Il presidio
Cave, guerra di ricorsi sulle concessioni
Altre quattro ditte di escavazione si appellano al Tar contro le fatture inviate dal Comune per il pagamento del canone
CARRARA. Ma quale pace tra industriali del marmo e amministrazione carrarese! La battaglia legale va avanti a colpi di ricorsi.
Nonostante le buone intenzioni espresse a più riprese dalle due parti, la guerra sul marmo prosegue a suon di ricorsi. E mentre lo staff legale del municipio si prepara a rispondere alle contestazioni di tre aziende sui solleciti inviati dall’ufficio marmo per la riscossione delle fatture emesse nel 2015, l’avvocato Domenico Iaria, il consulente del municipio per le questioni relative al marmo, dovrà prepararsi ad affrontare l’associazione industriali più altre 25 società davanti al Tar della Toscana.
La novità sono i quattro ricorsi presentati da Marmo Canalone, Escavazione Maggiore e Mega Stone Factory sugli “avvisi di accertamento” inviati dall’ufficio marmo: si tratta sostanzialmente di “solleciti” attraverso i quali il municipio invita le ditte dell’escavazione a pagare le fatture inviate per la riscossione del canone e dei contributi relativamente all’anno 2015.
Le società non solo non le hanno saldate ma hanno fatto chiaramente intendere di non volerle nemmeno pagare, avviando quattro azioni legali per contestare l’entità degli importi richiesti, per un totale di circa 140 mila euro.
Tanto sarebbe dovuto entrare nelle casse del Comune dai “tributi” richiesti a queste tre ditte che al contrario hanno deciso di sguinzagliare i loro avvocati.
Una controversia legale che si va ad aggiungere alla mega azione collettiva, avviata da Assindustria e altre 25 società dell’escavazione la scorsa primavera, dopo la revisione di canone e contributo e il ritocco, secondo il municipio, al rialzo delle tariffe.
Gli industriali hanno fatto ricorso al Tar, contro le delibere di giunta n. 137 del 30/03/2016 sulla determinazione degli importi del contributo di estrazione, la n. 136 del 30/03/2016 sul canone di concessione e sul contributo e altre precedenti deliberazioni di Giunta e di Consiglio Comunale nonché le varie determinazioni relative al canone e contributo anno 2016.
Quello che viene contestato è il rialzo al 10% del contributo di estrazione, “figlio” della legge regionale 35.
La norma, approvata a marzo 2015, ha permesso di portare la somma delle aliquote di contributo regionale e canone di concessione dal 13 al 15% con un maggior gettito, per le casse del municipio, stimato intorno ai 3 milioni di euro.
A fine dicembre 2015 il consiglio comunale ha “ratificato” le aliquote: la norma regionale fissa al 10% del valore medio di mercato l’aliquota per il contributo regionale e stabilisce che questa, sommata al canone di concessione non può superare il 15%.
L’assise aveva dunque optato per l’aliquota massima possibile per il canone di concessione, ovvero il 5%. Approvati e pubblicati gli atti del caso, a giugno è arrivato il ricorso di Assindustria e aziende.
La tesi degli escavatori è che il trattamento riservato agli imprenditori carraresi sia iniquo e più severo rispetto al resto della Regione, perché solo il marmo estratto nel territorio apuoversiliese è sottoposto a un aliquota del 10% mentre nelle altre zone della toscana è di circa la metà. La palla è mano al Tribunale amministrativo toscano.
Intanto Claudia Bienaimè, consigliera di Carrara Bene Comune da sempre in prima fila sui temi del lapideo intervine sul caso commentando: «L’azzeccagarbugli ha colpito ancora… le cose ormai sono così complicate che fare ricorso è diventato semplice.
E l’Ufficio marmo in realtà è ancora in mano a chi ha innescato tutti questi contenziosi» ha dichiarato l’esponente dell’opposizione riferendosi, senza citarlo esplicitamente, a Marco Tonelli, ex dirigente del settore, oggi consulente “pro bono” dell’amministrazione.
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