Il Tirreno

L’indirizzo di una chiesa nel biglietto sbiadito

L’indirizzo di una chiesa nel biglietto sbiadito

La scientifica è riuscita a decifrare quello che era scritto nei fogli trovati in tasca Attesa per l’autopsia per capire se è stato un delitto oppure un incidente

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MASSA. È presto per dire che c’è una svolta nel giallo del cadavere trovato senza testa, braccio e bacino sul monte Sagro. Ma l’indizio che potrebbe portare la squadra mobile alla soluzione del caso è stato trovato. Il vicequestore Antonio Dulvi Corcione ha avuto la risposta che attendeva dalla scientifica: gli esperti hanno fatto cantare quei foglietti sbiaditi e adesso si può leggere cosa c’era scritto. Ed è saltato fuori l’indirizzo di una chiesa in Toscana, ma non nella nostra provincia: può essere un buon punto di partenza per cominciare a indagare su qualcosa di concreto, in attesa dell’esame autoptico che deve dire agli inquirenti se è stato un delitto oppure una morte accidentale. Ci vorrà del tempo però per avere delle risposte e quindi la pista della parrocchia diventa la prima percorribile.

Perché quell’uomo con le Converse nella tasca dei pantaloni aveva l’indirizzo di una parrocchia? C’era andato prima di quella escursione finita con la sua scomparsa oppure ci doveva andare successivamente? E perché frequentava le chiese? Era uno sbandato che non aveva una residenza e quindi chiedeva aiuto dove poteva? Uno scenario nuovo, da valutare attentamente perché potrebbe fornire le chiavi per risolvere un mistero che dopo diversi giorni si infittisce sempre di più. Se qualcuno riconoscerà quegli indumenti trovati addosso al corpo senza vita dell’escursionista allora potrebbe svelare l’identità dello sconosciuto. E magari dire se era da solo oppure c’era qualcuno con lui. Insomma, c’è attesa per trovare i primi riscontri. Tanto che sarà Corcione in persona ad andare all’indirizzo segnato sul biglietto sbiadito.

Inutile dire che la nuova pista faccia pendere la bilancia da una parte: uno sbandato. Ecco perché non ci sono denunce di scomparsa. Nessuno sapeva della sua gita in montagna e nessuno lo cerca perché è uno che si fa vedere quando vuole. Questo però non esclude le due ipotesi, né l’incidente né l’omicidio. Restano in piedi, come ha detto la criminologa Roberta Bruzzone al nostro giornale e come fanno intuire gli inquirenti senza sbilanciarsi. Il suicidio invece non viene ritenuto possibile. Ma come detto pure l’ipotesi dell’incidente scricchiola. Resta l’omicidio. Non da criminalità organizzata, ma più una questione tra persone legate da una storia che ha avuto questo tragico epilogo. Qualcuno che ha attirato l’uomo con le Converse fino a mille metri di altezza e che una volta lassù in cima lo ha eliminato eppoi gettato nel dirupo. Prima però gli ha staccato la testa e forse il braccio (magari aveva un tatuaggio che poteva renderlo riconoscibile). Sembra la trama di un noir ma le cronache spesso superano i romanzi. E non è così impossibile commettere un delitto del genere: prima l’omicidio con l’occultamento del cadavere, poi di notte lo smembramento del corpo. Il movente nove volte su dieci in questi casi o è passionale oppure nasconde degli interessi. Il riferimento alla parrocchia però sembra smentire queste supposizioni investigative. Lasciando il dubbio che invece ci si trovi davanti a un regolamento di conti tra sbandati che è terminato nel sangue per una questione che davanti agli occhi della gente comune può sembrare una sciocchezza, ma che per quel mondo fatto di persone che chiedono aiuto per arrivare alla fine della giornata è un’enormità. Tanto da togliere la vita a una persona.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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