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Sciopero addetti alle pulizie, senza stipendio da tre mesi
25 lavoratori della Global Service, che gestisce l’appalto per gli uffici delle Poste. Ghilardi (Cgil): «Alla Regione chiediamo di organizzare un tavolo con l’azienda»
MASSA. Esperimento sulle pulizie di casa: prendi un orologio, punta il cronometro e fallo partire. Misura il tempo che serve a sistemare la tua casa. 100 metri quadrati, se hai fortuna: almeno un paio d’ore sono servite. Ecco, ai lavoratori della Global Service danno 20 minuti per pulire uffici grandi anche il doppio. Un esempio, tra tanti, delle condizioni di lavoro alle quali sono costretti i lavoratori della Global Service, la ditta che ha vinto l’appalto per la pulizia degli uffici delle Poste italiane.
Ieri hanno incrociato le braccia. Lavoro umile, d’accordo, ma non umiliato. E non sono gli unici, perché insieme a loro si è fermato anche il gruppo che lavora a Viareggio. Situazioni simili dicono, ci sono anche a Siena e Grosseto, ma per ora non c’è stata nessuna agitazione.
Gli stipendi, che vedremo quanto miseri sono, li aspettano da novembre. Due mesi di arretrati e vacanze di Natale passate senza vedere un soldo. «Quando abbiamo sollevato il problema con l’azienda – spiega Antonella Ghilardi, della Filcams Cgil – ci è stato risposto che i lavoratori in caso di ritardo hanno diritto a un 2% in più o che altrimenti possono dare le dimissioni per giusta causa». È il ricatto del lavoro dentro i perimetri della legalità, l’impronta del nostro tempo.
La Global Service da 3 anni ha vinto un appalto, gli uffici postali apuani li gestisce lei. Con un gruppo di circa 25 lavoratori impegnati a singhiozzo nelle varie sedi. C’è chi fa venti ore a settimana, chi ne fa 10 o 7. «Il contratto nazionale ne prevede 14 – specifica Ghilardi – ma anche su questo versante di notizie dell’azienda non ne sono arrivate, nonostante le nostre sollecitazioni».
I lavoratori si sentono abbandonati, avviliti da un’impotenza generata dalla sensazione di continuare a rimbalzare contro un muro.
Uno di loro, Raffaello Bellè, impiegato nella sede di Massa, racconta di una vita che non può sembrare normale se si ha a cuore l’idea di diritti connessi al lavoro. «Di ore lavorate ne faccio pochissime, dividiamo con una collega quattro ore: una e mezza la faccio io e le altre due e mezza lei. A fine mese non riesco a prendere nemmeno 200 euro, roba che non si riesce non dico a vivere, ma almeno a pagare due bollette. E io, per quanto possa suonare strano, sono fortunato perché vivo con mio padre. Chi sta solo o non ha un compagno o una compagna non ha davvero modo di andare avanti con gli stipendi che ci passano». Sempre che arrivino in tempo, perché le scadenze, come le banche, non aspettano.
«Con questa irregolarità siamo costretti a spostare le rate di tre mesi in tre mesi, pagando interessi e mettendoci in una situazione difficile in banca. È possibile che per degli stipendi da fame si debba aspettare anche tutto questo tempo?», si chiede amara Sonia Zoppi, anche lei con la Global Service. Lavora nella zona dell’Alta Lunigiana, è una di quelle che macinano più chilometri per lavorare. «Venti minuti in un ufficio, venti in un altro. Ho appena il tempo di entrare e svuotare i cestini, sistemare qualcosa e passare la scopa e lo straccio che devo volare in un altro ufficio. E così via». Ci vuole la benzina. La paga l’azienda, però bisogna che il dipendente anticipi il costo. «Anche questa arriva in ritardo, come gli stipendi. In pratica io prendo 300 euro e altrettanti o poco meno di rimborsi. Da due mesi li ho messi di tasca mia».
C’è poi un capitolo a parte, che riguarda l’esposizione alla quale questi lavoratori sono costretti. Daniele Cairoli è molto demoralizzato, dice che i rapporti con il personale di Poste italiane, in particolare i direttori, si è molto indurito.
«Siamo delle sorte di ombrelli parafulmine, con la nostra azienda non c’è alcuna interazione e se la prendono con noi. È chiaro che le pulizie non vengono fatte in maniera perfetta, ne siamo consapevoli. Come si fa a pulire bene un posto di 400 metri quadri con i tempi assolutamente insufficienti che ci mettono a disposizione? In tre anni il monte ore è crollato del 300%, tutto per risparmiare. Chi però fa i conti con il disservizio sono in primis gli utenti e in seconda battuta anche noi che non siamo felici di dover lavorare in condizioni insopportabili».
E racconta di pulizie straordinarie programmate ogni due settimane e che vengono autorizzate ogni sei mesi e di attrezzature da strappare con la forza dell’insistenza.
«Noi non ci fermiamo – annuncia la sindacalista Ghilardi – il capo di Gabinetto in regione si è impegnato a convocare un tavolo con le poste e l’azienda. Almeno abbiano il coraggio di confrontarsi».
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