Il presidio
Estrazione abusiva, stop a cava sul Sagro
Fivizzano, il Parco ferma attività senza autorizzazione
FIVIZZANO. Ventimila metri cubi di marmo estratto senza autorizzazione. Praticamente un palazzo di trenta metri. Altri 19mila metri estratti in modo difforme dal progetto. E un’enorme discarica di detriti, anche quella senza uno straccio di autorizzazione. Sono le irregolarità trovate a cava Vittoria, nel comune di Fivizzano, dalle Guardie del Parco delle Alpi Apuane, che ha costretto l’ente a pubblicare un’ordinanza di sospensione di attività e di ripristino dell’area abusiva.
Tutto parte da un esposto degli ambientalisti (presentato alle guardie del Parco Alpi Apuane, alla Guardia forestale e ad Arpat) che denunciavano irregolarità nelle cave Vittoria e Castelbaito Fratteta, entrambe nel comune di Fivizzano. Al centro della denuncia c’era un video che immortalava una ruspa e un camion stracolmi di detriti avvicinarsi al bordo di un ravaneto e, “puff”, buttare giù tutto. Coi pezzi di marmo che rotolavano giù dal monte. Fosse solo questo. Quelle due cave, infatti, in realtà, non dovevano nemmeno essere aperte all’epoca. L’attività della cava Vittoria, infatti, era stata sospesa dal Comune di Fivizzano per l’impossibilità di allontanare il detrito dal piazzale di cava, come invece imponeva Arpat.
Di strade percorribili dai camion per portarli a valle non ce ne sono: da una parte, lato comune di Fosdinovo, ci sono divieti di transito ai mezzi pesanti sulle due strade provinciali a causa di frane che la Provincia non ha soldi per ripristinare; dall’altra, lato Carrara, un’ordinanza del sindaco vieta il trasporto del materiale detritico. Un’impasse che ha costretto sindaci, Provincia e Parco a mettersi intorno a un tavolo per trovare un piano b «per tutelare i lavoratori», si diceva. E il piano b era stato individuato nella realizzazione di una nuova strada che collegasse il monte alla città, in parte ricalcando la vecchia via del Morlungo e in parte utilizzando le strade di arroccamento esistenti per qualche centinaio di metri, lungo le vene del parco delle Alpi Apuane.
E ora gli illeciti. Da un sopralluogo delle guardie del parco è emerso che l’attività di estrazione nella cava Vittoria è stata eseguita «in difformità e in assenza delle autorizzazione dovute nonché della Pca (Pronuncia di compatibilità ambientale) e nulla osta del Parco», si legge nell’ordinanza di sospensione dell’ente Parco.
Si parla di migliaia e migliaia di metri cubi di marmo estratto senza autorizzazione: ventimila dalla ditta e Aleph Escavazioni srl e 19mila dalla Ari Marmi srl («in modo difforme dal progetto»). E ancora: è stato rilevato uno scarico abusivo di detriti nel versante che da cava Vittoria scivola verso Valcontrada «in assenza di autorizzazioni». Proprio quello segnalato dagli ambientalisti.
La normativa regionale d’altronde vieta la formazione di ravaneti (i pendii dove si accumulano i detriti della lavorazione del marmo) e impone che gli scarti vengano portati a valle. Ma i divieti vengono spesso disattesi.
Nelle Alpi Apuane insistono molti ravaneti storici, e, secondo quando sta emergendo da una maxi inchiesta ambientale portata avanti dalla Guardia forestale (confluita dal primo gennaio nei Carabinieri) e della Procura da Massa- in cui risultano indagati diversi imprenditori del marmo - molti continuano a essere alimentati. Nonostante il divieto.
Il Parco, adesso, ha quindi sospeso l’attività di cava Vittoria, ma solo quella «in difformità e in assenza della Pca e del Nulla osta del Parco». Ha dato poi 90 giorni di tempo alla ditta interessata (solo la Escavazioni Srl di ripristinare la zona conj «l’eventuale ricostruzione dell’assetto morfologico e idrogeologico e delle specie vegetali e animali».
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