppo non è una cosa rara, ci sono molte persone che non hanno reti familiari, non hanno parenti o amici. A volte sono loro stessi a non volerle quelle reti, a preferire l’anonimato, a volte il passato li ha segnati troppo. Il lavoro perso, la difficoltà di ricominiciare».

Una vita senza identità, senza luoghi o persone di riferimento, senza che qualcuno si accorga se tu non ci sei più.

(c.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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