Il Tirreno

Giro di spaccio, ferito con un cacciavite

di Libero Red Dolce
Giro di spaccio, ferito con un cacciavite

Un ragazzo di 25 anni colpito in viale della Repubblica, una lite per la droga. Ai militari aveva detto: «Mi hanno sparato»

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MASSA. Stanno cantando e facendosi due risate quando sul vetro della terrazza del bar una mano bussa con insistenza. Da fuori un uomo piegato si tiene una mano sul basso ventre, li guarda implorante e poi si accascia. Il jeans è sporco di sangue.

Al bar “La Rambla” gli ultimi avventori della notte, alla mezzanotte e mezza di giovedì, si sono trovati in una situazione piuttosto strana. Non sanno cosa fare, ma insieme al barista escono e soccorrono il ragazzo. È molto agitato, farfuglia delle cose non molto comprensibili. Gli chiedono cosa è successo e all’inizio non si capisce nulla. Poi: «Mi hanno sparato, mi hanno sparato, uno si è avvicinato in scooter e mi ha sparato». Fa paura una cosa così di notte. Chi lo ha fatto potrebbe essere ancora nei dintorni e voler finire il lavoro.

Dal bar chiamano il 118 e il centralino di polizia e carabinieri. Dopo qualche minuto volanti e ambulanza sono sul posto, viale della Repubblica è uno scenario di luci lampeggianti blu. Il ragazzo continua a straparlare, sembra quasi che esageri nel racconto. Bisogna fare le verifiche, ma intanto c’è da portarlo subito al pronto soccorso e accertarsi dell’entità della ferita.

Nel mentre le auto sguinzagliate si dividono il territorio e pattugliano tutta le strade attorno a viale della Repubblica. Lì attorno c’è il ristorante “Rocchino”, ma a quell’ora lì è chiusa. Nessuno nei dintorni ha visto niente.

Ma soprattutto l’intera zona di notte diventa un’area di spaccio. Le frequentazioni non sono delle migliori e la ramificazioni delle stradelle si presta particolarmente alle attività di spaccio. Sono vie laterali abbastanza scure, con molti campi e aree abbandonate dove nascondersi se arriva una pattuglia. Le reti a protezione di qualche edificio o campo sono infatti tutte piegate, non deve essere la prima volta che qualcuno scappa alla prima avvisaglia di un lampeggiante blu nella notte.

Il ragazzo in ospedale comincia a chiarire un po’ meglio la situazione. Non è un viso sconosciuto alle forze dell’ordine. Lo hanno già fermato qualche tempo fa, per questioni legate alla droga. La cosa strana, piuttosto, è un’altra. Non è un abitudinario di Massa, tutt’altro. Le segnalazioni che arrivano su di lui riguardano la Versilia, in quelle zone è conosciuto. Non è italiano, viene dal Marocco. Ha venticinque anni e nessun documento addosso. Probabilmente non ha nemmeno una dimora fissa, si sposta come si spostano i soldi della droga.

I medici lo visitano, lamenta un dolore al testicolo sinistro. Lo visitano ma la ferita riportata non sembra avere nulla a che fare con quanto il ragazzo ha dichiarato fino a quel momento. «Ha detto che qualcuno gli ha sparato contro – spiegano gli inquirenti – ma in realtà aveva una ferita di striscio, come se lo avessero aggredito con un punteruolo o un cacciavite. Sembra probabile che si andata così, di certo non ci sono fori da arma da fuoco né un tipo di abrasione che possa far pensare a un colpo sparato». Nel referto dieci giorni di convalescenza.

Lui ha cercato di spiegare però non era in grado di aiutare realmente chi sta svolgendo le indagini. Evidentemente alterato, aveva sicuramente bevuto. E probabilmente sniffato della cocaina.

«Dietro il nostro bar ci sono tutta una serie di strade – spiega il proprietario de La Rambla – dove si nascondono per spacciare. Basta fare un centinaio di metri e si possono vedere all’opera dietro i bidoni della spazzatura. Lo schema è quello di sempre: prendono i soldi dai clienti lì davanti, si spostano per andare a recuperare la roba che hanno nascosto più in là e ritornano per consegnarla all’acquirente. Noi siamo l’unico bar aperto 24 ore al giorno, purtroppo cercano di avvicinarsi anche da noi. Cerchiamo di tenerli lontani, qui da noi non arrivano».

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