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Perde il lavoro, poi la casa a Massa: attivisti fermano lo sfratto

Perde il lavoro, poi la casa a Massa: attivisti fermano lo sfratto

Licenziato, non può pagare le rate. La banca vuole buttarlo fuori, ma ora ha tempo fino ad aprile

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MASSA. Un giorno hai una moglie, un figlio, un lavoro stabile da 1200 euro al mese e decidi di comprarti casa, accendendo un mutuo. Il giorno dopo ti licenziano, non riesci più a far fronte alle rate, tuo figlio si lava con pentole di acqua calda e la banca si riprende la tua casa. Una storia tutta italiana, come ne abbiamo già raccontate a decine. Questa volta i protagonisti sono Giuseppe e Letizia, che vivono dal 2009 a Casette, in un appartamento che stavano pagando a rate, dopo aver acceso un mutuo in banca e ieri mattina, a difendere la loro vita tra quattro pareti domestiche, c’erano i giovani di Forza Nuova, decisi a non far passare l’ufficiale giudiziario, che avrebbe dovuto occuparsi dello sfratto esecutivo per la famiglia.

«Dalle otto di mattina siamo stati al fianco di questa famiglia massese- racconta il segretario di Fn Francesco Mangiaracina-, decisi a fare di tutto per evitare che fossero cacciati da casa. L’ufficiale è arrivato alle 16. Lo sfratto è stato rimandato al prossimo aprile. Il tempo scorre. Siamo al fianco di questa famiglia, non permetteremo che vengano gettati in strada». La situazione, però, è complicata: Giuseppe ci racconta la sua storia: magazziniere in un cantiere navale, 1200 euro al mese, l’amore, un figlio, l’acquisto di un piccolo appartamento. Nel 2011 arriva la cassa integrazione e lui non riesce più ad essere preciso con le rate, accumulando un debito di circa 24 mila euro. L’11 gennaio 2016 viene definitivamente licenziato. «Non ho più potuto pagare il riscaldamento, non avevamo acqua calda- racconta Giuseppe-; la casa si è riempita di umido, le pareti sono annerite. Ci laviamo scaldando pentole di acqua fredda su un fornellino; mia madre e i miei suoceri ci portavano da mangiare. A nostro figlio, che oggi ha dieci anni, abbiamo cercato fino all'ultimo di nascondere la realtà. Ci siamo rivolti ai servizi sociali del comune di Massa ma la loro unica soluzione era un albergo per mia moglie e mio figlio e la strada per me. Non ho voluto spaccare la mia famiglia; ho fatto richiesta di un alloggio popolare, ma siamo finiti in fondo alla graduatoria. Oggi usufruiamo dei pacchi alimentari e di un po' di aiuto di amici e parenti, ma nessuno ci può ospitare. Cerco lavoro disperatamente perché gli avvocati ci hanno detto che se riprendo a pagare il mutuo, almeno per nove mesi di fila, i debiti li posso saldare alla fine». Al piccolo ieri mattina i genitori hanno spiegato che “quei ragazzi fuori dalla porta” sono amici, che “proteggono la sua casa e le sue cose”, ma lui aveva lo stesso paura di quello che stava succedendo: «Non è giusto che un bambino viva in questa condizione- ha concluso Giuseppe- ; non è giusto che paghi gli errori di un genitore e di una società che non tutela più i lavoratori e le loro famiglie». Ad aprile lo sfratto sarà, senza più proroghe.

Manuela D’Angelo

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